Presentato a Udine e a Trieste “Rimembranze di Zara italiana”

03.03.2026 – A Udine è stata Cristina Marsili, referente della Biblioteca Civica “V. Joppi” ad introdurre la presentazione del volume di Elio Varutti nella sala “T. Maniacco”. Il titolo completo dell’opera è: “Rimembranze di Zara italiana. Antologia con scritti di Franca Balliana Serrentino, Sergio Brcic, Ettore Daddi, Ulisse Donati, don Giovanni Lovrovich, Bruno Stipcevich e altri”, ANVGD Comitati Provinciali di Udine e di Pordenone, Udine 2025.

Poi ha avuto la parola Bruno Bonetti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, che, dopo aver portato il saluto di Bruna Zuccolin, presidente del sodalizio, ha ricordato il primo esodo subito dai dalmati italiani: «È stato così nel 1920, quando la Dalmazia fu assegnata al Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni – ha detto Bonetti – molti dei miei parenti della Brazza e di Spalato si sono dovuti rifugiare a Zara, unica parte d’Italia in territorio balcanico, dovendo patire un altro esodo nel 1944 con l’arrivo dei partigiani jugoslavi». Bonetti ha richiamato anche le parole di Giuseppe Mazzini, che, contro ogni becero nazionalismo, affermava che come non c’è umanità senza patrie, così non c’è patria senza umanità: «Mazzini, inoltre, sosteneva che anche i nobili ideali di giustizia e libertà non potessero mai prescindere dall’umanità, criticando per questo il giustizialismo marxista, così come il liberismo senza freni».

L’intervento del curatore dell’antologia si è incentrato sui vari autori presenti. «Non avevo il coraggio di scrivere certe cose troppo pericolose» ha scritto ad esempio Bruno Stipcevich. «Devo ringraziare Franca Balliana Serrentino – ha detto Varutti – perché mi ha fornito generosamente tanti materiali dei dalmati su cui studiare che ho selezionato in queste pagine». 

Dopo la legge del Giorno del Ricordo (2004) i profughi hanno cominciato a raccontare e ad essere ascoltati con rispetto. «Qui c’è la storia di nonno Daddi ucciso dai partigiani jugoslavi e gettato in mare. Oppure la fucilazione di due italiani nel cimitero di Zara, nel 1950, dopo che furono obbligati a scavarsi la fossa. Era così per chi non sottostava all’indottrinamento politico. Ci sono le storie familiari e commerciali dei Bonetti, Brcic, Cattalini, Luxardo e la vivace descrizione delle botteghe di Cale Larga. Leggiamo i ricordi di un parroco della città, bombardata per 54 volte dagli alleati nel 1943-1944, per cancellarne l’italianità. C’è pure l’esodo a Trieste, Udine, Servigliano, Forlì, Venezia, Milano, Roma e nelle fatiscenti baracche del Centro raccolta profughi di Laterina, o in quello di Arezzo. C’è l’emigrazione a New York per rifarsi una vita, senza scordare i cari avi. Quella città natia resta sempre nel cuore».

Durante il firma-copie il professor Antonino Gioia ha riferito che sua nonna era Diamantina Jercovich, nata a Zara. «Pensi che mia mamma era Romana Russo – ha detto il professore Gioia – e mio padre Francesco Gioia si incontrarono e si innamorarono sull’isola italiana di Lagosta e poi passarono a Zara, in seguito, per il lavoro del capofamiglia, furono anche a Fiume».

L’evento udinese era patrocinato dal Club UNESCO di Udine col contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

La presentazione dello stesso libro si è tenuta anche a Trieste il 19 febbraio 2026 in via Belpoggio 29, presso la sede dell’Associazione delle Comunità Istriane a cura del Comitato Provinciale dell’ANVGD di Trieste in collaborazione con l’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo, in presenza di Renzo Codarin, presidente nazionale dell’ANVGD. Ha aperto l’affollato incontro Lorenzo Rovis, presidente emerito del sodalizio ospitante, cui ha fatto seguito Gabriella Vuxani (ADIM-LCZE), che ha ricordato vari dalmati dell’esodo, come i Luxardo e suo nonno Giacomo Vuxani, vice prefetto di Zara, imprigionato per 60 giorni, oltre ai tanti zaratini di borgo Erizzo, di cultura e parlata albanese.

Carlo Grilli, consigliere regionale, ha portato i saluti dell’istituzione. In seguito Lorenzo Salimbeni ha svolto un dotta relazione introduttiva al libro. «Bisogna menzionare il decreto dell’Imperatore Francesco Giuseppe del 1866 contro gli italiani di Dalmazia e delle terre irredente – ha detto Salimbeni – allora si potrebbero capire meglio le tensioni etniche del Novecento fra sloveni e serbo-croati nei confronti degli italiani adriatici, senza dimenticare ciò che fece il fascismo». Poi ha parlato il curatore, ricordando che editori del volume sono i Comitati provinciali di Udine e di Pordenone dell’ANVGD, i cui presidenti, Bruna Zuccolin e Gianni Giugovaz, erano presenti in sala.

Nel dibattito finale è intervenuta tra gli altri Raffaella Panella, nata a Zara nel 1943. “Per sette anni sono stata nel campo profughi di Marina di Massa e poi per altri tre in quello di Monza, finché ci hanno dato una casa a Milano”. La signora ha pure riferito delle malattie dei profughi, come la tubercolosi e le molestie di un pedofilo subite da una bambina profuga. Erano tempi così.

 

0 Condivisioni