Presentata a Lucca “La patria cercata”: l’accoglienza dei profughi giuliano-dalmati in Toscana

28.05.2026 – È stata Mia Pisano, assessore alla Cultura del Comune di Lucca, ad introdurre l’ultimo appuntamento della rassegna “Oltre il Ricordo” alla Biblioteca Agorà. Sabato 16 maggio è stato presentato La Patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana di Elio Varutti. “Questa iniziativa – ha detto l’assessore Pisano – è nata con l’obiettivo di approfondire ed allargare lo sguardo a tutto campo sulla storia e la cultura delle terre affacciate sull’alto Adriatico orientale, ma anche con l’intenzione, ove possibile, di intrecciarsi con la storia locale. Ed è proprio con alcune pagine di storia che incontrano in questo libro quelle della Toscana che andiamo a concludere la stagione 2025-2026 della rassegna libraria per arricchire lo Scaffale del Ricordo nella nostra biblioteca civica”.

Ad aprire l’incontro era stato Sandro Righini, Commissario provinciale del Comitato 10 Febbraio, organizzatore dell’evento culturale per il Comune di Lucca, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). “Il sociologo Varutti presenterà al pubblico un volume, alla sua seconda edizione, uscito per Aska Edizioni nel 2025 – ha detto Righini – si tratta di memorie di esuli, giunte dall’Italia, dagli Stati Uniti, dall’Argentina e dal Canada. Essi passarono parte della loro vita presso i vari Centri di raccolta profughi istituiti nella nostra regione, altri si fermarono definitivamente in Toscana”.

Poi ha avuto la parola la professoressa Daniela Conighi, socia dell’ANVGD di Udine. “Io sono una discendente di esuli di Fiume e di Pola – ha detto – e vi porto i saluti della dottoressa Bruna Zuccolin, Presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, che è impegnata al Salone del libro di Torino, dove presentiamo altri due libri sui temi dell’esodo giuliano dalmata e del confine orientale”.

A nome dell’ANVGD di Lucca ha parlato Sergio Maraschin. “Nella mia famiglia di Pola, io sono l’unico nato a Lucca – ha raccontato Maraschin – perciò conosco il dialetto istriano e quello lucchese, in famiglia mi raccontavano che all’arrivo alla stazione di Lucca i profughi furono ricevuti con imprecazioni e offese tipo ‘Ecco i banditi giuliani’, poi dicevano che bisognava impiccare un istriano, poiché fascista, in ogni albero della cinta muraria, infine, un vicino di condominio quando avevo 5 anni mi fermò sulle scale, prendendomi per il collo e gridando ‘Vi uccideremo tutti’, questo fatto non l’ho mai detto nemmeno ai miei genitori”. 

Ha poi parlato l’autore, mostrando una serie di diapositive. Come mai quel titolo: La patria cercata? Verso la fine e in seguito alla seconda guerra mondiale i profughi italiani usciti dall’Istria, Fiume e Dalmazia a causa della violenza dei seguaci di Tito, provarono il senso della patria perduta. “Ce ne siamo andati, perché sospinti a partire – dicono – e per messo del diritto di opzione riconosciuto dal trattato di pace”. C’è chi, tuttavia, è fuggito da clandestino in barca, o per i sentieri del confine orientale inseguito dalle guardie armate jugoslave. Quegli italiani persero la bottega, la fattoria, lo squero, il torchio, l’asino, gli ulivi e la casa che, per molti di loro, era l’antica abitazione da tanti secoli e generazioni. Tutti i loro averi servirono all’Italia sconfitta, dopo la guerra del 1941 voluta dal duce e dal re, alleati di Hitler, mentre la monarchia serbo-croata era in confusione, per pagare i danni del conflitto alla vincente Jugoslavia. Così fu firmato il trattato di pace il 10 febbraio 1947 che assegnò alla Jugoslavia: Istria, Fiume, Zara e gran parte delle provincie di Trieste e Gorizia. Erano del Regno d’Italia dalla fine della Grande guerra. Nel secondo dopoguerra, quindi, gli esuli istriani, fiumani e dalmati si ritrovarono a cercare la patria. Alcune migliaia di loro la ritrovarono proprio in Toscana, che utilizzò all’uopo oltre 20 Centri raccolta profughi. Altri si fermarono in Veneto, Piemonte, Lombardia, dove c’era il lavoro.

Determinante è stata la collaborazione alle ricerche sul campo di Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi (AR), nonché di Francesco Ostrogovich, soprattutto per quanto concerne l’indagine iconografica sull’esilio a Massa Carrara, entrambi soci dell’ANVGD.

Al termine della relazione di Varutti si è aperto il dibattito con vari interventi tra i quali si ricordano quelli di Gianluigi Ottani, con avi di Pola, che ha citato il Campo profughi di Larderello, una frazione del comune di Pomarance, nella provincia di Pisa, e di Eugenio Baborsky, esule di Fiume, che ha ringraziato l’iniziativa del Comune per lo Scaffale del Ricordo.

Le conclusioni dell’incontro sono state tratte da Lorenzo Del Barga, Consigliere comunale incaricato alle tradizioni storiche. “Probabilmente continueremo questa iniziativa per fare cultura sul confine orientale anche il prossimo anno vista la partecipazione e l’interesse suscitato – ha detto – e chiediamo rispetto per tali attività, come per la panchina tricolore che inaugureremo presto, per non dimenticare i tristi fatti accaduti”.

Era presente in sala Corsi, tra gli altri, Guido Giacometti, di avi istriani, coordinatore dell’ANVGD per la Regione Toscana, che ha collaborato e patrocinato il volume di Varutti.

Fonte: ANVGD Udine

 

0 Condivisioni