15.01.2026 – L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia esprime le proprie congratulazioni al comandante Giulio Marongiu, al quale il Presidente della Repubblica ha conferito l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”.
Istituito con la Legge 178/1951, è il primo fra gli Ordini nazionali ed è destinato a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari”.
Giulio Marongiu è nato a Pola nel 1938 e l’ha abbandonata da bambino dopo la Seconda guerra mondiale, durante l’Esodo che coinvolse il 90% della comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale e in particolare 30.000 polesani, la quasi totalità della popolazione del capoluogo istriano. In seguito, come tanti altri esuli giuliano-dalmati, non volle più tornare nella sua città natale, piena di ricordi d’infanzia e della sua famiglia, ma ormai snaturata dal regime comunista jugoslavo di Tito che aveva sconvolto abitudini, tradizioni e composizione etnica di Pola e di tutta l’Istria.
Trasferitosi nella città di fondazione di Fertilia in provincia di Sassari, ove si era raccolta una cospicua comunità di esuli, Marongiu avrebbe clamorosamente deciso di tornare a Pola all’alba degli 85 anni d’età, nell’estate 2023, sollecitato dal figlio Federico e da Mauro Manca, ideatori dell’Ecomuseo Egea di Fertilia. Sarebbe così cominciato un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio, in cui la barca Klizia avrebbe portato Giulio assieme ad un piccolo equipaggio dalla Sardegna all’Istria, incontrando lungo il tragitto altri esuli, fino a giungere anche a Capodistria, Pirano, Rovigno e finalmente Pola, accolto dalle istituzioni della Comunità Nazionale Italiana. Oltre alla sua vicenda personale, si chiudeva così un cerchio, poiché dall’Istria era giunta in Sardegna una flottiglia di pescherecci istriani partiti da Chioggia, con a bordo intere famiglie in fuga dal regime comunista che Tito stava consolidando. Queste imbarcazioni avrebbero compiuto nella primavera del 1948 il periplo dell’Italia per raggiungere appunto Fertilia, rimasta incompleta causa lo scoppio della Seconda guerra mondiale.
Giulio Marongiu non ha mai dimenticato le proprie radici, ha trasmesso tradizioni e cultura istriana ai suoi discendenti e poi ha trovato la forza di tornare a casa, dando un esempio di ricongiungimento tra le due componenti dell’italianità adriatica: la comunità autoctona che è diventata minoranza ed il popolo dell’Esodo, sparpagliato in tutta Italia e nel mondo. Quest’avventura è stata narrata nel docufilm RAI “Rotta 230° Ritorno alla Terra dei Padri” e nell’omonimo libro di Mauro Manca, mentre Marongiu stesso l’ha raccontata con tanta emozione portando la sua testimonianza alla cerimonia istituzionale del Giorno del Ricordo 2025 al Quirinale.
Congratulazioni a Giulio Marongiu per questo riconoscimento, che ha un valore simbolico collettivo e onora Fertilia e tutti gli esuli che hanno patito come Giulio. Rappresenta pure un attestato di stima per il percorso che le principali associazioni della diaspora adriatica stanno percorrendo seguendo l’esempio di Giulio: non dimenticare le tragedie patite, tramandare la capacità di rinascita e di conservazione identitaria dimostrate in esilio, cogliere le nuove prospettive e consolidare i rapporti con chi oggi mantiene viva l’italianità nell’Adriatico orientale.

