Profughi goriziani e trentini in Toscana nel 1918-’19

Profughi a Laterina pure nella Grande guerra? La località di Laterina è nota nella storia del Novecento perché recluse, dal 1941 sotto il fascismo in un Campo di concentramento, qualche migliaio di prigionieri britannici catturati in Africa. Detta struttura detentiva attraversa varie fasi secondo come variava il fronte, tra Tedeschi ed Anglo-americani. Dal 1946, oltre a imprigionare recalcitranti della RSI, inizia ad accogliere 1.500 profughi della Venezia Giulia, in fuga dalle prevaricazioni dei miliziani jugoslavi di Tito. Dal 1948 gli arrivi si fanno sempre più intensi, fino a superare le 10mila presenze non solo di esuli giuliani, ma pure di espulsi dalle ex colonie d’Africa. Il Campo chiude i battenti nel 1963. Negli anni successivi, dall’Amministrazione comunale viene riadattato ad area artigianale. 

Nella fotografia qui sotto: Gorizia, intorno al 1915. Da sinistra: Giuseppe Cumar (nato nel 1861) con la moglie Orsola Culot (1861) e le figlie Maria (1906) e Giovanna (1896), tutti nati a Gorizia e profughi a Levane, provincia di Arezzo. Collezione Tamara Badini. 

Parliamo ora della Grande guerra. Si sa vagamente dal sito web di “radiocora.it” che il campo di Laterina ha “ospitato al termine della Prima guerra mondiale 14 famiglie provenienti dal Trentino”. Ora c’è un’altra fonte che rafforza tale fatto. Vero è che, secondo Franco Cecotti, la maggior parte delle notizie storiche sui profughi goriziani e istriani del 1914-1918 si riferisce al loro internamento in Austria, Slovenia e Boemia, voluto dalle autorità dell’Impero d’Austria-Ungheria, poco si sa della loro profuganza in Toscana, organizzata dalle autorità italiane. C’è stato il fenomeno del confino nel Meridione per coloro (preti o maestri) che venivano definiti “austriacanti”, ma del popolo comune non si sono trovate altre notizie. Siamo orgogliosi di alzare il sipario su un fatto sconosciuto della storia nazionale.

È Tamara Badini a svelare un pezzo della storia di Gorizia e dell’Italia riferibile al 1918-1919 raccolto dalla voce della sua prozia Maria Cumar (nata nel 1906). Due suoi bisnonni erano Giuseppe Cumar e Orsola Culot, entrambi nati a Gorizia nel 1861. Avevano cinque figli, nati tra il 1887 e il 1906.

Raccontava Maria Cumar: “Durante la guerra, fin che si poteva, siamo rimasti a Gorizia. I bambini li si potevano mandare a Livorno, ma mia mamma ha detto: “no, no, se dobbiamo morire è meglio che moriamo tutti insieme”. Così siamo rimasti ancora a Gorizia. A un certo punto però siamo andati profughi a Levane, un paese di circa 200 persone [molti di più, come si vedrà più sotto, NdR], vicino a Montevarchi, in provincia di Arezzo. Siamo andati : io, mia mamma, mio papà, mio fratello Pepi [Giuseppe, nato nel 1900] e mia sorella Nina [Giovanna, nata nel 1896]. Dipendevamo dal Patronato Profughi di Montevarchi, che ci dava anche le scarpe. Eravamo in un asilo, noi femmine dormivamo in una camera con sei brande. C’erano anche molti trentini. Mio papà andava a lavorare dai contadini. Quando c’era la vendemmia andavo anch’io, dormivamo su, facevano un banchetto. Mia sorella andava a cucire, mio fratello Pepi andava a lavorare in un altro paese, alle ferriere. Io andavo a scuola e poi andavo da una famiglia e li aiutavo a pulire le scale dell’ufficio della posta. Mi davano anche il pranzo. C’era il papà, la figlia Irma e un’altra figlia, Marianna, sposata a Roma. Nel 1966, quando eravamo nelle Marche, sono andata a trovare la signorina Irma. Siamo stati là [a Levane] 11 mesi, siamo partiti nel 1918 e tornati nel 1919”.

Nella fotografia, del 1922, si vede l’Ufficio postale di Levane nell’attuale via Leona 28. Qui Maria Cumar ha raccontato di aver aiutato nel 1918-1919 a fare la pulizie dei pavimenti, in cambio del pasto.

Tamara Badini è autrice di un volume sul Collegio Santa Gorizia, fondato nel 1920 nel capoluogo isontino e aperto fino al 1965, che accolse varie centinaia di allieve, alcune delle quali profughe, o orfane provenienti dall’Istria, Fiume e Dalmazia.

La ricerca sul campo – Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo, ha effettuato una ricerca sul territorio. Il parroco del paese di Levane, don Angelo Sabatini, ha riferito che vi sono state numerose nascite degli anni intorno al 1917, per cui gli abitanti dovevano essere almeno 1.500 persone, confortato in ciò dai tanti battesimi di allora, ben riportati nei registri della parrocchia. Allora non potevano essere solo 200, come accennato dall’intervistata poco sopra. Visionando, inoltre, il libro di Emanuele Repetti, intitolato: Dizionario Geografico Fisico Storico del Valdarno Superiore 1833-1846, si nota che: “Anno 1839 Levane, abitanti 1.265 – Prepositura”. È una parrocchia con privilegi particolari, in Toscana, la prepositura. I residenti, dunque, nel 1834 erano 1.265, in leggera crescita fino alla fine del secolo. L’intero Comune di Montevarchi, nel 1911, secondo i dati del censimento, conta 13.118 residenti, perciò è plausibile che circa il 10 per cento di essi (1300-1.500 individui) costituisse la popolazione della frazione di Levane intorno alla Grande guerra. Nella foto qui sotto, di Claudio Ausilio 2021, si vede l’ingresso del vecchio Ufficio postale di Levane, in Via Leona.

La vicenda riguardo alla costituzione dell’asilo di Levane è assai complessa. Sorge nell’Ottocento, grazie ad un legato testamentario alla parrocchia del luogo. L’edificio si trova presso l’antico ponte del 1368, in parte abbattuto nel 1934, per un allargamento del piano stradale. Il benestante Antonio Del Secco, essendo senza eredi, nel 1835 lascia dei capitali per un’istituzione educativa, oltre che per un medico e un religioso. Nel 1849 Maria Fratini, vedova Del Secco, rinforza il legato per l’istituzione di una scuola femminile. Nei decenni successivi il Comune di Montevarchi, chiamato dallo stato ad istituire una scuola pubblica opera assieme alla istituzione già esistente, pur se di tipo religioso, nominando Soprintendente il parroco. Nel 1902 sorge però una controversia tra l’apparato comunale e il parroco, o preposto, come si usa dire in certe parti della Toscana. Ecco perché le bambine profughe nel 1919, come ha riferito Maria Cumar, dormivano all’asilo e ricevevano aiuti dal Patronato Profughi di Montevarchi. Nei decenni successivi del Novecento l’asilo cambia nome leggermente. È l’asilo infantile “Del Secco Abelli” in via della Repubblica, presso la farmacia.

Nella fotografia del primi decenni del Novecento, si vede il Ponte di Levane, l’edificio a sinistra reca l’insegna dell’asilo Del Secco, che ospitò le giovani profughe goriziane e trentine. Fotografia Vestri, Montevarchi.

L’Ufficio Postale di Levane nel corso degli anni ha cambiato più volte sede. Nel 1917 era nell’attuale via Leona 28 (vedi foto sede postale anno 1922). In questo periodo Maria Cumar aiutava a fare le pulizie dei pavimenti dell’ufficio postale, come si è letto. Poi il sito diventa una falegnameria dell’artigiano Luigi Santinelli, successivamente barbiere di Franco Ferroni, dopodiché l’edificio è stato trasformato in civile abitazione.

Fonti orali – Tamara Badini, Gorizia 1947, vive a Torino, int. telefonica del 26 novembre 2021.

 Don Angelo Sabatini, parrocchia di San Martino a Levane, frazione di Montevarchi (AR), int. a cura di Claudio Ausilio del 4 dicembre 2021.

Fotografia di Claudio Ausilio, 2021 – La facciata dell’Asilo Del Secco Abelli di Levane.

Fonti originali – Messaggio e-mail di Tamara Badini a Claudio Ausilio del 3 febbraio 2015.

Messaggi e-mail di Tamara Badini a E. Varutti del 26 novembre 2021 e del 10 dicembre 2021.

Archivi – La consultazione degli archivi aretini è opera di Claudio Ausilio, che ha digitalizzato i materiali stampati.

Archivio fotografico Vestri, Montevarchi (AR), fotografie storiche.

Archivio della Parrocchia di San Martino a Levane, frazione di Montevarchi (AR), pubblicazione del 1902.

Cenni bibliografici e sitologici

– Tamara Badini, Il collegio Santa Gorizia. Una strada verso il mondo, Mariano del Friuli (GO), Edizioni della Laguna, 2013.

– Ivo Biagianti (a cura di), Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960), Firenze, Centro Editoriale Toscano, 2000.

– Franco Cecotti, Un esilio che non ha pari. 1914-1918. Profughi, internati ed emigrati di Trieste, dell’Isontino, dell’Istria, Gorizia, Goriziana editoriale, 2001.

– Laterina: storia di un campo ‘dimenticato’, on line dal 16 febbraio 2020 su radiocora.it

– Preposto Giuliano Mangoni, La scuola Del Secco Fratini. Questione tra il Comune di Montevarchi e il Preposto di Levane, San Giovanni in Valdarno (AR), Tipografia di M. Righi e C., 1902.

– Emanuele Repetti, Dizionario Geografico Fisico Storico del Valdarno Superiore, 1833-1846, nel web.

– Mario Ristori, Montevarchi com’era, Omaggio ai Fotografi Vestri, nel web.

– Elio Varutti, La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina 1946-1963, Firenze, Aska edizioni, 2021.

Una splendida immagine dei fotografi Vestri col Ponte di Levane, visto da monte, primi decenni del Novecento

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Note – Progetto e ricerche di Claudio Ausilio (ANVGD di Arezzo). Testi di Elio Varutti (ANVGD di Udine) e Tamara Badini. Networking di Marco Birin e E. Varutti. Lettori: Tamara Badini, Claudio Ausilio e professor Stefano Meroi. Adesioni al progetto: Centro studi, ricerca e documentazione sull’esodo giuliano dalmata, Udine e Delegazione ANVGD di Arezzo.

Fotografie della collezione di Tamara Badini, dei fotografi Vestri, di Claudio Ausilio e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – I piano, c/o ACLI – 33100 Udine – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vice presidente è: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.

Claudio Ausilio (Anvgd Arezzo)
Fonte: Elio Varutti – 10/12/2021

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