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Soltanto un sogno (Il Piccolo 19 mar)

LETTERE

«E così fu fatto!», conclude con notevole autoironia il console, parafrasando Gilas, vice di Tito, e io: «Già, all’inverso». Dopo le sue insistenze e le mie reticenze, avevo accettato la proposta di ritornare a Pirano per «riappropriarmi – così mi aveva assicurato – della mia vita spezzata e ricostruire gli anni cancellati dell’infanzia». Di colpo la Slovenia, rinnegando l’ostinato «pacta sunt servanda», riteneva giusto restituire agli esuli il perduto, evidentemente anche morale, se lo proponevano anche a me che non avevo beni da rivendicare. Chissà, mi son detta, forse è una nuova strategia in vista della tanto vagheggiata «riconciliazione», o è per reazione ai fatti incresciosi di Corgnale. Sarei stata libera di entrare in archivi e uffici; deporre un fiore, anche in delegazione, sul ciglio dell’abisso di Antignana o di Racievaz, di Jelenka Jama o di Grizane, non sarebbe stato interpretato come una provocazione; riportare notizie, reperti, risultati di indagini, non sarebbe stato giudicato revisionismo storico. Qualsiasi manifestazione negazionista ostentante simboli d’infausta memoria, sarebbe stata stroncata sul nascere.

Cittadina d’Europa, mi era consentito, dopo 64 anni, di ricercare piste e attinenze, contattare persone capaci di condurmi sulle tracce di mio padre, scomparso da Pirano nel maggio 1945. E senza incorrere in qualsivoglia protesta o contestazione…

«Svegliati – ha detto mio marito scuotendomi – devi aver avuto un incubo, nel sonno ti lamentavi e ringraziavi non so chi».

Annamaria Muiesan Gaspàri

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