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Mesic delira su Italia e Trattato di Parigi

Da La Voce del Popolo dell'8 dicembre 2007 

ZAGABRIA – Si sono aperti ieri a Zagabria i lavori del convegno scientifico di due giorni intitolato “La Conferenza di pace di Parigi e l’Accordo di pace con l’Italia (1946-47)”. L’importante appuntamento, organizzato dalle Accademie croata e slovene delle scienze e delle arti, è stato inaugurato dal presidente della Repubblica di Croazia Stjepan Mesić, il quale ha messo in rilievo che, il medesimo, contribuirà sicuramente allo studio del passato per fare in modo che il futuro non venga assillato dall’ipoteca delle falsità sul passato stesso. Le vicende di sessant’anni fa, tema di centro del convegno, a detta di Mesić, non hanno perso d'importanza nemmeno oggi, quando la Croazia e la Slovenia sono due Paesi indipendenti.

Soffermandosi sulle vicende in questione, in veste di politico e dall’ottica dell’attuale Croazia, nonché dei problemi ai quali va incontro sulla scena politica interna ma anche a livello regionale e in una più ampia dimensione europea della politica estera, Stjepan Mesić ha evidenziato due elementi i quali, secondo lui, sono di fondamentale importanza per la Repubblica di Croazia. Il primo, a suo avviso, quando parliamo della Conferenza di pace di Parigi e dell’Accordo di pace con l’Italia, riguarda il fatto che "sessant’anni fa Pola, l’Istria, Fiume, Zara e le isole, sono tornate alla Croazia; il secondo elemento, invece, va visto dall’ottica che, in questo modo, è stata creata la base giuridica non solo per la normalizzazione dei rapporti con l’Italia, ma anche per gli Accordi di Osimo grazie ai quali tutte le cose sono state finalmente messe al posto giusto".

«Accordi intoccabili»

Mesić, in questo contesto, ha osservato che gli accordi in questione hanno creato una solida, perenne e intoccabile base dei rapporti jugoslavo-italiani, sottolineando che dopo lo sfacelo dell’ex Federazione, della quale la Croazia e la Slovenia sono Paesi successori, i medesimi documenti sono altrettanto intoccabili e la base fondamentale di tutti i rapporti tra i nuovi Stati indipendenti e l’Italia.

«Volevano negarci ciò che è nostro»

Questi, secondo il presidente croato, sono dati di fatto i quali, "ovviamente, hanno anche una loro storia precedente", nella quale rientra il fatto che, nel corso dei negoziati che hanno preceduto la firma dell’Accordo di Parigi, "anche alcuni nostri alleati hanno cercato di fare sì che non ci venisse dato qualcosa che era da sempre nostro". Questi tentativi, ha detto Mesić, sono andati a vuoto: "Noi oggi, in Croazia ed in Slovenia, come pure i nostri vicini italiani, dobbiamo sapere che cosa è successo e dobbiamo avere la forza e la volontà di affrontare la verità dalla nostra e dalle altre parti per edificare il futuro sulla verità sul conto del passato”, è stato categorico Mesić.

Crimini, li condannino ambedue le parti

In questo contesto, ha fatto notare che pure a lui, antifascista dichiarato, non va a genio il fatto che anche dalla parte degli antifascisti ci siano stati dei crimini. “Ci sono stati e io lo riconosco e li condanno. D’altra parte, anche gli italiani devono riconoscere i crimini compiuti da noi dall’occupatore fascista”, ha precisato. A conclusione del suo intervento, ha asserito che per lui, quale politico al quale per volontà degli elettori è stata affidata la massima carica del Paese, anche questo convegno è l’occasione per rendere il dovuto omaggio a coloro che hanno avuto meriti incancellabili nella lotta contro il fascismo permettendo in questo modo la creazione della Croazia nell'ambito degli attuali confini.

«Spetta alll'Italia combattere l'irredentismo»

Al convegno in parola che ha raggruppato eminenti storici croati e sloveni, prendono parte anche i presidenti delle rispettive Accademie delle scienze e delle arti Milan Moguš e Boštjan Žekš. Gli accademici Davorin Rudolf e Jože Pirjevec, membri del Comitato organizzatore, hanno rilevato che è sicuramente un bene che vengano trattati temi di una simile importanza per ambedue i Paesi.
Rudolf ha anticipato che nel corso dei lavori si parlerà anche degli "obiettivi irredentistici di alcuni gruppi politici e di alcuni singoli in Italia", precisando che la lotta contro l’irredentismo deve venire condotta principalmente dall’Italia democratica e dalla sua élite politica e intellettuale.
Terminato il suo intervento, il presidente Mesić ha auspicato che le questioni alle quali il convegno è dedicato, nei prossimi due anni siano tema di colloqui con i presidenti italiano e sloveno nei quali si includa anche il capo dello Stato montenegrino.

«Trieste, danneggiata soprattutto la Slovenia»

Tra i primi relatori, vi è stato l'accademico sloveno Jože Pirjevec, il quale si è soffermato sul ruolo della diplomazia jugoslava a Parigi e sulla questione di Trieste. A suo avviso, gli alleati occidentali non volevano che la Jugoslavia arrivasse fino al capoluogo giuliano: tale decisione "ha danneggiato più di tutti la Slovenia". In questo contesto, ha osservato che la Jugoslavia "è stata costretta a firmare l'accordo di pace di Parigi sottostando alle pressione esercitate dalle grandi potenze, principalmente dall'Unione Sovietica". Anche l'Italia, dice Pirjevec, ha dovuto fare altrettanto ovvero firmare il documento in seguito alle pressioni delle grandi potenze. In questo modo, è stata creata una situazione diversa con nuovi confini.
L'accademico Petar Strčić, da parte sua, ha spiegato che con l'Accordo di Parigi del 1947, l'Italia ha definitivamente perso i territori dell'Adriatico orientale e, allo stesso tempo, sono stati definiti i confini interstatali marittimi. Trattando l'argomento, ha asserito che i croati, "per la prima volta nella loro millennaria presenza nella propria Patria, nel 1947 hanno racchiuso entro i confini nazionali e statali gran parte del mare Adriatico, dove era stato formato anche il primo Stato croato".

Silvano Silvani

 

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