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La Voce del Popolo – 270607 – Lingua friulana e slovena

TRIESTE – Sono stati illustrati ieri, presso la sesta Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, i due disegni di legge approntati da Giunta e su iniziativa di alcuni consiglieri, riguardanti la tutela della lingua friulana. Ne ha dato notizia un comunicato dell’assemblea. Il disegno di legge proposto dalla Giunta è stato illustrato dall’assessore all’Istruzione Roberto Antonaz. Obiettivo della legge – ha detto l’assessore – è quello di aumentare il numero di persone che parlano il friulano e, per coloro che già lo fanno, di migliorarne conoscenza e utilizzo. “Se il Friuli Venezia Giulia è una Regione a statuto speciale – ha sottolineato Antonaz – è perché qui possiamo vantare una componente linguistica friulana, una slovena e una germanofona. E se vogliamo difendere la specialità, per primi dobbiamo promuovere questa identità multiculturale. D’altra parte – ha aggiunto – siamo convinti che una lingua esista soltanto se viene insegnata. Questa è una legge – così ancora l’assessore –, costruita con il territorio e le diverse sensibilità del mondo friulano, politicamente trasversale, che ha dato vita – ha concluso – a un testo non calato dall’alto, ma condiviso”.

I cinque principi

Sono cinque i principi fondanti della norma: il rispetto delle Autonomie (saranno Comuni, Province, uffici ed enti dell’Amministrazione regionale nonché concessionari di servizi pubblici a decidere l’adozione dei Piani di politica linguistica che dovranno indirizzare l’azione amministrativa in campo linguistico), dell’autonomia scolastica (i genitori potranno decidere se far aderire o meno i figli all’insegnamento del friulano – almeno un’ora alla settimana – e comunque non sarà materia sostitutiva di altre lingue) e delle libere scelte dei cittadini (quindi gli enti pubblici garantiranno i servizi in friulano che però rappresenteranno sempre e soltanto un’opportunità, mai alcun obbligo).
Quarto principio: a coordinare l’applicazione della legge e a redigere il Piano pluriennale sulla cui base ogni amministrazione articolerà il proprio, sarà l’ARLeF (Agenzia regionale per la lingua friulana), che vede coinvolte Province, Anci e Università di Udine. Sarà dunque proprio l’ARLeF a indicare le priorità di intervento (tenendo d’occhio le disponibilità finanziarie) e a proporre singole iniziative. Infine, le verifiche: di anno in anno si confronteranno i risultati dell’effettiva ricaduta dell’applicazione della legge sul territorio in modo da poter correggere in tempo reale piani di azione, priorità e modalità di intervento. Un ruolo diretto di consulenza alla Giunta che spetterà all’ARLeF attraverso conferenze periodiche (almeno una volta ogni 5 anni) promosse e organizzate dal Consiglio regionale.

Tutela della minoranza slovena

La legge, si apprende, troverà applicazione in un ambito territoriale appositamente delimitato – in cui si parla friulano –, ma nulla vieta che, sulla base della libera espressione delle comunità interessate non si possa cambiare qualcosa e che possano essere adottate norme per la conoscenza della lingua nel resto della Regione, così come si prevedono interventi per i friulani emigrati e, attraverso convenzioni, i friulanofoni residenti in Veneto.
Sempre in tema di multilinguismo ieri l’altro la Commissione consiliare presieduta di Kristian Franzil (PRC-SE), ha esaminato, invece, due petizioni, sottoscritte da Anton Feri e da Samo Pahor, riguardanti l’adozione di misure per la tutela della minoranza slovena nell’FVG e per la garanzia della rappresentanza democraticamente eletta della minoranza linguistica ed etnica slovena.
La richiesta della prima petizione è che il Consiglio regionale adotti misure adeguate perché tutte le sedi degli uffici e degli enti regionali siano forniti di insegne pubbliche nelle lingue minoritarie. Anche le tessere elettorali, le pubblicazioni e le liste dovrebbero tenere conto dello stesso criterio, insieme a timbri, carte intestate e il resto della documentazione d’ufficio. Oltre a questo, i firmatari chiedono che le bandiere delle minoranze siano presenti negli uffici delle amministrazioni pubbliche dell’FVG. Correlata alla materia elettorale e alla rappresentanza della minoranza slovena, la seconda petizione chiede al Consiglio regionale di approvare la proposta che intende costituire una lista elettorale speciale, e adottare un meccanismo tale da consentire l’elezione di un organo rappresentativo interno alla minoranza e quella del consigliere regionale sloveno. In tale ambito sono stati sentiti in Commissione i rappresentanti della comunità slovena in Italia.

Un quadro normativo

La tornata di audizioni – ha reso noto il Consiglio –, che ha visto intervenire i rappresentanti delle associazioni culturali, politiche ed economiche della minoranza, oltre che delle principali organizzazioni di riferimento slovene, è stata inaugurata dal vicepresidente del Comitato paritetico, Livio Furlan. Fra i presenti, una nutrita delegazione della comunità della Val Resia.
Il provvedimento – ai apprende – nasce dalla necessità di adottare un quadro organico di riferimento normativo in materia. Le disposizioni danno attuazione alla normativa statale (l. 482/1999 e 38/2001), e prevedono una serie di provvedimenti per la tutela e la valorizzazione della minoranza slovena in Italia. Nel dettaglio, si tratta di azioni concrete che va dall’istituzione di un Albo degli enti e organizzazioni slovene e di una Commissione per la minoranza linguistica a un’adeguata rappresentanza della minoranza nella composizione degli organi collegiali regionali consultivi, alla tutela e valorizza il patrimonio culturale, storico e artistico della minoranza.
Per quanto riguarda nel dettaglio la lingua l’Amministrazione regionale non esclude la possibilità di concedere contributi per finanziare l’attivazione e potenziamento di impianti di diffusione della RAI e di stipulare convenzioni per la realizzazione di programmi in lingua slovena, oltre alla presenza all’interno del Corecom di almeno un componente della minoranza. Si riafferma inoltre il principio per il quale i cittadini appartenenti alla minoranza slovena possono interloquire con la Regione nella propria lingua, che recepisce le norme statali sull’uso dei nomi. Ancora, si punta a favorire l’apprendimento della lingua nelle scuole; a stabilire nella legge elettorale le norme per favorire l’elezione di almeno un consigliere sloveno nelle assemblee elettive e di confermare le procedure di riparto del Fondo per il sostegno delle attività degli enti e organizzazioni slovene (nel quale confluiscono i fondi previsti dalla legge di tutela nazionale). (chb)

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