Le grandi e le piccole storie della frontiera adriatica al Salone del Libro con La Bancarella

15.05.2026 – La storia della frontiera adriatica in molteplici sfaccettature: storia istituzionale e memorialistica, riflessioni tra politica e geopolitica, guerra e dopoguerra. La Bancarella. Salone del libro dell’Adriatico orientale prosegue nella sua intensa programmazione nell’ambito della XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, dando risalto ad autori che sostengono con le loro opere lo sforzo divulgativo e di ricerca che caratterizza l’associazionismo della diaspora giuliano-dalmata in questa fase storica.

Il pomeriggio della seconda giornata della rassegna organizzata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia insieme al Centro di Documentazione Multimediale della cultura giuliana istriana fiumana e dalmata con la collaborazione di FederEsuli si è aperto con Fabio Tognoni (Vicepresidente dell’Associazione delle Comunità Istriane e di FederEsuli) e il suo L’Esodo Giuliano-Dalmata e la Questione del Confine Orientale. Memoria, Identità e Politica fra Italia e Jugoslavia (1943-1954), dato alle stampe l’anno scorso. In questo suo lavoro l’autore intende fornire «un Bignami di storia della frontiera adriatica, una raccolta di riflessioni, spunti, osservazioni e riferimenti storici destinati soprattutto agli studenti che devono muoversi in queste complesse pagine di storia del Novecento». Confrontandosi con Roberta Vlahov (Ufficio Stampa delle Comunità Istriane) e con Francesca Traldi (Segretario generale di FederEsuli) Tognoni ha ripercorso il suo avvicinamento alla storia delle foibe e dell’esodo, di fronte alla quale si trovò del tutto impreparato quando giunse per motivi di servizio a Trieste negli anni Settanta, mentre oggi si adopera affinchè questa storia sia sempre più patrimonio condiviso condividendo peraltro lo spirito europeo che ha dato vita all’esperienza di Nova Gorica Capitale Europea della Cultura insieme a Gorizia.

Con grande entusiasmo e cogliendo spunti di ricerca e suggestioni, Chiara Cacciavillani (Università di Padova) ha presentato il nuovo libro di Davide Rossi Il lungo Novecento della frontiera adriatica. Transizioni istituzionali e modificazioni giuridiche (Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2025) insieme all’autore. Un volume, che si propone di raccogliere i saggi che hanno caratterizzato un’intensa attività di ricerca e dedicati a diversi profili di storia giuridica ed istituzionale della frontiera adriatica, si rivela un testo di lettura scorrevole e a tratti appassionante, come evidenziato dalla professoressa Cacciavillani, la quale ha speso parole importanti soprattutto con riferimento alla Carta del Carnaro rispetto alla più celebrata e coeva Costituzione di Weimar, che si è risolta nell’avvento del nazismo, e alla mancata partecipazione al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 di giuliani, fiumani e zaratini, i quali ne avrebbero avuto tutto il diritto. Nelle pagine dell’accademico veronese di origine istriana affiorano anche biografie significative come quella di Francesco Salata, irredentista lussignano, ma convinto della necessità di salvaguardare le istituzioni autonomiste delle terre annesse al Regno d’Italia dopo la Prima guerra mondiale, però il centralismo sabaudo prima e l’autoritarismo fascista poi non tennero in considerazione le sue indicazioni, contribuendo così ad esasperare le tensioni nazionali in quest’area multietnica già scossa dal divide et impera tra opposti nazionalismi della fase finale dell’Impero austro-ungarico.

Dalla grande storia alle storie di famiglia: Cose dell’Istria. Il dramma dell’Esodo visto e vissuto attraverso gli occhi di un sacerdote di Paolo Crippa racconta una storia d’amore per una terra e la sua gente. Si tratta di un prozio dell’autore, prete vicentino dal carattere deciso, e dell’Istria, in cui il sacerdote arriva per caso e ben presto si innamora dei suoi paesaggi, del suo mare e dei suoi parrocchiani. Crippa ha trascritto i diari del suo antenato fornendo un ritratto sincero del percorso che condusse l’Istria nel vortice della Seconda guerra mondiale, alle foibe e all’esodo. Lo storico Gianni Oliva ha elogiato l’emotività che traspare da queste pagine perché «è così che oggi possiamo trasmettere in maniera efficace la storia ai giovani, a costo di rinunciare ad una quota di razionalità». Don Paolo Zecchin subisce le vessazioni dei partigiani e lascia l’Istria nell’aprile del 1945 solamente per andare a trovare un parente a Milano ed il precipitare degli eventi non gli consentirà di farvi più ritorno, lasciandogli una profonda nostalgia.

I terribili eventi che colpirono le province del confine orientale nella primavera del 1945 trovano ampia narrazione nel libro di Marino Micich (Segretario generale della Società di Studi Fiumani) Fiume, addio! L’epopea fiumana dalla Seconda Guerra mondiale al grande esodo 1940-1954 (Mursia, Milano 2026). «Gli storici si sono concentrati su Fiume dannunziana, il resto della sua storia è conosciuto in modo molto relativo – ha spiegato Micich confrontandosi con Roberta Vlahov – Le testimonianze fanno la memoria, io ho voluto scrivere un libro di storia usando documenti raccolti a partire dalla pionieristica ricerca cui collaborai nel 1998 sulle vittime di nazionalità italiana a Fiume». Il libro è di agile lettura, ma l’apparato delle note e delle fonti consultate è ampio ed articolato e in questo modo «si arriva ad un pubblico più ampio, ma anche il ricercatore trova i riferimenti per approfondire ulteriormente e la ricostruzione storica basata su fonti anche di provenienza croata ed ex Jugoslavia risulta inattaccabile». Emergono quindi i combattimenti attorno a Fiume con la disperata resistenza italiana di fronte all’avanzata dell’esercito jugoslavo, la fine degli autonomisti perseguitati dal fascismo e sterminati dai titini, l’urbicidio che annichilì l’identità fiumana spingendo all’esilio il 90% della comunità italiana che rappresentava la maggioranza della popolazione. Oggi tuttavia le istituzioni dei fiumani in esilio si rapportano con la città madre nel rinnovato clima di cooperazione europea , facendo ben sperare per il futuro.

0 Condivisioni