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Mantica: chi vuole la UE deve risolvere il passato (La Stampa 22 ago)

Sottosegretario Mantica, siamo veramente davanti a una svolta sulle restituzioni dei beni?

«Siamo lieti della decisione dell'Alta Corte, ma invito alla prudenza. Intanto il provvedi­mento riguarda solo una delle tante fattispecie. E poi il go­verno di Zagabria ha sempre tenuto una riserva, in attesa della pronuncia della Corte. E non esclude la necessità di una legge».

Soddisfatto a metà, quindi?

«Se la sentenza, di cui ancora dobbiamo leggere il dispositi­vo, è in grado di mettere in mo­to il processo, ci va benissimo. Se dobbiamo invece attendere una legge, siamo un po' per­plessi, perché i tempi si allun­gherebbero. E di molto, visti i precedenti. Nel 2003 una com­missione governativa italiana aveva sottoposto una serie di quesiti a Zagabria. Aspettia­mo ancora oggi la risposta…» La Croazia sta per entrare nell'Ue, sono possibili pres­sioni in quella sede? «La questione non è vincolan­te per l'ingresso. Però auspi­chiamo che, quando uno entra in una famiglia, entri con tut­te le grane del passato risolte. In ogni caso agiamo d'intesa con gli altri due Stati membri che hanno i nostri stessi pro­blemi con la Croazia: Austria e Slovenia».

Quando si arriverà alla solu­zione del contenzioso?

«Non so dirlo, ma stiamo fa­cendo passi avanti. Potremmo anche arrivare a un accordo bilaterale. Voglio ricordare che mentre la Slovenia ha ver­sato la sua parte dei 110 milio­ni di euro di risarcimento, la Croazia non lo ha mai fatto. Qualcuno ha anche ipotizzato una causa internazionale per rimettere in discussione la legalità del subentro di Croazia e Slovenia alla Jugoslavia in questa materia. Ma io credo che la soluzione debba essere politica. Noi la volontà di arri­vare a una conclusione l'abbia­mo manifestata chiaramente. Se ci affidiamo agli uomini di diritto e non ai politici temo che i nostri nipoti saranno an­cora qui a discutere».

pao. ste.

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