24.04.2026 – Il brigantaggio e le foibe: due pagine di storia italiana a lungo rimosse e in tempi recenti finalmente studiate, approfondite e spiegate all’opinione pubblica. Un fenomeno endemico del Mezzogiorno che nel neonato Regno d’Italia scoppiò in forma particolarmente grave in quanto alimentato anche da lealisti borbonici; l’eliminazione di migliaia di italiani ad opera dei partigiani comunisti jugoslavi, non solamente fascisti ma anche antifascisti oppositori del progetto espansionista della nascente Jugoslavia di Tito. Due vicende storiche che vengono unite dalla narrazione di Massimo Esposito nel suo libro Il glicine dell’odio. Lo strano caso della famiglia Signorelli (Heimat, Gorizia 2024) che è stato recentemente presentato dal Comitato provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

La professoressa Maria Grazia Ziberna (Presidente ANVGD Gorizia) ha dialogato con l’Autore, il quale era fresco reduce dalla vittoria della Menzione d’onore speciale nella sezione Narrativa alla XX edizione del Premio “Gen. Loris Tanzella” organizzato dall’ANVGD Verona, con la seguente motivazione:

Il romanzo racconta con una formula originale la storia della famiglia Signorelli, leggendola come un filo che si dipana intrecciandosi per due secoli con la storia d’Italia. Un avo combattè, ventenne, dapprima con la divisa dell’esercito borbonico contro l’invasione dei piemontesi (battaglia del Garigliano, assedio di Gaeta), e successivamente nei molteplici sanguinosi focolai di resistenza spontanea di cittadini ed ex-soldati fedeli a Re Francesco II di Borbone.
Dopo due generazioni un nipote, Bruno, inquadrato nel genio ferrovieri è coinvolto nelle vicende della Prima Guerra Mondiale, dopo la fine del conflitto diviene Capostazione a Capodistria, imparando ben presto a conoscere e ad apprezzare il crogiolo di etnie e linguaggi che era l’Istria del tempo, fin ad innamorarsene. Decide quindi di stabilirsi in Albona, dove con la sua famiglia incapperà nelle tragedie accadute dopo l’8 settembre e dove sarà addirittura infoibato.
Tutto il racconto si basa su dettagliati diari che, di padre in figlio, i Signorelli erano soliti tenere. Il romanzo propone di scorgere e di apprezzare, tra generazioni, luoghi, momenti storici e situazioni tanto diverse, alcuni denominatori virtuosi e comuni a tutti i membri della famiglia Signorelli: l’idealità, la fede, il coraggio, la lealtà, il patriottismo inteso come senso di appartenenza e legame alla terra natia e al sangue di una comunità. La molteplicità dei personaggi, la complessità dei momenti storici, e la densità degli avvenimenti raccontati, forse possono rendere difficile avere sempre un quadro chiaro dell’intera vicenda, tuttavia, l’opera risulta avvincente sotto il profilo narrativo e convincente sotto il profilo storico-divulgativo.

