Sabotino: un’offesa agli Italiani (Il Piccolo 30 lug)

Ero un giovane ufficiale subalterno e un giorno, nel settembre del 1972, poco dopo aver assunto l’incarico, venne a farmi visita, sul Monte Sabotino, dove ero comandante di guardia, il mio comandante di battaglione (III/82° Torino), ten. col. Niccolò Minneci, e, dal piazzale antistante la casermetta, mi prese per braccio e, guardando il Sacrario di Oslavia, mi disse all’incirca questa frase: «guarda quel sacrario, là ci sono i nostri morti, sono morti per Gorizia, hanno dato la vita per questa terra e nel 1945 sono stati oltraggiati dai partigiani di Tito che ne hanno profanato le spoglie; ora devono subire un altro oltraggio, vedere il loro sacrario dominato dalla scritta «Nas Tito» (all’epoca posizionata altrove). Tutto questo non è giusto, voglio che un tricolore ricordi a tutti, ma innanzitutto a loro, taciti e sconosciuti eroi che hanno dato la loro vita alla patria, che quella bandiera per la quale sono caduti li dovrà vegliare».

Queste parole mi colpirono in una maniera indescrivibile, non erano parole di odio, mi esprimevano solo amore, rispetto e tanta sofferenza. Il ten. col. Minneci riuscì a realizzare il suo desiderio e a Natale del 1972 quel tricolore sorprese Gorizia. Io sono stato uno dei primi a vederlo risplendere dall’alto in quanto proprio a Natale di quell’anno ebbi la fortuna di essere il comandante della guardia.

Non vi dico la mia intima gioia e quella dei militari che componevano la guardia, gli stessi graniciari (soldati dell’Armata jugoslava specializzati nel controllo dei confini) rimasero colpiti da quella sorpresa e manifestarono il loro compiacimento per quanto era stato realizzato dalla nostra parte del confine. Quel tricolore non ha mai dato fastidio a nessuno per tutti quegli anni nei quali l’Italia e la Jugoslavia si sono in qualche modo pacificamente contrapposte durante quel periodo noto a tutti come «guerra fredda». Non riesco in conseguenza di questo a comprendere come, proprio oggi che la Slovenia è addirittura nazione facente parte delle nostre alleanze militari e politiche, qualcuno possa pensare che quel tricolore, su quel monte dove ogni giorno decine di escursionisti si incontrano scambiandosi saluti di amicizia, turbi gli animi al punto di causare problemi rilevanti di ordine pubblico tali da farne disporre la «non accensione» dopo averne chiesto probabilmente l’oscuramento.

Mi chiedo allora, in tutto quello che è successo ed è ormai noto a tutti, come mai nessuno, visto che le lettere del prefetto seguivano un normale iter, abbia saputo o voluto suggerire un diverso atteggiamento verso qualcosa che si sapeva amata dai cittadini. Il capo di gabinetto dott. Scarabino, che già in occasione di un altro sgradevole episodio avvenuto sul Sabotino (quando i forestali regionali cantarono l’inno sloveno omettendo quello italiano) mi aveva fatto sorgere dei dubbi, che ruolo ha avuto in tutto questo?

Sabato Aufiero, Gorizia