Profughi Libia aspettano indennizzi come giuliano-dalmati (NewItaliaPress 08 ago)

Roma – Si è svolto ieri a Palazzo Chigi l'incontro tra il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ed il primo ministro libico, El Baghdadi Ali El Mahmudi. Un appuntamento importante, perché, secondo quanto riferito da politici di entrambi i Paesi mediterranei, sarebbe prossima l'intesa che dovrebbe definitivamente chiudere le vertenze rimaste aperte in seguito all'occupazione italiana della Libia durante il periodo fascista. Saif al Islam, figlio del colonnello Muammar Gheddafi, parlando alla televisione libica, ha assicurato che l'accordo potrebbe giungere "nelle prossime settimane" ed avrà un valore "miliardario". In particolare l'Italia dovrebbe impegnarsi nella costruzione di un'autostrada e in alcuni progetti per l'istruzione.

Un triste capitolo della storia di entrambi gli Stati, triste per la Libia per cui l'occupazione fascista ha significato la morte di 100 mila persone su una popolazione che allora si aggirava sulle 800 mila unità, ma anche per l'Italia, che ovviamente tutt'oggi deve sopportare il peso e la vergogna di quell'azione, si appresta quindi ad essere superato. Rimangono comunque delle perplessità legate alla possibilità italiana di far fronte ad un impegno economico definito, appunto, miliardario. "Non so come l'Italia, in questo momento e con i costi che ha un programma simile, possa impegnarsi realmente – si è infatti domandato lo storico Angelo Del Boca, durante una intervista all'AMI (Agenzia Multimediale Italiana) -. E non credo – ha aggiunto – che i libici a loro volta possano accettare soltanto delle vuote promesse: vogliono verificare che si cominci davvero, che si aprano dei cantieri. Guai a deluderli perché non dobbiamo dimenticare che la Libia ci fornisce un terzo del petrolio, del gas".

Il secondo problema riguarda invece i 20 mila italiani espulsi dalla Libia negli anni '70. Secondo Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia (AIRL), "dalle informazioni che stanno circolando sembra che l'Italia si stia preparando ad una resa incondizionata". Il vero problema, però, risiede nel fatto che "nessuno, né il presidente del Consiglio né il sottosegretario Letta, presta ascolto ai rappresentanti di quei 20 mila esiliati o mostra di volerli tutelare". Anche alla vigilia di questo appuntamento la presidentessa dell'AIRL ha inviato una lettera per sollecitare l'attenzione della politica nei confronti dei rimpatriati, ma per l'ennesima volta Ortu ha denunciato "il muro" di fronte al quale si è trovata. "Solo risposte negative ci sono state date – ha affermato – anzi in realtà nemmeno quelle, siamo stati semplicemente ignorati".

La richiesta dell'AIRL è semplice e non si oppone alle riparazioni che l'Italia vorrebbe offrire alla Libia, sebbene Ortu abbia avuto un atteggiamento piuttosto critico anche in questo senso. "Nel 1956 – ha infatti sostenuto – c'è stato un accordo che avrebbe dovuto chiudere la questione. La Libia ha successivamente cercato di riaprirla, ma durante la prima Repubblica non si sono fatti passi indietro. Ogni trattativa sembra il punto di partenza per ulteriori richieste". Al di là di ciò, però, Ortu ha precisato che "l'accordo con la Libia può anche essere giusto, ma è inaccettabile che non venga tenuto presente il nostro piccolo caso". Per altro va sottolineato che è proprio l'Italia, la quale ha già sostenuto di non voler richiedere alcun danno al Governo di Tripoli per la questione degli esili forzati, a doversi incaricare dei risarcimenti, un po' come avvenuto nel caso degli esuli dell'Istria, altra questione rimasta in sospeso.

"Piccolo caso" lo ha definito la presidentessa dell'AIRL perché la somma che occorre per porre rimedio al problema degli esuli è di poco rilievo rispetto all'intero ammontare che servirebbe per archiviare la questione con la Libia, "vicende correlate – secondo Ortu, in quanto – Gheddafi si era preso i nostri soldi proprio perché l'Italia si rifiutava di versarli". Di fronte ai "3 – 6 miliardi di euro che occorrono per la realizzazione dell'autostrada promessa dall'Italia – ha concluso Ortu – noi chiediamo una parte infinitesimale. Si era calcolato che noi rimpatriati avessimo subito un danno di 400 miliardi di lire che, attualizzati, sarebbero circa 3 miliardi di euro. Questa, però, non è la cifra che chiediamo, anche perché parte dell'indennizzo ci è già stata versata. Quello che vorremmo è uno stanziamento a titolo simbolico di 250 milioni di euro e non accettiamo che i Governi ci dicano che questi soldi non ci sono, mentre parallelamente trattano con la Libia. Vogliamo quindi un accordo globale fra Italia e Libia, ma nel vero senso della parola, che perciò comprenda anche il nostro caso".