Rovignesi dell’una e dell’altra sponda dell’Adriatico sempre più uniti

Il fitto calendario di eventi in programma per il 63° raduno della Famìa Ruvignisa ha regalato ai convenuti preziosi approfondimenti culturali e spunti per nuove sinergie tra italianità autoctona e comunità dell’Esodo.

Venerdì mattina il famoso storico dell’arte Marino Baldini ha tenuto direttamente nel Duomo dei Santi Giorgio ed Eufemia un’ampia descrizione delle opere lì presenti, soffermandosi in particolare sulla statua della Santa patrona collocata sull’altare della navata destra. In maniera documentata ed argomentata il Prof. Baldini l’ha da tempo attribuita al giovane Andrea Mantegna: benché le sue autorevoli spiegazioni non abbiano ricevuto la giusta rilevanza neppure in Istria, la sua lectio magistralis è stata seguita con attenzione da un folto pubblico in cui rientravano anche studenti del Liceo cittadino.

Nel pomeriggio, invece, è stato dato il giusto risalto alla poesia ed alle suggestioni rovignesi che affiorano dai versi di Gianclaudio de Angelini, studioso e poeta che quest’anno ha pubblicato con Oltre Edizioni la raccolta “Gli occhi di Lavinia”. L’approccio critico del professor Libero Benussi, gli interventi dell’autore, le letture dell’attore e regista teatrale Tullio Svettini, del giovane rappresentante della comunità italiana Alessio Giuricin e della professoressa Franca Da Pas hanno ben rappresentato come rovignesi esuli ed autoctoni sappiano lavorare assieme molto bene. Aspetto che hanno sottolineato tanto il Presidente della Famìa Ruvignisa Gabriele Bosazzi quanto la presidente del Comitato provinciale di Roma dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Donatella Schürzel (di origini paterne rovignesi), auspicando inoltre un intensificarsi di questa sinergia: non a caso la comunità esule di Rovigno d’Istria è stata la prima a svolgere il suo raduno annuale nella città di origine.

La cena serale organizzata dalla Comunità degli Italiani, che è stata la prima istituzione cittadina a celebrare il Giorno del Ricordo a Rovigno, è stata caratterizzata dall’esecuzione di canti della tradizione rovignese: il giovanissimo Alessio Giuricin si sta adoperando tantissimo nella salvaguardia di tale patrimonio culturale.

Stamattina, invece, è stata la Chiesa neoclassica di San Francesco ad accogliere i partecipanti al raduno che, guidati dal tenore Ronald Braus, hanno potuto cogliere appieno l’importanza sociale e culturale della presenza francescana nella storia della “piccola Venezia”.

Questo luogo di culto contiene tra l’altro un raffinato presepe che rimane esposto tutto l’anno ed il cui allestimento è sempre stato curato da importanti artisti locali.

Il programma ufficiale del raduno, cui sono intervenuti molti più giovani del solito, si è concluso nel pomeriggio alle Lasten, il vecchio cimitero cittadino, ove il vicepresidente della Famìa Svettini ha svolto un breve intervento a margine della deposizione di una corona alla lapide che ricorda i rovignesi morti nella città natale assieme a quelli deceduti in esilio.

Molto toccante è stato, infine, l’intervento spontaneo della professoressa Schürzel che riportiamo a chiusura di questo breve resoconto. [LS]

«È oggi per me una grande emozione trovarmi qui con voi in questa conclusione del nostro 63esimo raduno, anche perché è la prima volta che ho l’opportunità di essere presente qui alle Laste. È un gesto quello compiuto dalla Famìa Ruvignisa importante, doveroso e di grande valore non solo religioso, ma morale, etico pure nel senso prettamente laico. È un gesto di vera “pietas” che ricorda nella preghiera e nella riflessione quanti non ci sono più, non solamente coloro che sono ricordati dalle antiche lapidi, ma anche quanti, morti distanti e lontani dalla loro città, nell’esilio sono ricordati nell’epigrafe qui posta…

Penso con commozione a loro e mi viene in mente mio padre, rovignese, al quale dedico questo momento, i pensieri e l’affetto e quanti meno fortunati se ne sono andati senza avere la possibilità di questo riscatto morale… Anche a loro vada il nostro pensiero, oggi che, tutti insieme, rovignesi ovunque ci troviamo, a Rovigno con la Comunità degli Italiani, in qualunque altro luogo, di qua e di là dal mare, ma sempre comunque e solo rovignesi, guardiamo col ricordo al dolore del passato, al presente che condividiamo e al futuro che auspichiamo con speranza e volontà di essere sempre più uniti e sinergici.

Facciamo in modo che dopo questi due difficili anni dell’epidemia, il prossimo rappresenti un ritrovo molto più sereno e consistente, con ancora più giovani e con un entusiasmo particolare».

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