L’esodo giuliano dalmata nella provincia di Taranto [videoconferenza]

30.11.2025 – “Sparnissadi” in dialetto istriano significati sparpagliati, dispersi. Questa espressione viene spesso usata dagli esuli per definire la loro sorte in seguito all’Esodo del secondo dopoguerra.

I più fortunati dei 350.000 istriani, fiumani e dalmati che abbandonarono le terre che l’Italia cedette alla Jugoslavia comunista di Tito per effetto del Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 trovarono una sistemazione presso amici e parenti o erano dipendenti pubblici che furono ricollocati presso altre sedi. Ma la maggioranza transitò attraverso gli oltre 100 Centri Raccolta Profughi allestiti in condizioni penose in tutta Italia, isole comprese, tanto che a migliaia preferirono emigrare per cercare altrove nel mondo migliori condizioni di vita, ampliando gli effetti nefasti della diaspora.

Tra le città che in Italia accolsero, integrarono e dettero l’occasione di farsi una nuova vita ad una comunità giuliano-dalmata ci fu Taranto, la cui industria pesante assorbì in particolare operai provenienti da Pola. Una ricerca archivistica condotta dal Prof. Vito Fumarola ha studiato e quantificato scrupolosamente tale vicenda nella pubblicazione “L’esodo giuliano dalmata in provincia di Taranto” (ANVGD, Trieste 2025) che è stata presentata in videoconferenza dal Comitato provinciale di Milano dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

 

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