L’Arena di Pola – apr07 – Ricordare anche attraverso il cinema

Anche il cinema può essere uno strumento per raccontare la memoria collettiva degli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia e per diffondere la sensibilità su questa pagina di storia  nazionale rimasta a lungo occultata. Lo dimostra il grande successo di pubblico riscosso dalla mini-rassegna cinematografica dal titolo «Conoscere per ricordare» organizzata dal Comitato di Milano della Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (in collaborazione con l’ufficio del settore Cultura del Comune di Milano) in occasione del «Giorno del Ricordo» del 2007. La rassegna, interamente dedicata alla proiezione di film che in passato hanno trattato tematiche legate alla storia dell’esodo, delle foibe e delle complesse vicende legate alla frontiera italo-jugoslava, si è sviluppata nell’arco delle due giornate dell’10 e 11 febbraio, presso il Cinema Gnomo del Comune di Milano.  Sabato 10 sono stati presentati due film di Franco Giraldi: «La rosa rossa » (1973) e «La frontiera» (1996) che affrontano, anche se in riferimento a periodi storici differenti, il tema della frontiera e della difficile convivenza delle identità che la popolano.

I protagonisti sono vittime del disagio della lacerazione etnica che caratterizza la vita delle persone nate e vissute al confine, costrette dall’esplosione dei conflitti fra nazionalismi, peculiari del tempo di guerra, a compiere scelte dolorose e senza ritorno, anche nel campo degli affetti. Il primo, basato sull’omonimo romanzo di Quarantotti Gambini, tratta della storia del nobile ufficiale Belzeni che, dopo la prima guerra mondiale, torna nel paese nativo di Capodistria che aveva lasciato trent’anni prima per arruolarsi nell’esercito austroungarico e si trova a dover difendere

la sua italianità di fronte al sospetto e alla diffidenza che parenti e amici gli oppongono a causa della sua scelta di combattere a fianco dell’Austria.

Il secondo film, ispirato al romanzo di Franco Vegliani, esplora il tema dello scontro fra identità di frontiera negli ambienti militari, presentando la storia parallela e intrecciata di due giovani soldati dalmati di fronte alle difficili scelte che impone la guerra nelle zone di confine: quella di Emidio Orlich, ufficiale austro-ungarico di nazionalità italiana che nel 1916 decide di disertare per combattere con l’Italia – che sente come sua patria – e quella di Franco Velich, tenente italiano che nel 1941 torna in licenza nell’isola dalmata dove è nato.

Le proiezioni si sono svolte alla presenza in sala del regista Franco Giraldi, (nato nel 1931 a Comeno in pronvincia di Gorizia, da madre slava e padre italiano) che ha presentato e commentato le sue pellicole, dialogando con il pubblico. La rassegna è proseguita con successo domenica 11 febbraio con due film forse più legati alle tematiche del «Giorno del Ricordo»: «La città dolente», diretto magistralmente da Mario Bonnard nel 1948 e co-sceneggiato da un giovanissimo Federico Fellini, e «Cuori senza frontiere», girato da Luigi Zampa nel 1950 e interpretato da una giovane Gina Lollobrigida. Entrambi parlano delle drammatiche conseguenze provocate dal tracciamento del confine orientale, al termine della seconda guerra mondiale, e dell’esodo degli italiani dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia.

Il primo film, che intreccia alla fiction delle immagini di repertorio originali dell’esodo da Pola, girate dall’istituto Luce, è forse l’unico attualmente esistente capace di descrivere con fedeltà storica e dovizia di particolari la situazione, i soprusi e il clima di terrore subiti dagli italiani in seguito all’occupazione slava, al punto da costringerli all’esodo per salvaguardare la propria identità nazionale e, in alcuni casi, anche la vita stessa. Qualcuno rimase, come il giovane Berto protagonista del film, trattenuto dalle lusinghe degli emissari jugoslavi, ma fu poi oppresso dal peso della dittatura di Tito, dai soprusi e dalle violazioni della libertà individuale, al punto di voler poi tentare il tutto per tutto pur di scappare e raggiungere i parenti in Italia.

La seconda pellicola racconta una commovente storia, ambientata in un paesino immaginario posto al confine fra Italia e Jugoslavia che viene diviso in due da una striscia di vernice bianca tracciata dalla Commissione internazionale, istituita nel 1947, per delimitare i territori.

L’ordine imposto agli abitanti, italiani e jugoslavi, di decidere entro la mezzanotte da quale parte vivere, scegliendo fra affetti e proprietà, porta scompiglio fra gli adulti e fra i ragazzini del villaggio, fomentando i conflitti fra nazionalità.

Tutta la vicenda è vista attraverso gli occhi dei bambini che, ormai non più liberi di giocare tutti insieme, si dividono in fazioni rivali, imitando i gesti e le parole di ostilità dei grandi. Il dissidio si compone solo momentaneamente intorno al piccolo Pasqualino, vittima sacrificale degli insuperabili conflitti nati a causa del nuovo confine. La visione dei film è stata introdotta e accompagnata da Claudio Villa, critico cinematografico, organizzatore di rassegne di cinema ed esperto conoscitore della «filmografia giuliano-dalmata», che ha animato il dibattito, coinvolgendo molti spettatori in un dialogo a più voci, in cui ha trovato spazio anche qualche testimonianza personale di esuli. Il considerevole afflusso di pubblico e partecipazione appassionata della platea al dibattito sui film, è una conferma dell’elevato valore dell’iniziativa. La proposta nelle sale cinematografiche di tutta Italia di film su questi temi, accompagnata dalla presentazione da parte dei registi che li hanno diretti e dall’intervento di critici di cinema che stimolino il confronto aperto con il pubblico in sala, è certamente una formula molto ben riuscita per diffondere la sensibilità sulla memoria che le Associazioni degli esuli mirano a tutelare.

Allo stesso tempo, costituisce una iniziativa culturale di pregio per le comunità cittadine in cui si svolge. Il cinema sa parlare alle masse unendo la fiction alla verità storica e, pertanto, si offre come un validissimo strumento per la diffusione intergenerazionale della storia dimenticata dell’Adriatico orientale.

Francesca Gambaro, Consigliere nazionale ANVGD