Ricordo di Cesare Cursi, uomo delle istituzioni e amico degli esuli

18.11.2025 – Il cinquantennale del Trattato di Osimo ha riaperto discussioni ed analisi in merito all’accordo che pose fine in maniera internazionalmente riconosciuta alla questione di Trieste.  Ciò che maggiormente suscitò l’indignazione degli esuli istriani e la protesta dei triestini fu l’atteggiamento arrogante di chi portò a conclusione quel trattato, senza coinvolgere i diretti interessati ed imponendo le sue scelte rifiutando qualsiasi margine di trattativa. La componente morotea della Democrazia Cristiana rappresentava tale atteggiamento e alle urne i suoi rappresentanti locali segnarono il passo rispetto ai concorrenti fanfaniani ed alla neonata Lista per Trieste.

Nel coordinamento della corrente democristiana moderata facente capo ad Amintore Fanfani e contraria alle aperture a sinistra, di cui Osimo fu uno dei casi più eclatanti (per la prima volta il PCI votò come la DC in politica estera), si adoperava all’epoca il consigliere provinciale romano Cesare Cursi, venuto recentemente a mancare dopo una lunga carriera di parlamentare in cui avrebbe poi ricoperto anche incarichi di Sottosegretario, dapprima nella DC, poi nel centrodestra. A fine anni Settanta Cursi scoprì la questione di Trieste, comprese le ragioni di chi contestava i cosiddetti “osimanti” e seguì da vicino la componente democristiana triestina che si faceva portavoce delle istanze degli esuli istriani, fiumani e dalmati. Fu un rapporto che dalla collaborazione politica passò ben presto in amicizia personale: portò Fanfani all’inaugurazione nel 1988 della sezione della DC in via Capodistria, nel cuore del principale rione di insediamento degli esuli adriatici a Trieste.

Cesare Cursi alle spalle di Amintore Fanfani durante un incontro elettorale a Trieste [Il Piccolo – 19.06.1988]
Cursi seguì poi con attenzione il percorso che avrebbe portato alla scissione del Partito Cristiano Popolare dalla DC triestina, in disaccordo con l’alleanza con le sinistre a sostegno della candidatura di Riccardo Illy a Sindaco di Trieste. Entrato in Parlamento, portò dalla Prima alla Seconda Repubblica il suo alto senso delle istituzioni ed il suo profondo radicamento nei valori patriottici e nei principi cattolici, in nome dei quali seguì, senza voler mai apparire, le vicende del confine orientale italiano, tornate prepotentemente di attualità in seguito all’implosione della Jugoslavia. Da uomo delle istituzioni si era reso conto di quanto lo Stato italiano avesse trascurato le istanze degli esuli e cercò sempre di adoperarsi affinchè le nostre associazioni trovassero le risorse ed i canali istituzionali attraverso cui compiere la loro azione in maniera efficace.

Grazie, Cesare, per la tua amicizia e per la sensibilità che hai dimostrato per le vicende della frontiera adriatica, avendo subito compreso che non si trattava di una questione locale, bensì di una pagina di storia nazionale che andava recuperata e fatta conoscere.

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia

 

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