Ricordo di Don Bonifacio ”patrimonio di tutti gli esuli” (Il Piccolo 02 ott)

La commemorazione di don Francesco Bonifacio tenutasi all’associazione delle Comunità istriane di via Belpoggio 29/1, ha preceduto la beatificazione del martire che si terrà sabato alle 16 nella cattedrale di S. Giusto.

Nella sala del sodalizio a lui dedicata, alla presenza di un pubblico foltissimo e di Michele Lobianco in rappresentanza del sindaco, e Renzo Codarin presidente dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, il presidente delle Comunità Lorenzo Rovis ha introdotto i cinque relatori dopo aver ricordato che «don Bonifacio è un patrimonio per tutto il mondo dell’esodo». A delinerare la vicenda umana del martire istriano è stato Sergio Galimberti, autore di saggi e pubblicazioni sul magistero ecclesiale, la riflessione teologica e il dialogo interreligioso, nonché di uno scritto sulla vita del beato, condensato in un poderoso volume che riporta la documentazione del Tribunale ecclesiastico diocesano e della commissione storica.

Una vita nel segno dell’umiltà e della carità, quella di Bonifacio, nato a Pirano nel 1912 e morto l’11 settembre 1946. Aveva 24 anni quando venne ordinato sacerdote, dopo aver frequentato il seminario di Capodistria e Gorizia; il servizio pastorale lo svolse a Villa Gardossi, dedicandosi con tale abnegazione ai giovani e ai più deboli.

Era un «puro un innamorato di Dio» Francesco, e il suo operare non aveva ombre in quel clima politico sempre più convulso e cruciale che si stava profilando. Il territorio di villa Gardossi inoltre, facilitava l’insediarsi dei partigiani e gli scontri con truppe fasciste e naziste. In una simile situazione don Bonifacio, incurante della sua asma, non si risparmiava nella fatica: andava dove serviva, offrìva rifugio ai ricercati senza far distinzione di fede e di ideologia, dava sepoltura ai morti. Ma sospetti, intimidazioni e minacce cominciarono ad addensarsi intorno a lui, che non si preoccupò, deciso a non chiedere trasferimento. Volle però consultare il suo vescovo: ne voleva il conforto, e monsignor Santin approvò la sua decisione di rimanere.

Ma il destino per lui era ormai segnato: l’11 settembre ’46 infatti, mentre tornava a Villa Gardossi dopo aver salutato il parroco di Grisignana, don Bonifacio venne circondato da alcuni uomini in divisa e trascinato in un bosco. Della sua morte, certamente violenta – il corpo non è mai stato trovato – non si conosce alcun particolare, solo testimonianze parziali e reticenti.

A concludere la commovente commemorazione, la testimonianza del fratello del martire, Giovanni Bonifacio, di monsignor Giuseppe Rocco, l’ultimo che lo ha visto vivo, di Romano Grardossi il suo chierichetto, e di Giordano Varin, vicepresidente del sodalizio delle Comunità istriane.

Grazia Palmisano