Nino e Drago, divisi dalla guerra e riuniti in un libro

Ci sono storie che il tempo lascia passare con apparente noncuranza, irreparabilmente destinate a sbiadire poco a poco. Ma ci sono accadimenti che arrivano a illuminarle e a ridar loro voce, un attimo prima che scompaiano, chiuse nella tomba di chi le ha vissute. Così è successo alla storia di Nino Pilato e l'amico Drago, riscoperta, ricostruita e raccontata dalla figlia del primo, Paola Pilato Gualini, 47 anni, di Bergamo, nel libro «Breve storia di un'amicizia» (Edizioni Progetto) recentemente pubblicato e selezionato tra i finalisti del festival letterario «Scripta» di Martina Franca. Con papa Nino e mamma Rosanna, bresciana di Montichiari, che oggi ha 81 anni, Paola approda a Bergamo nel 1969, dopo aver vissuto in diverse città italiane per seguire gli spostamenti del padre, ufficiale militare nell'Artiglieria, morto nel 2003, tre anni dopo l'amico Drago.

 

Lui è un uomo riservato e discreto, non racconta molto di sé alla figlia: è nato a Pola, ha trascorso la giovinezza ad Abbazia, in Istria. Da lì era partito nel '39 all'inizio della Seconda guerra mondiale, per il servizio di leva. Per non farvi più ritorno fino al 1975. Con la famiglia arriva ad Abbazia e li cerca l'amico di sempre. «L'incontro tra mio papa e Drago è stato indimenticabile – ricorda Paola – non si vedevano da molti anni e ora parlavano tra loro, in veneto, con grande  confidenza. E io nemmeno sapevo che mio padre sapesse il dialetto». Ma la cosa che più colpisce Paola è la tristezza che scorge negli occhi di quell'uomo. Al momento dei saluti, Drago consegna un pacco a Nino, con la raccomandazione di aprirlo soltanto una volta varcato il confine. All'interno l'ufficiale ormai in pensione, dopo una carriera militare fino al grado di generale di brigata, trova un album di fotografie: le immagini risalgono al 1936, l'ultima vacanza estiva in campeggio che lui, Drago e gli amici istriani hanno trascorso insieme prima di venire separati dalla guerra. Il biglietto d'accompagnamento dice: «Caro Nino, ora lo so, tra tutti coloro che appaiono nelle immagini del nostro passato, tu sei colui che saprà con fedeltà e amore mantenerli in vita».

 

Una volta tornata a casa, la vita di Paola riprende il suo corso: diploma al liceo «Sarpi» in Città Alta laurea in filosofia alla Cattolica di Milano, il matrimonio con Ruggero e le due figlie, Viola e Silvia. Oggi Paola insegna letteratura all'istituto «Natta» di Bergamo. E per raccontare quell'amicizia che ha superato la guerra e il tempo, è diventata scrittrice. «Alla morte di mio padre -racconta – ho sentito la necessità di fare qualcosa per mantenere viva la sua memoria. E la responsabilità di raccogliere le parole che Drago gli aveva lasciato, come un testamento, dopo il loro ultimo incontro», spiega. Sfogliando quell'album Paola inizia a ripercorrere minuziosamente le vicende del passato, a riordinare i racconti del papa e raccoglierne di nuovi. Come i tasselli di un mosaico sparpagliati dal tempo, ognuna di quelle fotografie inizia a svelare la sua storia. Il filo rosso che lega la vita personale alle vicende del mondo. L'amicizia che unisce due uomini a dispetto degli anni passati, delle ragioni politiche e delle ideologie. Drago (il nome scelto da Paola per celare la vera identità del diplomatico serbo) e Nino si conoscono da ragazzini, ad Abbazia, negli Anni '20. Frequentano la stessa compagnia e sono molto legati, nonostante l'uno sia serbo e l'altro italiano. Nel '36 gli amici italiani di Drago, ormai, indossano tutti con orgoglio la divisa avanguardista. Questo fatto, però, non influisce minimamente sull’affiatamento del gruppo. Ma nel '40 la guerra arriva anche in Istria, che, l'anno seguente, viene occupata dai tedeschi. Si formano perciò gruppi di resistenza e Drago inizia a parteciparvi. Rimane poi affascinato da Tito e diventa militante comunista al suo seguito. Nino intanto parte per l'Italia, chiamato alla scuola militare di Nocera Inferiore, in Campania. Dopo l'8 settembre si unisce agli Alleati sbarcati a Salerno e inizia a risalire l'Italia. Nel frattempo per la mamma di Nino, Emilia, unica della famiglia ormai rimasta ad Abbazia, diventa rischioso rimanere in Istria: erano gli anni delle foibe. Drago è informato della cosa. Decide di intervenire con la sua squadra e, pur rischiando di venire scoperto, la porta in salvo facendola espatriare in Italia. Nel frattempo, Nino prende volontariamente servizio nel primo Raggruppamento motorizzato, poi Corpo italiano di liberazione. Al termine della guerra, l'Istria passa alla Jugoslavia e lui, che ormai aveva scelto la carriera di militare, non potrà più ritornarvi. Dall'altra parte, durante il governo di Tito, Drago si avvia a un'altrettanto brillante carriera diplomatica. La tristezza che Paola ha visto nei suoi occhi rappresenta, probabilmente, la delusione per una vita spesa interamente per un ideale di cui aveva visto il tragico fallimento nelle ferite del suo Paese. Ma non tutto è perduto. «Io credo che quel regalo – spiega Paola -fatto proprio a mio padre, sia stato un ultimo gesto di speranza».                

 

Maddalena Vicini su L'Eco di Bergamo del 21/02/2008