Se a Pola qualcuno non gradisce Alida Valli (La Voce del Popolo 11 lug)

Alla vigilia dell’inaugurazione del riadattato, unico cinematografo di Pola, l’Accadizeta (HDZ) di Pola non riesce proprio a digerire il nome di “Valli”. Dopo aver dichiarato battaglia alla nuova denominazione, che su proposta dell’ente “Pola Film Festival” e dell’Assessorato cittadino alla cultura si sostituirà alla vecchia che recitava “Kino Zagreb”, per mezzo di una serie di comunicati ai mass media, si insiste con l’invettiva convocando incontro stampa e gettando discredito sulla squisita figura dell’attrice italiana appartenente all’albo dei più grandi nomi della cinematografia mondiale.
Per l’Accadizeta, la verità sta al polo opposto della politica ufficiale cittadina che ha, invece, non solo maturato ma anche ben volentieri realizzato l’idea di intestare il cinema alla diva cui la città ha dato i natali: Pola sarebbe priva d’orgoglio e di dignità nel fare la corte a un personaggio che l’avrebbe ripudiata. È convinzione del presidente della sezione polese HDZ, Lovorka Tomčić che estrapolando elementi, presunti rilevanti, dalla biografia dell’attrice, si individuerebbero prove attestanti la sua collocazione nel contesto del regime fascista. Nulla obbligherebbe la città di sentirsi in debito nei suoi confronti al punto da conferire un nome al cinema e argomento forte viene in questo caso considerata l'ultima intervista rilasciata dalla Valli per “Il Giornale” di Milano del 10 aprile 2006. Rea l’attrice di aver dichiarato di sentirsi “senza patria”, rea di aver sentito la città di Pola del regime bellico “ostile, estranea, distante con gli slavi che rimproveravano agli italiani di non parlar serbo-croato”, di aver allora trovato “una comunità divisa, disperata, presaga di ciò che le sarebbe toccato”, rea di aver rifiutato negli anni che seguirono la cittadinanza onoraria di “artista croata”.
Nella fotocopia dell’intervista fornita ieri risulta evidenziata a penna, pure la risposta all’anzidetta offerta:"Troppe volte, come la mia città, avevo cambiato pelle, ma ero nata e sarei morta italiana. Scrivetelo sulla mia tomba”.
La valutazione della Tomičić è che la Valli avrebbe parlato della sua città fin con troppa amarezza. Ha detto quindi che senza nulla togliere ai suoi meriti di grande artista avente diritto alle proprie idee, Pola ufficialmente non le deve considerazione tanto meno quando la stessa, già anziana, avrebbe avuto ragione di offendere e ingiuriare Pola, l’Istria e la Croazia senza valido motivo. Fatta incetta di circostanze e presunti fatti che l’Accadizeta ha trasformato in oggetto di analisi alla lente da microscopio, la conclusione è quella secondo cui del nome di “Valli” non si può fregiare nemmeno una istituzione polese. Per la Tomičić è illogico, irrazionale, sottovalutante ed offensivo. Ci si è anche chiesto perché mai cambiare il vecchio nome di “Kino Zagreb” che tutti i “polesani” (testualmente detto “puležani”) riconoscevano ormai da 40 anni come proprio. Eventualmente – propongono – si sarebbe potuto ripiegare su “Kino Pula”, “Arena” o altro ritenuto più confacente, accettabile per tutti e non offensivo come il nome da glamour imposto da motivazioni snobistiche e provinciali. Colpa, dicono loro anche, dell’incompetenza politica al vertice della città.

Arletta Fonio Grubiša