02.05.2026 – Ogni anno ritornano. Appaiono sporadicamente durante l’anno, in manifestazioni politiche che si svolgono provocatoriamente a ridosso del 10 febbraio oppure in concomitanza con il 25 aprile, ma anche in contesti completamente differenti. Quel che però è purtroppo certo è che al corteo del primo maggio che ogni anno si svolge a Trieste in concomitanza con la Giornata internazionale dei lavoratori, in un momento di riflessione sui temi del lavoro, appaiono i nostalgici della Jugoslavia di Tito, con tanto di bandierone con la stella rossa e a volte anche curiosi travestimenti partigiani. Preannunciati quest’anno da un atto vandalico compiuto a danno dell’intitolazione toponomastica che a Trieste onora i Martiri delle Foibe, costoro sfruttano la coincidenza che il primo maggio del 1945 in una Trieste già sostanzialmente liberata dall’insurrezione del Comitato di Liberazione Nazionale cittadino il precedente 30 aprile entrarono le avanguardie dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia. Le truppe di Tito non stavano però soltanto liberando territorio nazionale (a Lubiana e a Zagabria non erano ancora arrivati) bensì si prodigavano in una spinta ad allargare i vecchi confini, ad annettere anche Zara, Fiume e la Venezia Giulia alla nascente Jugoslavia comunista, coronando così il sogno dei vecchi nazionalisti sloveni e croati. Non a caso parlando della dittatura instaurata da Josip Broz “Tito” a Belgrado si parla di nazionalcomunismo.

All’interno quindi di una manifestazione dedicata ai diritti dei lavoratori, si intrufolano gruppetti di nostalgici di una dittatura che non hanno mai sperimentato dal vivo, inneggiando ad una giornata che segnò l’inizio di quaranta giorni di terrore per la Venezia Giulia e il Carnaro. Zara aveva già dato il suo tributo si sangue nel novembre 1944. Il successivo 3 maggio anche Fiume fu occupata dai partigiani jugoslavi, analoga sorte toccò a Pola e all’Istria ed era spettata pure a Gorizia. Ciononostante il 5 maggio a Trieste, ove nel frattempo erano giunte anche truppe alleate, ci fu una manifestazione patriottica che ribadì l’italianità di Trieste ma fu sciolta a fucilate e raffiche di mitra dalle forze di occupazione jugoslave che uccisero 5 manifestanti all’incrocio tra Corso Italia e Via Imbriani e ne ferirono molti altri. Nei giorni seguenti l’OZNA, la famigerata polizia politica che entrava in azione nei territori “liberati”, compì retate ed arresti grazie anche a delatori ed informatori locali, comunisti italiani compresi, facendo sparire non solo fascisti o chi aveva collaborato con la precedente occupazione nazista, ma anche gli oppositori al progetto annessionistico jugoslavo, che interessava pure i grossi centri urbani giuliani e la fascia costiera istriana, zone in cui la popolazione italiana era nettamente maggioritaria rispetto alla componente slava che era invece la maggioranza nell’entroterra. Questa epurazione politica portò ad una nuova ondata di stragi nelle foibe, a marce forzate di trasferimento in terrificanti campi di concentramento e all’eliminazione anche di persone chiaramente antifasciste, tanto da costringere i CLN locali a tornare in clandestinità, mentre nel resto dell’Italia veramente liberata diventavano i primi interlocutori degli anglo-americani nel ritorno alla vita pacifica. Migliaia le vittime, di molte delle quali ancora oggi non si sa nemmeno dove siano state sepolte o infoibate.

A fronte di questi provocatori nostalgici di una dittatura rappresentante di quel comunismo equiparato dal Parlamento Europeo al nazismo, ci sono per fortuna manifestazioni che a Trieste e a Gorizia ricorderanno le vittime di quella feroce repressione, in gran parte civili. La Comunità degli Italiani di Fiume comunica inoltre che lunedì 4 maggio verranno per la prima volta ufficialmente commemorate nel Cimitero di Cosala le vittime dell’OZNA: «Il 3 maggio del 1945 la nostra città viene liberata dall’occupazione nazifascista, premessa necessaria per la costruzione di una società giusta e libera. Lo stesso giorno, molte famiglie di Fiume scoprono che la democrazia e la pace non sarebbero ancora arrivate. Fino al 31 dicembre del 1947 saranno almeno 652 [numero riportato dallo studio della Società di Studi Fiumani Roma e del Hrvatski institut za povijest Zagreb – “Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947)”, 2002] gli abitanti della nostra città fatti scomparire o assassinati per mano dell’OZNA, la polizia segreta jugoslava che assieme ai partigiani entra a Fiume il giorno della Liberazione dal nazifascismo. Molti degli scomparsi avevano anche partecipato attivamente alla lotta antifascista».
Lorenzo Salimbeni



