opinione.it – 201107 – 1947: l’anno della svolta

di Sandra Giovanna Giacomazzi

1947, l’anno della svolta. Così si intitolava il convegno tenutosi per l’intera giornata di sabato scorso presso la Fondazione Sandretto Rebaudengo di Torino. Organizzato dal Centro Pannunzio e la casa editrice Genesi, il convegno si proponeva come occasione per una riflessione storica sui vari aspetti che rendono quell’anno “particolarmente importante e fecondo”, pur trattandosi di un periodo “tormentato, animato da forti passioni e scosso da profonde, laceranti conflittualità che hanno pesato sulla storia successiva”. Per alcuni, il’47 fu l’anno in cui l’Italia scelse “la conservazione piuttosto che le riforme. Per altri, fu l’anno in cui Alcide De Gaspari, Luigi Einaudi e Giuseppe Saragat salvarono l’Italia “da una dittatura comunista incombente, facendo fare al Paese una scelta di campo inequivocabilmente occidentale e liberaldemocratica”.

I temi degli interventi testimoniano quanto quell'anno fosse ricchissimo di eventi importanti sia dal punto di vista storico che da quello culturale: “Saragat e la scissione socialista di Palazzo Barberini”,” Il trattato di pace e l’esodo giuliano-dalmata”, “Alcide de Gasperi e la scelta di campo”, “Luigi Einaudi salva la lira”, “28 dicembre muore Vittorio Emanuele III”, “Elio Vittorini non suona il piffero della rivoluzione: la fine del Politecnico”, “L’utopia giellista e la fine del Partito D’Azione”, “Il partito comunista dal dopoguerra all’art. 7 della Costituzione”, “La guerra fredda”, “Mario Scelba, ministro degli Interni”, “Sicilia, 1° maggio: la strage di Portella delle Ginestre” e “27 dicembre: viene firmata la Costituzione della Repubblica”. La scelta dei relatori rispecchia la tradizione del Centro Pannunzio di discutere di temi importanti offrendo una ricostruzione storica senza faziosità né ideologia, mettendo a confronto opinioni, però, tutt’altro che neutrali, anzi, discordanti, offrendo a chi ascolta la libertà di trarre le proprie conclusioni. E’ stato il compito dell’editore della casa editrice Genesi Sandro Gros Pietro ricordare come nel 1945 Elio Vittoriani fondò la rivista, “Il Politecnico”, per l’editore Einaudi. E come furono proprio l’apertura culturale della rivista e le posizioni assunte da Vittorini in merito alla necessità di una ricerca intellettuale autonoma dalla politica e quindi non “organica” a suscitare la famosa polemica con Palmiro Togliatti che consegnò la rivista alla sua chiusura prematura proprio nel 1947. Lo storico e giornalista, Giancarlo Lehner, ha fornito un elenco di strage e mattanze, raccapriccianti racconti d’eccidi ai quali ormai ci hanno abituato i libri di Giampaolo Pansa, ma non per questo meno ripugnanti. Molto meno conosciuto è il ruolo determinante che Togliatti ebbe nei Patti del Laterano trattando direttamente col Vaticano, contro la volontà dei membri del proprio partito, agendo secondo le direttive di Mosca. Contribuendo, quindi, alla formulazione del articolo 7 e alla commistione di fatto fra stato e chiesa, scelta che logora ancora la politica odierna.
E’ toccato al Professor Francesco Fiordaliso, dirigente scolastico del Liceo classico Giovanni Pantaleo di Castelvetrano in provincia di Trapani raccontare la strage di Portella delle Ginestre del 1° maggio del 1947.

Fu la prima strage della Repubblica che avrà in comune con tutte le altre stragi che seguiranno: le tante teorie riguardanti mandanti diametralmente contraddittori ed irrisolvibili. Last, but not least, il dulcis in fundo, nel suo senso letterale, non quello ironico, è stato l’intervento di Tito Lucrezio Rizzo, Consigliere Capo servizio della Presidenza della Repubblica e professore di Storia del Pensiero giuridico UniMarconi che ha parlato della costituzione della repubblica con tanto eruditismo quanta passione, due qualità non facili da coniugare. Chi ha avuto la resistenza di arrivare fino all’ottava ora del convegno è stato premiato da una lezione di diritto eccezionale. Se il pubblico dava qualche segno di sonnolenza e assuefazione prima della sua “lezione”, a giudicare dalla folla che lo circondava a fine convegno, non solo è stato risvegliato, ma si sarebbe fermato per una nona ora. Difatti gli è stata estorta una promessa di tornare a Torino per altre iniziative del Centro Pannunzio.