Nazario Sauro simbolo delle vicende dell’italianità adriatica

10.08.2026 – Nazario Sauro il patriota istriano, il combattente per la libertà dei popoli, il volontario irredento, il Tenente di Vascello della Regia Marina, la Medaglia d’oro al valor militare.

Il 10 agosto 1916 a Pola il medesimo boia austriaco che pochi giorni prima aveva provveduto a Trento all’esecuzione di Cesare Battisti e Fabio Filzi, impiccò pure Nazario Sauro al termine di un processo in cui il sedicente prigioniero Eugenio Sambo, catturato dopo che il sommergibile Pullino era rimasto incagliato allo scoglio della Galiola all’entrata del Golfo del Carnaro, era stato riconosciuto come Nazario Sauro. Era stato addirittura messo a confronto con la madre e i due avevano finto di non riconoscersi: una situazione drammatica che venne immortalata nel monumento che la natia Capodistria avrebbe poi dedicato al marinaio irredentista mazziniano. Sarebbe stato un cognato austriacante a fornire la testimonianza decisiva per identificare il disertore dell’imperialregio esercito austro-ungarico e traditore che si era invece arruolato nella Regia Marina italiana.

Dopo l’esecuzione, Sauro fu sepolto di nascosto e nell’immediato dopoguerra le truppe italiane giunte a Pola riesumarono la salma dell’eroe e gli dettero degna sepoltura. Sauro entrò nell’empireo dei martiri irredentisti e divenne uno dei simboli della vittoria in quella che soprattutto per gli italiani dell’Adriatico orientale rappresentò la Quarta guerra d’indipendenza necessaria a completare l’unificazione nazionale.

Nazario Sauro prigioniero degli asutro-ungarici durante il processo a Pola

Tuttavia le traversie di Sauro non erano finite, andarono anzi di pari passo con quelle degli italiani dell’Istria, del Carnaro e della Dalmazia. A partire dal suo monumento, il quale fu distrutto in due momenti. Dapprima i nazisti, intenzionati a colpire un simbolo di italianità nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico che instaurarono dopo l’8 settembre 1943, abbatterono la parte superiore, ritenuta un punto di riferimento per l’aviazione alleata. Dopo la fine delle ostilità, quando Capodistria e l’Istria vennero occupate dalla Jugoslavia comunista di Tito, le statue bronzee furono fuse per farne bottino.

La stessa salma dell’eroe fu coinvolta nell’esodo dei 300.000 connazionali. Allorchè Pola, che nell’immediato dopoguerra era sotto Amministrazione Militare Alleata assieme a Trieste e Gorizia e non sotto Amministrazione Militare Jugoslava come Fiume ed il resto dell’Istria, fu invece ufficialmente assegnata alla nascente dittatura di Tito, la popolazione esodò in massa. Colpita a morte dall’attentato di Vergarolla (oltre 100 morti il 18 agosto 1946), la comunità italiana di Pola si portò dietro anche i suoi defunti, essendo giunte voci dall’Istria sotto occupazione jugoslava che non solo continuavano a sparire i rappresentanti di spicco dell’italianità autoctona, ma anche che le tombe italiane nei cimiteri venivano devastate. Fu l’Associazione Partigiani Italiani a farsi carico della riesumazione della bara di Sauro e a provvedere alla traslazione a Venezia in uno dei viaggi con cui la motonave Toscana trasportò 30.000 polesani su 32.000 verso i Centri Raccolta Profughi.

Da allora Sauro riposa finalmente al Sacrario del Lido di Venezia, di fronte alla sua Istria, e rimane ancora un simbolo di patriottismo fino all’estremo sacrificio e oltre, in cui il popolo dell’esodo si è identificato e ancora oggi lo commemora con orgoglio.

Lorenzo Salimbeni

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