L’impegno politico dei rappresentanti ANVGD

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha spesso avuto suoi rappresentanti presenti all’interno dei consessi elettivi, come del resto fanno numerose organizzazioni, mentre altri preferiscono conferire premi e riconoscimenti ai rappresentanti istituzionali di destra o di sinistra appena entrano in carica. La Democrazia Cristiana ha costituito nell’immediato dopoguerra l’interlocutore privilegiato per gli esuli istriani, fiumani e dalmati, poiché era un partito patriottico e dichiaratamente anticomunista. Ovviamente ci fu anche chi trovò opportunità e visibilità all’interno di altri partiti, ma la Dc dette con maggiore assiduità spazio ai rappresentanti dell’Anvgd. Nel momento in cui la “balena bianca” cominciò a scivolare verso il centrosinistra e ad aprirsi alle coalizioni progressiste, i rappresentanti dell’Anvgd trovarono un ambiente ancora congeniale all’interno di varie correnti, soprattutto la fanfaniana e la dorotea.

Le votazioni inerenti il Trattato di Osimo in Parlamento e negli enti locali avvennero negli anni del compromesso storico, con la Dc più che mai sbilanciata a sinistra. Gli iscritti all’Anvgd così come altri rappresentanti dei partiti di maggioranza compirono quindi un gesto eclatante rifiutandosi di votare seguendo la linea politica delle rispettive segreterie nazionali. Essi, infatti, non solo cercavano di portare avanti le istanze del mondo della diaspora adriatica, ma dovevano anche rispondere ad una rigida disciplina di partito, per una questione di rispetto nei confronti di coloro i quali avevano fornito l’opportunità di candidarsi e di venire eletti. Volendo differenziarsi rispetto ai rappresentanti del Movimento Sociale Italiano, i quali votarono contro, ma erano in un partito che non rientrava nell’arco costituzionale, costoro scelsero soprattutto l’astensione o di non partecipare al voto. Si trattò di un ragionamento politico e non fu assolutamente un gesto di approvazione nei confronti del Trattato, che nessun esponente Anvgd avvallò mai col proprio voto favorevole in nessun consesso elettivo.

A Trieste si astennero perciò il consigliere regionale Mario Del Conte (Presidente del Comitato Anvgd di Trieste) ed i consiglieri comunali Pietro Ponis e Bruna Piemonte Sauli (dirigenti provinciali Anvgd). Sarebbero poi stati convocati dalla commissione probiviri della Dc, mentre il Senatore Paolo Barbi (Presidente nazionale Anvgd) ed il Deputato Giacomo Bologna (Consigliere nazionale Anvgd ed ex Presidente del comitato triestino), che votarono contro, come si può riscontrare negli Atti Parlamentari e nel libro “Quarant’anni da Osimo” (Wolters Kluwer – Cedam, Milano 2018),  non furono più ricandidati. Alla Camera sarebbe stato eletto Giorgio Tombesi, nuovo Presidente provinciale Anvgd, che fu capace di ottenere molte più preferenze nel collegio di Trieste rispetto a Corrado Belci, rappresentante della sinistra Dc morotea. Tombesi avrebbe poi votato contro il Trattato di Osimo mentre la nascente Lista per Trieste avrebbe avuto tra i suoi padri fondatori Bologna, proprio in rappresentanza della nostra associazione.

Bisogna anche precisare che negli anni del Memorandum di Londra Presidente nazionale Anvgd era il Sindaco del capoluogo giuliano Gianni Bartoli ed il Comitato provinciale di Trieste dell’Anvgd non registrò alcun calo nel numero di iscritti, ma anzi un aumento dovuto all’arrivo di nuovi esuli dalla Zona B e dalla striscia di Zona A del mai costituito T.L.T. che erano passate all’amministrazione civile jugoslava.

Venendo ad anni più recenti, Renzo Codarin e Bruno Marini, dirigenti provinciali dell’Anvgd nei primi anni Novanta, furono espulsi dal Partito Popolare (nuova denominazione della Dc) in quanto contrari all’operazione che Tina Anselmi, cui era stata affidata la federazione triestina commissariata, stava predisponendo in appoggio alla candidatura di Riccardo Illy a Sindaco di Trieste in accordo con gli ex comunisti del Pds. Da allora Codarin e Marini hanno trovato possibilità di svolgere la loro attività politica nell’ambito del centrodestra, senza mai dimenticare di essere rappresentanti della diaspora adriatica. Codarin in particolare, per aver ricordato in veste di Presidente della Provincia di Trieste il 25 aprile 1997 alla Risiera di San Sabba che dopo la Liberazione ci furono le Foibe e l’Esodo, fu fischiato, insultato e minacciato, ma non per questo sarebbe venuto successivamente meno ai propri impegni nei confronti dell’Anvgd e delle associazioni consorelle.

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