Lettere: ritorno a Borovnica (Il Piccolo 21 giu)

Puntuale come ogni anno è giunto dal Sud Africa, precisamente da Johannesburg, l’amico Edvino Opeka, nostro commilitone, vigile della Guardia civica di Trieste negli anni 1944/’45 come noi che siamo rimasti in pochi superstiti ultraottantenni.
Opeka era stato fatto prigioniero dei titini nel maggio 1945 e aveva passato tre mesi nel campo di concentramento di Borovnica, dal quale fortunatamente poté ritornare, con 34 kg di peso, ma vivo. Infatti, dei sette militi della Guardia, solo tre ritornarono. Andammo con Opeka a fare una gita proprio là, nel posto dove era stato prigioniero perché lui desiderava rivedere quel triste luogo. Ora Borovnica è un tranquillo paesotto lungo la linea ferroviaria verso Lubiana, abitato da pacifici agricoltori ed artigiani. Proprio là i detenuti italiani dovevano rifare un ponte ferroviario e inoltre rifornire di legname da bruciare le forze di polizia titine e i paesini. Il lavoro era pesante e il cibo poco, spiega il nostro Opeka che ci faceva da cicerone, e se qualche volta nel fondo della brodaglia trovavano una patata: era una festa.
Non sapendo il luogo preciso dov’era dislocato il campo di concentramento, chiedemmo a un giovane del paese dove fosse, e lui si offerse di accompagnarci e, parlando un po’ in italiano e un po’ in inglese, ci spiegò che dopo il crollo del passato regime «quando quei maledetti rossi se ne furono andati» (testuali parole) gli abitanti poterono vivere finalmente tranquilli. Col suo aiuto, passando tra belle casette, arrivammo al campo, dove logicamente sono state distrutte le baracche di legno e ora c’è un grande prato con un albero in mezzo, ma dove nessuno vuole costruire, perché spesso sotto terra viene scoperta una sepoltura umana. Opeka ricordò quei terribili momenti passati, ma lo sentimmo felice di essere stato con noi in quel luogo dopo oltre sessant’anni.
Oggi, ottantenne, quando torna qui nella sua Trieste alla quale, partendo, come tutti gli esuli ha lasciato il cuore, è felice perché la rivede sempre più bella, più moderna e accogliente, anche per le innovazioni che l’attuale amministrazione ha apportato.

Silvio Cargnelli