Ricordi: il prototipo del Fiumano (Voce del Popolo 30 ago)

Io sono nato a Fiume al numero uno di Via Ciotta ed ho trascorso a Fiume la mia infanzia e giovinezza. La memoria più impegnativa della mia città è l’indelebile impronta ungherese di Fiume. Ancora negli anni Trenta, quando Fiume faceva già parte del Regno d'Italia, tale impronta era ancora fortissima: caffè, pasticcerie, negozi i cui proprietari erano in gran parte di fede mosaica. In Corso Herskovitz (mobili), Moravecz (delikatessen) in Piazza Regina Elena: Salomon Weisz (cristallerie).

Quando poi da adulto andavo per lavoro a Budapest mi sentivo "di casa". Ho già scritto che in una via del centro città di Budapest esiste una targa di marmo con su scritto a lettere d'oro (in ungherese) che Istvan (Stefano) Tuerr, ungherese di Fiume, andò volontario a combattere con Giuseppe Garibaldi. A Fiume lo ricordava una via tra il teatro e le rive.

Il mio papà e la mia mamma erano entrambi nati a Fiume. Il mio nonno paterno Jakov Denes era ungherese, emigrato a Fiume, allora Ungheria, in cerca di lavoro. Lui noleggiava navi che portavano frumento dall'Argentina a Fiume per la distribuzione in tutto il bacino danubiano. La mamma della mia mamma, Maria Kandelinić, era dalmata croata di Crikvenica. Aveva sposato Antonio Vernier di Pola. Il padre di Antonio, Antonio senior, mio bisnonno, aveva nel 1910 in via dell'Arena a Pola una "locanda con Stallaggio". La sua prima moglie, madre di mio nonno Antonio, era di Lussinpiccolo. Rimasto vedovo, da buon albergatore, aveva sposato la cuoca slovena. Con molta modestia ed umiltà, doti queste che io non ho mai posseduto, posso ben dire di essere un prototipo di fiumano: istriano-quarnerino-illirico-mitteleuropeo.

Mi ricordo volentieri le belle sere di estate a Fiume con il passeggio in corso a braccetto con la mula, quando ogni occasione era buona per fare un saltino in Mololungo nei bui depositi delle boe per carpire alla fanciulla il nostro primo bacio sulla bocca.

Ti saluto Fiume, mia città natale che amo ed amerò sempre fin che il signore Iddio mi darà mi darà vita.

Giulio Scala