Le violenze subite dalle donne della frontiera adriatica

25.11.2025 – Norma Cossetto rappresenta un simbolo delle violenze subite dagli italiani e dalle italiane del confine orientale nella fase finale della Seconda guerra mondiale per mano dei partigiani comunisti jugoslavi. Il suo sequestro, lo stupro e la sua fine in fondo ad una foiba nella notte tra il 4 ed il 5 ottobre 1943 non furono tuttavia un caso isolato.

La studentessa istriana, Medaglia d’oro al Merito civile conferita motu proprio dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, simboleggia anche altre 450 donne che morirono in circostanze analoghe o comunque per mano jugoslava stando ad una stima effettuata da Marino Micich, Segretario generale della Società di Studi Fiumani. Oggi, 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, vogliamo ricordare anche queste vittime, infoibate come le tre sorelle Radicchi, una delle quali era incinta, o deportate verso l’ignoto, come Giuseppina ed Alice Abbà, madre e figlia che cercavano notizie del vigile urbano rovignese Giorgio Abbà, scomparso nelle tumultuose giornate che fecero seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943.

Non dimentichiamo che foibe e fosse comuni accolsero a migliaia anche gli sloveni ed i croati contrari all’instaurazione del regime comunista di Tito in Jugoslavia, eliminati spesso e volentieri insieme a tutta la loro famiglia e quindi nelle sepolture che continuano ad affiorare in Slovenia e Croazia c’è anche una componente femminile.

Violenza sulle donne in Istria, Carnaro e Dalmazia nel dopoguerra significò anche sconvolgimento della propria vita, sopravvivere in una continua sensazione di ansia e di paura per l’incolumità propria o dei propri congiunti, vedere stravolta la propria condizione da un nuovo regime oppressivo, dover abbandonare in condizioni di fortuna la propria casa, separandosi da affetti, lavoro ed averi. Le donne nell’Adriatico orientale avevano raggiunto status sociali ed economici superiori al resto d’Italia e dovettero rinunciarvi per affrontare le incognite dell’Esodo e le sofferenze della permanenza nei Centri Raccolta Profughi. Donne sulle cui spalle pesò più volte l’onere di mantenere unite famiglie colpite da lutti, privazioni ed umiliazioni.

Forme di violenza che colpirono tantissime donne della frontiera adriatica e che oggi in particolare vogliamo ricordare.

Lorenzo Salimbeni 

Donne alla mensa del Centro Raccolta Profughi di Brescia

 

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