Qualcuno non digerisce il Cinema “Valli” (Voce del Popolo 09 ago)

Il segretario della Comunità Democratica Croata (HDZ) regionale, Marino Roce, ha condannato duramente il recente episodio di vandalismo a Parenzo e le sue “scritte inneggianti al fascismo”, dichiarando – ieri mattina in conferenza stampa, convocata in prossimità del nuovo cinema “Valli” – che la polizia dovrebbe sbrigarsi a individuare gli autori dello scellerato gesto affinché la magistratura possa occuparsene. Roce ha anche consigliato agli inquirenti di avviare le indagini prendendo a spunto la recente sostituzione del nome all’ex cinema “Zagreb”, diventato “Valli” con un colpo di spugna, senza proposte, senza dibattito, senza possibilità alcuna di obiezioni, ovvero “proprio come era abitudine fare nel periodo intercorso tra le due guerre mondiali a Pola”. L’insegna “Kino Valli” sarebbe stata insomma, per Roce, il “primo graffito ispiratore, seguito poi a distanza di tempo da quelli di Parenzo”, tanto che, si dovrebbe necessariamente concluderne, che “se si rintraccia l’autore di quel primo graffito all’ingresso della sala cinematografica, la strada che porterà ai responsabili delle scritture di Parenzo sarà breve…”.
Con ciò non si pensa a svalutare il nome dell’attrice, Alida Valli. Marino Roce ha infatti precisato che su “Alida Valli il partito tornerà quando sarà il momento opportuno, ossia quando si disporrà di cognizioni precise e documentate”, quello che invece si voleva puntualizzare in questa sede, era il “metodo” della sostituzione del nome di un cinema. Un metodo decisamente poco democratico e irritante, come la politica stessa del partito al potere e del suo portavoce ufficiale, Damir Kajin, che “si permette di dichiararsi antifascista, mentre invece lui e il suo partito applicano metodi di governo totalitari e assolutamente contrari all’antifascismo”. Così per la scelta del nome del cinema, così per il veto al concerto di Thompson e così pure per le manifestazioni in omaggio alle vittime di Vergarolla, ricorrenze alle quali “si presentato puntualmente esponenti della destra italiana irredentista, dalle cui posizioni nessuna delle autorità polesi prende le distanze”. Pertanto – aggiunge Roce – Kajin e compagnia bella “non si fregino di un antifascismo che non appartiene. Se vogliono possono anche dichiarasi comunisti, e che i comunisti veri poi li smentiscano, ma l’antifascismo lo lascino ad altri, che loro non ne sanno un bel nulla”.
Lovorka Tomičić (sezione polese) la pensa allo stesso modo e condanna a sua volta le espressioni che “incitano all’odio” provenienti dal partito al potere per bocca di Damir Kajin, il quale “pretende di essere il paladino dei valori civili mentre invece agisce contrariamente a quegli stessi valori”, vietando l’esecuzione di concerti in pieno stile totalitario e incitando le masse a realizzare un “cordone sanitario” attorno a una presunta destra concepita alla stregua di malattia infettiva da debellare. “Il deputato – ha dichiarato infine Lovorka Tomičić – farebbe bene a considerare se stesso parte di quella stessa destra da debellare, ma immagino che non troverebbe conveniente cingersi di un cordone sanitario…”
Janko Žužić, vicepresidente della sezione polese, ha rincarato la dose, dichiarando in chiusura che: “Mai c’era stato più fascismo nell’amministrazione dell’Istria come ora che la penisola è governata da Kajin e dal suo partito!”

Daria Deghenghi