18.11.2025 – Il cinquantennale del Trattato di Osimo ha riaperto discussioni ed analisi in merito all’accordo che pose fine in maniera internazionalmente riconosciuta alla questione di Trieste. Ciò che maggiormente suscitò l’indignazione degli esuli istriani e la protesta dei triestini fu l’atteggiamento arrogante di chi portò a conclusione quel trattato, senza coinvolgere i diretti interessati ed imponendo le sue scelte rifiutando qualsiasi margine di trattativa. La componente morotea della Democrazia Cristiana rappresentava tale atteggiamento e alle urne i suoi rappresentanti locali segnarono il passo rispetto ai concorrenti fanfaniani ed alla neonata Lista per Trieste.
Nel coordinamento della corrente democristiana moderata facente capo ad Amintore Fanfani e contraria alle aperture a sinistra, di cui Osimo fu uno dei casi più eclatanti (per la prima volta il PCI votò come la DC in politica estera), si adoperava all’epoca il consigliere provinciale romano Cesare Cursi, venuto recentemente a mancare dopo una lunga carriera di parlamentare in cui avrebbe poi ricoperto anche incarichi di Sottosegretario, dapprima nella DC, poi nel centrodestra. A fine anni Settanta Cursi scoprì la questione di Trieste, comprese le ragioni di chi contestava i cosiddetti “osimanti” e seguì da vicino la componente democristiana triestina che si faceva portavoce delle istanze degli esuli istriani, fiumani e dalmati. Fu un rapporto che dalla collaborazione politica passò ben presto in amicizia personale: portò Fanfani all’inaugurazione nel 1988 della sezione della DC in via Capodistria, nel cuore del principale rione di insediamento degli esuli adriatici a Trieste.

Grazie, Cesare, per la tua amicizia e per la sensibilità che hai dimostrato per le vicende della frontiera adriatica, avendo subito compreso che non si trattava di una questione locale, bensì di una pagina di storia nazionale che andava recuperata e fatta conoscere.
Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
