L’attività del governo italiano e del Cln dell’Istria per conservare la sovranità italiana nell’Istria occidentale

16.02.2026 – Questo pomeriggio, presso la sede dell’Associazione delle Comunità Istriane di via Belpoggio 29/1 a Trieste, si è svolto il convegno dal titolo “L’attività svolta dal Governo italiano e dal CLN dell’Istria per riuscire a conservare alla sovranità italiana almeno l’Istria occidentale”, coordinato dal presidente Giorgio Tessarolo e dedicato all’analisi delle iniziative politiche e diplomatiche messe in campo nel secondo dopoguerra sul confine adriatico.

Nel suo intervento, Lorenzo Salimbeni ha collocato la questione istriana nel più ampio contesto delle rivendicazioni jugoslave del primo e del secondo dopoguerra, richiamando il precedente del plebiscito carinziano dell’ottobre 1920. In quell’occasione, sotto la supervisione delle potenze vincitrici, la popolazione della zona contesa scelse di rimanere nell’ambito della Repubblica austriaca, nonostante la presenza di una consistente componente slovena. Un precedente che dimostra come il ricorso allo strumento plebiscitario fosse praticabile sul piano internazionale, ma che le autorità italiane non applicarono alla Venezia Giulia dopo la Prima guerra mondiale a differenza di quanto avvenuto con le annessioni risorgimentali. Salimbeni ha inoltre evidenziato le tensioni etniche e le politiche demografiche attuate in epoca asburgica, nonché il clima di diffidenza che caratterizzò l’amministrazione dei territori annessi, elementi che non crearono il precedente cui appellarsi nel secondo dopoguerra quando si parlò di plebiscito. Centrale, nella sua analisi, il condizionamento esercitato dal quadro geopolitico internazionale e dall’avvio delle dinamiche della Guerra fredda, che limitarono fortemente i margini di azione del Governo italiano, ancora privo di piena soggettività internazionale fino alla firma del Trattato di pace.

Roberto Spazzali ha approfondito il tema dell’ipotesi plebiscitaria nel 1945-1946, richiamando i dibattiti interni al Governo e alla delegazione italiana alla Conferenza di pace di Parigi. È emersa l’esistenza di valutazioni favorevoli a una consultazione nelle aree interessate dal nuovo tracciato confinario, nella convinzione che una parte dell’elettorato sloveno avrebbe potuto orientarsi verso l’Italia. Tuttavia, la concreta attuazione di un plebiscito poneva rilevanti problemi tecnici e politici: dalla compilazione dei registri elettorali in territori sottoposti a controllo militare e a forti pressioni politiche, alla presenza di esuli e sfollati, fino alle attività di epurazione amministrativa che in alcuni casi comportarono la sospensione dei diritti civili e quindi del diritto di voto. Spazzali ha inoltre ricordato come, nel contesto della Conferenza di pace, le decisioni fondamentali fossero già orientate dalle grandi potenze, in particolare dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, interessati a una rapida definizione della questione italiana nell’ambito di un quadro internazionale più ampio.

Kristjan Knez ha ricostruito la posizione jugoslava, evidenziando come per Belgrado la questione della Venezia Giulia fosse considerata sostanzialmente definita già sul piano politico e militare. Le decisioni assunte dagli organismi antifascisti jugoslavi tra il 1943 e il 1944 – dal livello regionale fino al Consiglio antifascista di liberazione nazionale – delineavano un chiaro progetto annessionistico, fondato sull’interpretazione della lotta di liberazione quale legittimazione politica del nuovo assetto territoriale. In tale prospettiva, l’ipotesi di un plebiscito non trovava spazio, mentre la propaganda contrapponeva narrazioni divergenti sugli orientamenti della popolazione locale. Le argomentazioni jugoslave si fondavano su motivazioni geografiche, strategiche e storiche, ritenute tuttavia oggetto di controversia sul piano storiografico.

Il convegno all’associazione delle Comunità Istriane ha offerto così un quadro articolato delle iniziative e delle strategie elaborate dal Governo italiano e dal CLN dell’Istria nel tentativo di salvaguardare almeno quella parte dell’Istria occidentale, mettendone in luce al tempo stesso le oggettive difficoltà operative e i limiti imposti dal contesto internazionale. L’incontro si inserisce nel percorso di approfondimento storico promosso dall’Associazione, volto a favorire una riflessione documentata e consapevole sulle vicende del confine orientale.

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