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Slovenia: pedaggio autostradale contro UE (Il Piccolo 11 apr)

LETTERE 

Dopo tantissimi anni, superando veti e controveti spesso assurdi, Trieste e il suo porto sono stati finalmente collegati all’Europa con una strada adeguata ai tempi e alle sue prospettive di sviluppo. Sembra un sogno giungere dal Lisert, vedere Capodistria da monte Spaccato e arrivarci in dieci minuti, grazie a quelle due gallerie e a tutti quei viadotti che sono delle autentiche opere d’arte. La vera sorpresa per il turista è che da Rabuiese a Capodistria-Koper, per un piccolo segmento di strada che deve essere per forza percorso per andare nei campeggi dell’Istria, bisogna pagare una quota fissa di pedaggio acquistando la cosiddetta «vignetta» semestrale o annuale.

Si deve ammettere che pagando questa quota forfettaria si può poi scorrazzare per tutte le autostrade slovene, un territorio sicuramente bellissimo e consigliato, ma magari non coincidente con il programma impostato per quella vacanza. Poi ci sono tanti altri che risiedono in Italia che hanno origini istriane, e come nel mio caso amo da sempre viaggiare per l’Istria perché vi sono nato, e continuo a visitarla da anni con entusiasmo per conoscerla e comprenderla meglio, quindi dover pagare per percorrere quel piccolo, ma obbligato tratto che non è mai stato autostrada diventa una cosa fastidiosa. Il provvedimento colpisce anche tutti quei lavoratori che arrivano giornalmente in Italia dall’Istria croata, facendo un mare di chilometri e di sacrifici per procurarsi dignitosamente un reddito. Ecco anche spiegato perché non molto tempo fa gli sloveni unilateralmente hanno disconosciuto il lasciapassare che dava ai suoi possessori dei titoli legati a dei processi storici neanche tanto lontani, senza che nessuno da
parte italiana dicesse qualcosa. Qualcuno allora disse che il lasciapassare era ormai un documento superato con la nuova realtà europea, però cosa diciamo ora su questo pedaggio a tutti quei cittadini italiani che sono nati in Istria e che vanno a fare visita ai parenti o che portano semplicemente un fiore sulle tombe dei propri cari?

Diversamente il cittadino sloveno che da Pirano, Isola o Capodistria va verso l’Italia arriva fino al Lisert percorrendo ben 40 km di strada senza mettere mano al portafogli.

Ho la sensazione che questa benedetta Europa ognuno se la gira come vuole forse un po’ troppo, e l’Italia pur essendo uno dei paesi fondatori gestisce i propri interessi come un fanalino di coda. Da parte del mondo politico italiano in questo frangente c’è stata poca attenzione e sensibilità verso la storia di questi territori, mentre da parte dei politici locali che per anni hanno campato sulla vicenda degli esuli c’è stato un incredibile quanto assurdo silenzio. Non è una novità che in Italia il mondo politico sia sempre più distante dagli elettori, e anche in questo caso, al di là di qualche formale e contenuto brontolio fra addetti ai lavori, ancora una volta si è permesso che queste genti istriane, da sempre molto legate alla loro terra, siano taglieggiate anche su questo modesto, ma obbligato tratto di strada che collega l’Italia all’Istria, sul quale mai ci dovrebbe essere un pedaggio. Al di là di quanto può essere legato al contenzioso sul golfo di Pirano e del fatto che qualcuno da sempre poco gradiva che quella strada fosse un ponte verso l’Istria croata, questo episodio va sicuramente oltre e mette inevitabilmente in luce un atteggiamento di controtendenza da parete slovena verso un processo di unificazione che in prospettiva non potrà certamente lasciare la Croazia fuori dell’Europa. Frenare oggi, speculando su frontalieri e turisti di passaggio, quel processo spontaneo di osmosi che riavvicina finalmente dopo anni difficili le genti di questi territori, come lo è stato per secoli con l’impero asburgico, non è certo un segno di apertura né verso la gente né verso un paese che è stato sponsor e che offre anche lavoro.

Livio Ceppi

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