Profughi e impronte: l’autogol di Famiglia Cristiana (Aise 11 lug)

TRIESTE\ aise\ – "Gli Esuli istriani sono i primi a contrastare ogni discriminazione su base etnica. Ma non si sollevino polemiche inutili su precauzioni che si possono rivelare necessarie": è quanto dichiarava una settimana fa Lucio Toth, Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Prendendo posizione sulla proposta del Ministro dell’Interno Maroni di avviare un "censimento" dei bambini presenti nei campi rom mediante impronte digitali. Nella stessa occasione Toth ricordava che "nel dopoguerra, quando più intenso era il flusso dell’esodo italiano dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia e le baracche dei campi profughi rigurgitavano di famiglie ammucchiate, una circolare del Ministro dell’Interno Mario Scelba ordinò il rilevamento delle impronte digitali di tutti gli Esuli, che per conservare la cittadinanza italiana avevano abbandonato la terra natale" (vedi AISE del 7 luglio h.15.48). Una ricostruzione, questa, smentita dal settimanale cattolico "Famiglia Cristiana" che, nel numero in edicola sabato prossimo, 13 luglio, pubblica un editoriale di Beppe Del Colle in cui si afferma che "Governi e singoli ministri democristiani non l’hanno mai fatto innanzitutto perché, prima di essere politici, erano cristiani. (…) Poi, non lo hanno mai fatto perché erano intelligenti e consapevoli del Paese in cui vivevano e operavano. (…) Erano politici che avevano conosciuto il fascismo: (…) trovarono le soluzioni migliori ai problemi che avevano davanti, senza prendere impronte digitali a nessuno, tranne i singoli colpevoli di reati. (…) Nemmeno in momenti molto drammatici, a nessun democristiano al potere è mai venuto in mente quello che è venuto in mente a Maroni".
Editoriale che, ovviamente, ha provocato la reazione dell’Anvgd che oggi precisa: "non spetta alla nostra associazione, che rappresenta gli Esuli giuliano-dalmati, difendere o meno provvedimenti governativi che non ci riguardano. Ma solo per difesa della verità storica desideriamo ricordare al settimanale cattolico la Circolare 224/17437 del 15 maggio 1949 del Ministro dell’Interno Scelba (governo De Gasperi), che stabilì la schedatura e il rilevamento delle impronte digitali a tutti i profughi italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Le Questure di tutta Italia fecero irruzione nei campi profughi e nelle case private di migliaia di famiglie inermi. Tutti gli esuli – ribadiscono da Trieste – furono messi in fila ad obbedire agli ordini del governo, e così fecero. Finanche Mons. Radossi, profugo istriano e allora vescovo a Spoleto, ricevette la visita dei carabinieri provvisti di carta e tampone. Di questo specifico episodio e di tanti altri di quei giorni, il nostro archivio abbonda di informazioni e documenti, che siamo disponibili a fornire gratuitamente a chiunque ne sia interessato e che sono in parte già reperibili sul nostro sito nelle News dalla home page www.anvgd.it oppure utilizzando direttamente il link http://www.anvgd.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2828&Itemid=111".
"Spiace quindi rilevare – concludono – che, prima di diffondere affermazioni nette e precise, la redazione di "Famiglia Cristiana" non si sia premurata di effettuare un minimo di ricerca storica che le avrebbe evitato una gaffe di non poco conto". (aise)