09.11.2025 – Il 9 novembre, anniversario della caduta del Muro di Berlino nel 1989, è celebrato nel mondo. Negli Stati Uniti è il Black Ribbon Day e in Italia la legge 61/2005 sancisce che:
«La Repubblica italiana dichiara il 9 novembre «Giorno della libertà», quale ricorrenza dell’abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo; [inoltre] vengono annualmente organizzati cerimonie commemorative ufficiali e momenti di approfondimento nelle scuole che illustrino il valore della democrazia e della libertà evidenziando obiettivamente gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti».
Il 9 novembre è dunque un’occasione in cui popoli anche geograficamente lontani possono sentirsi affratellati dalla comune sorte d’aver subito le violenze e i lutti compiuti dai regimi totalitari. Con questo spirito una delegazione del Comitato provinciale di Savona dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha deposto mazzi di fiori ai piedi di monumenti e memoriali in località di alcuni paesi dell’Asia centrale. Ogni serto reca una targa con lo stemma della nostra associazione e una chiara parola, “Italia”, scritto in caratteri latini e cirillici (per tutte le repubbliche ex sovietiche il russo rimane lingua franca).
Fiori ad Astana, capitale del Kazakistan, al monumento delle vittime della carestia procurata del 1932-33: un milione e mezzo (la stima più bassa) che, con il 38-42% sul totale della popolazione kazaka di allora, supera in percentuale il bilancio del coevo Holodomor in Ucraina.

Fiori al Memoriale presso il lager femminile di Alzhir, il quale con l’annesso museo racconta delle provenienze delle sventurate: Bulgaria, Paesi Baltici, Cecoslovacchia, Polonia, Romania, Corea e persino Svezia. Fiori poi davanti al famigerato KarLag, il lager presso la città di Karaganda.
È a tal proposito significativo ricordare che, proprio lo scorso anno, ci siamo recati in un’altra parte del mondo, Ariogala in Lituania dove, provenienti da tutti i Paesi Baltici, si svolgeva l’annuale raduno commemorativo degli ex deportati: abbiamo così conosciuto persone che a Karaganda ci erano nate, colpevoli solo di esser figli di persone a loro volta incolpevoli, rastrellate a puro scopo “preventivo” e deportate, chi in Kazakistan appunto, chi a Krasnojarsk o a Novosibirsk, chi all’infernale Kolima … E, cameratescamente, in quello stadio con migliaia di persone, si raggruppavano sotto i gazebo con le varie denominazioni a seconda della località di deportazione. Lì si era potuto stringer la mano alla primo ministro del governo della Lituania, signora Ingrida Šimonytė e conoscere l’anziano storico presidente Vytautas Landsbergis.
Il pellegrinaggio civile quest’anno è proseguito anche in Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. Sempre deponendo fiori con la targa ANVGD ITALIYA- ИТАЛИЯ: a Tashkent al museo delle vittime della “campagna di dekulakizzazione” e instaurazione dell’agricoltura collettivista; a 20 km da Bishkek, il memoriale alle vittime delle “Operazioni di massa” del 1937-38 da noi chiamate riduttivamente “purghe”, le quali comportarono l’eliminazione (fra gli altri) di tutti gli intellettuali e persone colte che potessero tener vive le identità etniche e nazionali di quei popoli, che già avevano subito in epoca zarista una violenta repressione.
Esserci, portare un saluto, piccoli gesti di solidarietà e amicizia nei confronti di chi ha subito la violenza, le epurazioni politiche e le economie liberticide dei regimi comunisti proprio come gli istriani, fiumani e dalmati, unici in Italia.
Valter Lazzari
Presidente del Comitato provinciale di Savona dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia






