Capodanno in Istria: la bona man

01.01.2026 – L’ultima notte dell’anno in Istria offriva ancora un’occasione per una lauta mangiata ed un’altra ulteriore bevuta. Il vino buono non mancava: se non lo producevi tu, c’era il compare, il santolo, un barba o una gnagna che, generosamente, te lo offriva, ma anche lo vendeva.

Ad esempio a Orsera, se un ignaro viaggiatore, assetato , chiedeva un po’ d’acqua…

«No sior, aqua no, ma un bicer de vin, si!» Era la prassi. La mancanza d’acqua cronica.

Quindi per “l’ultimo” bevute a volontà di bionda malvasia, di rosso refosco, di chiarissimo moscato. Nelle famiglie con figlie “pute” si esagerava, si voleva mostrare l’agiatezza della famiglia, si facevano quattro salti; sempre i ballerini scrutati con la più grande attenzione dai genitori della ragazza da maritare.

Si aspettava la mezzanotte giocando a tombola, a carte o con il gioco dell’oca.  Quanti ricordi!

Allo scoccare delle ventiquattro l’anno vecchio, un vecchio stanco con la lunga barba bianca scendeva dalla sua carrozza per darla ad un bambinello vispo e pieno di salute.

Baci abbracci brindisi auguri… di un anno in salute!

Se non soffiava la bora si spalancavano le finestre salutando il vecchio anno… «Se ti ieri bon, che Dio te compagni, se ti ieri cativo che’l diavolo te magni!»

Se in famiglia c’era un cacciatore, partiva qualche sparo.

Orsera – Foto: IRCI

Il Capodanno passava in scambi di auguri tra parenti e amici; ma si facevano gli auguri anche a chi si incontrava per strada.

Ma chi aspettava con ansia il Primo dell’Anno erano i bambini, i ragazzini, i ragazzi. Arrivava la BONAMAN! Frutta mandorlato e soldini.

I bambini usavano delle ardite filastrocche per chiederla ai genitori, nonni o zii. La cerchia dei parenti cui la si chiedeva era quella strettamente familiare.

A Pirano:

L’ano novo, eccolo qua

Cara mama e caro’l papa’.

No giova caresse,

No giova bacini,

Fora la borsa e fora i fiorini.

Per i santoli:

Sior santolo mio dileto,

El se meti la man sul peto,

E’l se cioghi la borsa in man,

E’l me daghi la bonaman.

Ed era importante, importantissimo ricevere in dono una bonaman ricca e generosa. Si credeva che tutto l’anno sarebbe stato ricco e generoso di doni. Era una credenza molto antica, presente in tante civiltà antiche.

Allora si scambiavano rami di alloro – gloria, di ulivo – pace, datteri e miele perché l’anno fosse dolce. Da sempre la speranza che l’anno nuovo sia veramente nuovo, porti solo cose buone, felici convivenze e pace.

News PiranoCartolina
Pirano in una cartolina d’epoca

In qualche paese dell’Istria si formavano anche gruppi di ragazzini che bussavano di porta in porta, facevano gli auguri e chiedevano la bonaman. Non perdevano tempo, passavano veloci di casa in casa, magari di amici e lontani parenti…

Son vignu’ augurarve un bon principio, 

Che’ me de la bonaman.

Ma c’erano anche i grandi che, talvolta, rinnovavano quell’antica usanza. Simpaticamente, buttandola in ridere, “per far una matada”.

Bussando soprattutto alla porta delle famiglie più benestanti.

A Cittanova i “matarani” si accompagnavano con due violini e un basso, che fungeva anche da salvadanaio.

Ma ancora… nei primi momenti del nuovo anno era importante il primo incontro. Portava fortuna incrociare un vecchio, ingobbito dagli anni… Si vivrà fino a tarda età.

Povere donne! Incontrare una donna non portava bene!

Peggio che mai incrociare un prete! Funerale!

Si facevano infiniti nuovi propositi. Si fanno anche oggi!

Smetto di bere, di fumare, “no sarò più de maniga larga”!

E tutto ricomincia la mattina del 2 gennaio.

Anna Maria Crasti 

Esule da Orsera e Consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 

 

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