ANVGD_cover-post-no-img

Mar franco (Voce del Popolo 24 lug)

di Milan Rrakovac

E mentre dura il tiremmolla slo-cro sul confine, in un colloquio per il Novi List (esce oggi) dico che sarebbe necessario o permettere alla Slovenia lo sbocco in mare aperto, oppure realizzare un condominio o, meglio ancora, lasciare le cose così come stanno, e quando la Croazia entrerà nell'UE, allora sarà indifferente dove si trova il confine marittimo. Sarà allora MAR FRANCO…

Ma, sottolineo, parallelamente bisogna condizionare l'accordo a una completa soluzione del problema; in primo luogo la Slovenia deve permettere, quale propria priorità, una celere costruzione dei segmenti autostradali Rupa-Trieste e Macelj-Maribor, come pure della strada a scorrimento veloce Dragogna-Salvore…

Però, la crisi finanziaria evidentemente si sta tramutando in una crisi economica, strutturale e di civiltà, per cui sia la Croazia sia la Slovenia sono minacciate dalla bancarotta all'argentina (come tanti altri Paesi, e non solo quelli in transizione!), mentre le nomenclature al potere non sono capaci (né a Zagabria, né a Lubiana) di intraprendere radicali misure economiche – a parte la riduzione delle paghe e delle pensioni.

E sarebbe necessario prima di tutto tagliare ai vertici dello Stato in quanto tale; ridurre l'apparato burocratico, abolire quattrocento dei circa cinquecento comuni, abolire o almeno ridurre le sovvenzioni alle istituzioni statali e parastatali (ferrovie, agenzie, ente elettroenergetico, posta e telecomunicazioni, chiesa, ma anche ministeri); introdurre una tassa progressiva e non che i capitalisti per ogni kuna abbiano un profitto di una kuna e mezza! Etc, etc, etc…

Cussì come la va, invesse – mal me la sento e bruta me la vedo! E alora, daghe mi de novo 'ste sempre istesse storie viecie-stare, sperando che 'sto preparando i nostri giovani come se pol viver ben senssa gnente in scarssella.

E allora l'uomo cerca il modo per sopravvivere, e la mia generazione (e anche quelle più vecchie), ricorda le formule per la sopravvivenza.

Mi ricordo come arrivavano i contrabbandieri con la merce da Trieste e fingevano di sussurrare, ma dovevano gridare per farsi sentire; su donne roba d'Italia, fili, aghi, bottoni. Se non hai soldi, paghi la merce con salsicce, formaggio, una bottiglia di vino…

Ricordo quando arrivavano i pescatori di Fontane, con cassette piene di pesce su un carretto con un somaro. Paghi nuovamente in natura, un sacchetto di frumento, un chilo di fagioli, un po' di mandorle…

Ricordo quando arrivavano i pentolai di Rakalj, si scambiava misura-per misura…

Ricordo che arrivavano con le loro imbarcazioni i Sansigoti, con botti di vino; e i veci Polesani comprava vin co'i veci vestiti, caso mai tochi de divise austriache e italiane…

Ricordo come saltavamo i recinti dell'Arena a Pola e ascoltavamo gratuitamente l'"Aida", e i più vecchi muloni dal Museo saltavano oltre il muro (due metri d'altezza!) e entravano gratuitamente a ballare al Circolo; ricordo come estraevamo le conchiglie e mio fratello e Arduino dipingevano su di loro l'arena e poi le vendevamo ai marinai e ai frequentanti il Politecnico ferroviario; ricordo che dai marinai americani ottenevamo sigarette Lucky Strike (che se legeva Luki štrike) in cambio di uva; ricordo come saltavamo in mare vicino al macello austriaco e nuotavamo fino a Stoia – dove iera le mule più belle e se pagava l'ingresso…

E dopo soto Venessia anche se podeva: i contrabbandieri e i ladroni (perfettamente organizzati e collegati con i Ciosotti!) vendevano sale e olio e vino e legno di quercia e agnelli e pecore e buoi. E dopo el beato nostro Kaiser un Koenig gaveva ordinado che ogni marinaio nella Kriegsmarine el devi gaver due bicieri de vin al giorno, cussi che i Istriani e i Dalmati i vendeva vin come pan!

E questa non è una formula che si possa definire sensazionale. Questa è una formula dell'epoca post-monetaria e post-commerciale proposta alla civiltà da Kenneth Galbraith una trentina d'anni fa (suo figlio è stato ambasciatore a Zagabria). Di questo, sicuramente, ho già scritto anche qui, ma le cose buone vanno ripetute (repetitio est mater studiorum, anche se in ginnasio scherzavamo – mater stupidorum); una combinazione di comunità umana primordiale, di scambio naturale e di alta informatica quale prospettiva dell'economia mondiale.

Inssoma, ghe volessi crear MAR NOSTRO ADRIATICO FRANCO, perche anche quando circolava per de qua i corsari Saraceni o i Uscochi, iera piu libero 'sto mar beato, ma me par anche che ghe iera piu liberta de ogni tipo quando se „sofriva“ soto la Serenissima, i Imperi e i ricconi conti e vescovi istriani; per no contar ghe storie de conigli (by Drago Gervais) a i giovani come che se viveva ben nel "buio" yugo-comunista; o la storia che me contava mio nono Jure che el fascismo el iera bruttissimo, pero che el contadin el podeva vender tutto, ma tuttotutto – come paia, o letame de mansi e porchi…

Ma alora digo mi, ma cossa 'sta "demokratura" propio no la se bona de gnente???? Ma cossa nissun no se movi nelle gerarchie democratiche??? Robe de mati, gente mia!

0 Condivisioni

Scopri i nostri Podcast

Scopri le storie dei grandi campioni Giuliano Dalmati e le relazioni politico-culturali tra l’Italia e gli Stati rivieraschi dell’Adriatico attraverso i nostri podcast.