Nella lontana Fertilia, in Sardegna, un ristorante tipicamente istriano

Edda Sbisà, esule da Orsera, lo gestisce insieme alle tre figlie. Ne parla in un servizio a firma di Nicola Nieddu, anche La Nuova Sardegna

Il titolo del servizio è “Ci vediamo da Sbisà, bar istriano di Fertilia”. Sommario: “Storia di Edda, novantatré anni, arrivata a Fertilia nel secondo dopoguerra in cerca di una vita nuova”. A firmarlo, pochi giorni fa, sulle pagine de La Nuova Sardegna”, Nicola Nieddu, giornalista e da tempo collaboratore della testata da Alghero.

“Novantatré anni a luglio e quasi settanta trascorsi nel suo bar-ristorante. Edda Sbisà è la vera memoria storica di Fertilia – spiega Nieddu –. Donna d’altri tempi, con un carattere forte, forgiato dalle esperienze di vita, ma allo stesso tempo generosa e di grande simpatia. Quando arrivò nella borgata giuliana era una ragazza. La sua famiglia, come tante altre, scappava da quelle terre che, con il trattato di Parigi del 1947, erano state annesse all’ex Jugoslavia. La promessa di una casa e di una vita ‘nuova’. A Fertilia, una sorta di piccola Istria, si respira ancora oggi l’aria di quell’esodo e lo si respira anche attraverso i racconti di Edda Sbisà, ma anche attraverso il suo locale che il prossimo anno compirà settanta anni. Da qualche anno è gestito dalle tre figlie: Lorena, Betty e Barbara, alle quali ha trasmesso l’amore per il lavoro e per la famiglia. Una vita vissuta in gran parte con il marito Gianni Calebotta, scomparso nel 2003. Anche lui esule, ma da Zara, aveva conosciuto Edda proprio a Fertilia. Ancora oggi la signora Edda va al locale e verifica che tutto sia in ordine. Difficilmente le sfugge qualcosa. Sino a pochi anni fa stava dietro il bancone a servire i clienti, sempre in ordine, con il suo immancabile camice che era la sua divisa da lavoro”.
Per la cronaca aggiungeremo che Edda Sbisà è esule da Orsera. La lasciò negli anni dell’esodo insieme alla famiglia per sistemarsi provvisoriamente nel Campo profughi “Giacinto Gallina”; poi si trasferirono a Fertilia, il padre Toni, la madre Ucci le figlie Edda e Iris e il figlio Rico. Lo storico bar di Edda Sbisà e figlie è situato in via Pola. Si tratta, secondo alcune fonti, dell’ultima e oggi unica attività commerciale ancora gestita a Fertilia da una famiglia di esuli istriani.

“Furono mio nonno Toni e mia nonna Ucci – ha raccontato a Nicola Nieddu Lorena, la più grande delle figlie di Edda Sbisà – ad avere l’idea di aprire un bar ristorante a Fertilia, dove all’epoca non c’era niente. Mio nonno all’epoca era comandante di Marina e mandava i soldi che servivano per le esigenze quotidiane, ma anche per realizzare il bar. Quel bar che avrebbe tenuto unita l’intera famiglia. E ha avuto ragione perché da allora tutta la nostra famiglia ci ha lavorato. Mia madre che aveva già avuto un’esperienza lavorativa in un bar di Venezia e mio zio Enrico, fratello di mamma, che aveva fatto il pasticcere nella famosa azienda Colussi. Il primo nome che mio nonno scelse fu Bar Italia, una sorta di atto d’amore nei confronti della nostra patria”.
“Per tutti gli abitanti di Fertilia il Bar da Sbisà è sempre stato un punto di ritrovo per un caffè, una chiacchierata tra amici, una partita a carte o a biliardo o anche per ascoltare la musica del momento – racconta Nieddu nel suo servizio –. Il locale aveva uno dei juke-box più grandi in commercio e, per ravvivare le giornate, aveva persino fatto installare delle casse acustiche sotto i portici, all’ingresso del locale. Così come era famoso lo spritz di Edda e quando le chiedevano una ‘raffica’, lei metteva sul bancone dieci bicchieri di spritz. Ancora oggi, andare da Sbisà è come fare un salto nel tempo anche attraverso la cucina, quella genuina, come fatta in casa. E anche nel menù, da Sbisà, dove Lorena è la cuoca, c’è sempre posto per la cucina istriana. Ogni mercoledì c’è la cena tipica istriana con antipasti come, ad esempio, le sardine in savòr e il baccalà in bianco, gli spaghetti alla bùsara, frittura di pesce fresco con contorno che può essere il cavolo tagliato sottile oppure patate rosse. Infine chiusura con un dolce istriano come la palacinche, che sono una sorta di crepes con marmellata, oppure gnocchi ripieni di susine”.

“Gavemo portà avanti tute la nostre tradizioni e usanze – racconterà Lorena Calabotta, una delle figlie della signora Edda in un’altra intervista –; non xe Pasqua senza pinze, non xe festa senza capuzi, fiocheti e fritole. Nel nostro ristorante se magna sardele in savor, patate in tecia, jota, minestron de fasoi, strucolo de pomi e palacinche. Quando podemo andemo a riveder le nostre terre, come disi Edda, e ogni volta che arivemo e andemo via da Orsera per mamma xe una grande emozion anche se xe passadi tanti anni”.
In una locandina realizzata in occasione del 60.esimo anniversario dell’apertura del bar e che fa bella mostra di sé all’interno del locale, presente anche sulla celebre guida gastronomica di Internet Tripadvisor, sta scritto: “Sono passati 60 anni dal giorno in cui nonno Toni e nonna Ucci, esuli dall’Istria, aprirono il bar gelateria Sbisà a Fertilia, allora poco abitata e ancora da ultimare. Insieme a loro, i figli Edda, Iris ed Enrico: l’intera famiglia si dedicò al nuovo lavoro con entusiasmo e dedizione. Col tempo l’attività si è ampliata: è stato costruito il ristorante e si sono inaugurati la sala biliardo e il campo da bocce. Non è stato sempre facile, ma con coraggio e buona volontà ancora oggi l’attività continua. Un grazie sincero a tutti coloro che negli anni ci hanno sostenuto, consentendoci di continuare a fare il nostro lavoro, che amiamo e che è parte integrante di questa famiglia”.

“Ogni mercoledì si ripete l’appuntamento con la cucina istriana e la signora Edda Sbisà è li a dare consigli e a controllare che tutto vada bene, sapendo di avere la garanzia di Lorena ai fornelli, Betty e Barbara al bancone del bar e all’accoglienza dei clienti con il loro immancabile sorriso”, conclude nel suo servizio Nicola Nieddu.

Roberto Palisca
Fonte: La Voce del Popolo – 25/06/2022

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