Per San Martin, ogni mosto xè vin

11.11.2025 – Oggi 11 novembre ricorre SAN MARTIN.

Che cosa è rimasto di quegli stupendi San Martin di allora?

Di quando eravamo TUTTI là, a casa?

Solo ricordi, tanti e, con forza e caparbietà, tenuti stretti nella mente e nel cuore.

A Orsera, tutti gli 11 novembre, si festeggiava San Martin patrono del paese. Lo si celebrava da sempre, fino al 1947, sempre allo stesso modo.

Festa granda, messa cantada da quel coro in cui cantava anche la mia mamma Etta. Che ha smesso di cantare dalla morte di papà, a quarantotto anni. Quel coro che intonava inni, il Te Deum di ringraziamento, la chiesa gremita.

Tutto il paese vi partecipava, tutti elegantissimi con i vestiti più belli, tanto che molti dovevano star fuori dalla chiesa, soprattutto noi pici.Con nostra somma gioia. Liberi de sbrisar giù da quei lucidi scivoli di pietra bianca che fiancheggiano la scalinata di accesso alla chiesa. E che sbrisade, e che sburtoni per non perdere il turno, e quante ginocchia sbucciate per le cadute. Si scivolava a grande velocità, tanto da esserne quasi inebriati.

Che sgridate alla fine della cerimonia, quando le mamme trovavano i bambini in disordine, soprattutto noi picie con i nastri, prima perfettamente stretti ai capelli, ora tutti sghembi o persi! Noi tutti felici, senza fiato per le gare di corsa sui gradini per chi “che sbrisava de più”. Non importava essere rimproverati, il divertimento meritava anche questo: eravamo piccoli ma lo mettevamo in conto.

Poi a casa a festeggiare con i cibi della festa, pranzi importanti, preparati con amore e cura.

San Martin xe un bon compagno,

Mi no bevo se no magno… 

San Martino, c. 1500. Collezioni di Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris.

La tradizione voleva che per San Martin gruppi di allegroni andassero di casa in casa, anzi, di cantina in cantina, per chiedere un bon bicer de nero. Spesso le padrone di casa invitavano i bontemponi ad entrare, offrivano loro manciate di frutta secca: nose, nosele e mandole, per farli andar via e liberarsene al più presto.

Il vino era giovane, dolce e frizzante, tanto da darne un bicchiere, solo per quel giorno, anche ai ragazzini. Si pensava avesse doti terapeutiche:

El vin novo el maza el vermo.

Lo si beveva quasi mosto. Dopo la vendemmia, momento di felice aggregazione tra famiglie parenti e amici, anche là con cantate spensierate:

La bela Violeta la va…la va… cantavano le ragazze piene de morbin. L’uva, messa nelle grosse tinozze, veniva portata a casa per la pigiatura a forza di gambe. E tanti uscivano da quelle botti mezzi ubriachi dalle forti esalazioni emanate dalla pigiatura.

Ma quanta allegria e quanto entusiasmo!

Ancora oggi in Istria si produce tanto ottimo vino, come allora, quando era fonte di reddito per le famiglie. Da Orsera il vino partiva per Trieste e per Chioggia.

Oggi non so che direzione prenda; so che i produttori lo vendono ai turisti intenditori a ottimi prezzi (per i produttori).

Oggi a Orsera si festeggia, da una manciata di anni, San Martin, dai vecchi Orsaresi e dai Vrsaresi, arrivati nelle nostre case vuote, da noi abbandonate e da noi ancora amate.

Sono stata ad Orsera anni fa, un 11 novembre. Mi avevano avvisato che si festeggiava di nuovo “come una volta”. Pioggia forte, bora, freddo. Non si riusciva a tenere gli ombrelli aperti, ma il curioso desiderio di vedere com’era il festeggiamento mi ha fatto tener duro e arrivare in Piazza. La già Piazza Egidio Grego, oggi non so il suo nome.

Foto: IRCI

Un immenso tendone, odori “diversi” di cibi diversi, decisamente balcanici. Incontrare solo volti sconosciuti, sentir parlare una lingua che non conosco… e via, via…

Ancora una volta non mi sono sentita più “a casa”. Via… via verso la mia “nuova casa”, che ancora dopo 78 anni non sento mia come quella dove sono nata, con ancora le piastrelle che nonna Anna aveva rinnovato nel 1943, ancora quelle, sempre quelle.

Di quella casa ricordo metro dopo metro, gradino dopo gradino, ammobiliata com’era. Diventata estranea, anche la casa, come il paese, come chi ci abita.

Ma oggi è l’11 novembre, SanMartin. Giornata qualsiasi feriale, con la nostalgia di quelle scivolate meravigliose di quasi ottant’anni fa. Con il desiderio di far ancora quelle sbrisade.

Che dubbio! Sarei in grado di farlo ancora?

Anna Maria Crasti

Consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia

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