CAPODISTRIA – La Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” ha voluto ricordare Pier Antonio Quarantotti Gambini, nell’anno in cui ricorre il centenario della nascita (23 febbraio 1910). L’omaggio alla sua memoria si è svolto non come conferenza letteraria e di discussione critica sulla sua opera, ma piuttosto sottoforma di tributo alla sua vita, soprattutto con i riferimenti all’infanzia trascorsa a Capodistria. Ricordi vivissimi e descrizioni personali sullo scrittore, presentate al pubblico attraverso gli occhi del fratello, Alvise, il quale negli anni Novanta aveva concesso un’intervista alla giornalista Rosanna Giuricin. Quest’ultima, relatrice della serata di martedì, assieme al presidente del sodalizio ospitante, Mario Steffè, aveva allora realizzato l’incontro nella casa veneziana dei Gambini, ripreso dalle telecamere di TV Capodistria. I materiali furono poi trasmessi nell’ambito della trasmissione “Pagine aperte – rassegna di libri e autori”. Ed è stato proprio uno spezzone di questo programma a riportare il pubblico indietro nel tempo, entrando nella casa in una calle veneziana, dove lo scrittore, dai natali a Pisino d’Istria, ha vissuto e lavorato dal Dopoguerra sino alla morte nel 1965. L’edificio, che in sé già era un museo, era stato mantenuto e curato da Alvise nello stato esatto in cui si trovava al momento del malore del fratello. Momento questo, dolorosamente descritto nell’intervista, proprio davanti alla scrivania dove accadde. Alvise, rileggendo una lettera al fianco di Pier Antonio, assistette al suo attacco, vedendolo incrociare le braccia sul petto mentre pronunciava le parole “terribile, terribile, come una sbarra di ferro, come un crampo”. Memorie tristi, ma anche felici, e soprattutto di grande rispetto per il fratello minore, che l’intervistato dichiarava apertamente di aver sempre ammirato. Nonostante i soli due anni di differenza d’età, i due hanno seguito strade diverse, e Pier Antonio già da piccolo sapeva di voler fare lo scrittore, come raccontava ancora Alvise, era sempre quello più serio ed impegnato. La dimora veneziana rifletteva pure l’attaccamento dello scomparso scrittore per l’Istria, con foto, cartine geografiche ed altri oggetti legati alla terra d’origine. “Un lavoro certosino e diligente svolto da Alvise”, come rilevato da Rosanna Giuricin, “che purtroppo non è stato mantenuto in seguito alla sua scomparsa”. Non vi era, infatti, una diretta discendenza e la parte degli eredi aventi diritto ha deciso di non occuparsi né della casa né del resto. Per fortuna, una parte del lascito è stata comunque salvata, ed è oggi esposta nella mostra “L’onda del narratore”, a Palazzo Gopcevich a Trieste (dove la CI capodistriana organizza una visita questo sabato, 11 dicembre, e per le cui iscrizioni è necessario contattare la segreteria). L’esposizione è arricchita pure dai video materiali concessi dall’emittente televisiva di Capodistria. Proprio lì, infatti, sono custodite delle interviste inedite dello scrittore, ottenute dalla ristrutturazione di vecchie pellicole che lo stesso Alvise aveva consegnato alla giornalista Giuricin. In chiusura è stata proiettata parte del film tratto da “I giochi di Norma”, ispirato dall’omonimo romanzo, e ripreso tra Semedella e le saline di Sicciole nella seconda metà degli anni Sessanta. I tre protagonisti presenti in sala, allora giovani adolescenti, si sono così potuti rivedere, sorridendo con un pizzico di nostalgia. Il pubblico presente ha espresso la propria preoccupazione a riguardo della tutela di ciò che rappresenta la testimonianza materiale sul territorio degli anni passati dallo scrittore a Capodistria. Acciocché la sua casa di Semedella non venga perduta come è accaduto con quella a Venezia, sarebbe necessario capire l’attuale stato di proprietà dello stabile. Quasi un sogno trasformarla in un vero e proprio museo, ma al momento è parsa ragionevole la proposta di affiggervi almeno una targa ricordo. Inoltre, la CI “Santorio” prevede di realizzare entro la fine dell’anno la visita di una delegazione CNI alla tomba di Pier Antonio Quarantotti Gambini, sepolto nel camposanto capodistriano. (jb)
