Sopracase al Carmec di La Spezia (Secolo XIX 24 ott)

«A DICIOTT'ANNI già disegnavo di nascosto, in collegio. C'era anche Sandro Galli, altro pittore spezzino. Rimediavamo scappellotti dai sacerdoti: ma io sono uno che non molla. Ho fatto l'artistico, e poi l'accademia. E soprattutto la valigia. Sono un pittore itinerante: come i siciliani di una volta, che legavano il cartone con lo spago. E dentro ho messo quanto mi hanno insegnato i grandi maestri spezzini come Caselli, Aprigliano, la Questa, Giovannoni, Carro, Destri, Prini, e la vecchia scuola, nata da Discovolo in poi». Il Camec apre venerdì (24 ottobre) alle 17,30 la sala auditorium ad un maestro spezzino anomalo: un istriano del '47, arrivato qui a 5 anni con la mamma, e con la Storia addosso. «Papà fu infoibato – ricorda, con dolore – mamma dovette scegliere fra Torino e Spezia. Venimmo qui, perché mio padre era sommergibilista, e aveva raccontato con affetto i suoi giorni spezzini. Ed io, ormai, mi sento spezzino. Lo parlo anche, lo spezzino: e vengo qui a dipingere, quale che sia la mia tappa successiva». Sopracase ha portato al Camec sei grandi tele. C'è anche il dittico "Deux temps dans la meme temps", esposto alla quadriennale di Roma. E Marco Ferrari, presidente dell'Istituzione, ne coglie lo spessore: «Ha sempre avuto la pittura nel sangue». Sopracase oggi ha un nome. Ha opere in Turchia e in Connecticut. Espone in Francia ed in Germania. Eppure ricorda tanto quel ragazzino vivace che era: «Diciamo che ero un po' irrequieto – sorride – disegnavo, sempre. E non riuscivo a stare fermo». A 18 anni, eccolo in una foto in bianco e nero, ad esporre, con alcuni dei "grandi vecchi" della pittura spezzina: Caselli, Prini, la Questa. Come andò? «Andò che ebbi il privilegio di imparare, accostarmi, giovanissimo, a personalità importanti, e oggi sottovalutate». Il giovane artista, però, mordeva il freno: «Non riuscivo a tenere ferma la mia curiosità. Volevo viaggiare, conoscere ed esplorare. Così mi trasferii a Parigi, e cominciai ad esporre ai Salon». Poi fu la volta della Germania: «Nacque per empatia un gruppo di artisti, che tutt'ora esiste, con amici tedeschi e di Udine. Ancora oggi le nostre mostre ruotano, ci si sposta insieme, e dove espone uno arrivano gli altri ». Questa "empatia" è stata una costante anche del suo impegno politico? «Sì. Negli anni Sessanta, in piena contestazione, fondammo una sezione interna alla Cgil, con Ernestino Mezzani. Il primo nostro attacco fu al premio del Golfo, che alla sezione della grafica di costume voleva censurare sia politica che religione. E su cosa si poteva fare costume, allora?». Sopracase si illumina, ai ricordi: «Erano anni vivi, dinamici, ci siamo cresciuti dentro in tanti. Fu un pagina importantissima. C'era chiarezza anche nella selezione degli artisti, attraverso un commissione che valutava senza personalismi. E quando aprì il Centro Allende, si fecero esposizioni nazionali». C'è un tono di rimpianto? «Un po' sì. Oggi di tutto quel fermento non resta nulla. Il dilettantismo dilaga, sono tutti artisti, e questa confusione non aiuta l'arte. E poi, per molto tempo, non ci sono stati nemmeno grandi critici, in grado di far risuonare quel che accadeva a Spezia fuori dalla provincia. Io stesso, fuori, ho trovato altre possibilità». Oggi, però, è tornato, consacrato al Camec: e il sindaco Massimo Federici parla di "riconoscimento doveroso". «Mi fa piacere. Spezia è la mia città. Io le appartengo. E perciò ho fatto dono di una tela, "Le ottave del vento", al Camec: un augurio perché veleggi come ha già saputo e come saprà ancora fare». E lei, lo rifarebbe? «Vivere di pittura non è facile. C'è chi dipinge per vendere. Io no. Non giudico: sono scelte. E comunque sì, lo rifarei». La mostra è corredata da un catalogo con saggi critici di Bruno Corà, che parla di "pittura di riflessi e di riverberi", di Raffaella Fontanarossa, sul "rosa Sopracase" e di Andrea Marmori, che ne traccia un profilo "a rebours": «Sopracase non dipinge. Fa pittura». E Valerio Cremolini rincara l'elogio: «I suoi non sono colori eterei o liquidi, danno concretezza, oltre la scintillante policromia». E aggiunge: «Bene ha fatto il Camec ad aprirsi alla buona pittura spezzina: speriamo che Sopracase sia il primo». Coordina Eleonora Acerbi. Patrocini: Comune, Provincia, Istituzione, Camera Commercio, Pluritendenze Itineranti, Porto, Scardigli 1907, Lsct, Cà Lunae, Mimeri, Tls e Le Clerc Conad. Aperta fino al 16 novembre. Il 14 alle 17,30 si terrà un convegno sulla storia del sindacato pittori della Cgil.

Sondra Coggio