La Voce del Popolo – 220507 – Gli Atti ripercorrono la storia di Albona

ROVIGNO – Dopo aver licenziato quest'anno volumi di particolare pregio storiografico-scientifico, quali l'Istria Pittorica e l'Istria nel tempo, manuale di storia regionale con riferimenti alla città di Fiume, distribuito a tutti gli alunni delle nostre scuole e di quelle di Muggia, nonché altre pubblicazioni periodiche, il Centro di ricerche storiche di Rovigno, venerdì scorso, negli ambienti della Comunità degli Italiani di Albona, ha presentato il nuovo volume, il XXXVI della serie degli Atti. Volume che Marino Budicin, vicedirettore dell'Istituzione, nelle sua allocuzione introduttiva dice rivolto al pubblico istriano, alla Comunità nazionale italiana istro-quarnerina e dalmata in particolare. Ricco di quasi 700 pagine a stampa, con i contributi di diciannove autori e di diciotto saggi che trattano la storia del nostro insediamento storico nei suoi più svariati aspetti, nel suo indice raccoglie Memorie di Matijašić, Miculian, Gudelj, Bertoša, Budicin, Cigui, D'Erme, Cernecca, Di Pauli Pavlovich. Note e argomenti, invece, sono di Ghiraraldo, Girardi Jurkić – Džin, Ivetić, Visintin, Maurel, Radossi, Piccoli, Ljubović, Sanlorenzi.
Albona come detto, centro di antichissima origine protostorica e caposaldo militare in Istria di particolare importanza durante il lungo governo della serenissima Repubblica di Venezia, che nel corso di alcuni secoli anche a questo avamposto dalle particolari strutture difensivo-fortificatorie è riuscita ad imprimere, su sostrati tardoantichi e altomedievali, indelebili caratteristiche, testimonianze e impronte storico-culturali e artistico-architettoniche, non è stata scelta a caso per questa importante presentazione. L'evento infatti, succeduto a quello dell'anno scorso a Montona, è avvenuto dopo un'assenza di parecchio tempo da Albona, per cui, in certo qual senso, si è voluto rendere merito sia alla Comunità degli Italiani di Albona, per quello che sta facendo sul territorio, in quest'area antropica di grande importanza e interesse non solo per la nostra cerchia comunitaria ma anche per l'intera Regione istriana.
È per questo pure che il volume, quale prima memoria presenta tre interessantissimi saggi di Robert Matijašić, archeologo, assessore alla scienza della Regione Istriana e prorettore temporaneo per l'educazione, studenti e attività scientifiche e di ricerca dell'Università "Juraj Dobrila " di Pola. Tre iscrizioni inedite di epoca romana rinvenute nel passato ad Albona e dintorni, due delle quali sono conservate presso il Museo popolare di Albona, mentre la terza è un frammento murario sulla facciata della chiesa di Santa Caterina ad Albona (l'antica Avona ). Tre iscrizioni che contribuiscono, ognuna in modo diverso, alla conoscenza di diversi aspetti della romanizzazione dell'Istria orientale, facente parte in epoca romana della Liburnia, cioè della provincia di Dalmazia. Si tratta di tre epigrafi, finora inediti che vanno ad integrare quel gruppo alquanto nutrito di epigrafi della Liburnia Settentrionale nell'Istria orientale (compresa Tarsatica) e sulle isole del Quarnero (Ossero, Lussino e Veglia). Certamente si tratta di un rilevante contributo allo studio della storia antica di questa regione, sapendo che l'epigrafia è una scienza ausiliaria di enorme importanza a questo fine.

L'epigrafia istriana

Certamente d'importanza, come rileva sempre Budicin, quanto di riferimento al contributo di Antonio Cernecca, nipote del compianto Domenico Cernecca, linguista e dialettologo che ben conosciamo. Antonio Cernecca infatti, in quest'occasione è autore del carteggio inedito di Ettore Pais e Tomaso Lucani, carteggio relativo agli anni 1883-1885 . Carteggio che ha come argomento (Tomaso Luciani quale storico istriano, Ettore Pais quale futuro storico di Roma antica) l'epigrafia istriana ed è legato alla compilazione dei Supplementa Italica al volume quinto del Corpus Inscriptionum Latinorum, che Pais stava allora preparando sotto la direzione di Theodor Mommsen.
Ricorda pure Jasenka Gudelj, storica dell'Arte di Zagabria, autrice di una memoria che tratta gli ambienti della cultura nobiliare in Istria, in questa specifica occasione, degli edifici della famiglia Scampicchio. Conoscenze che avvengono attraverso la ricostruzione del sistema degli edifici di proprietà di questa famiglia, la cui presenza continuativa nell'Albonese e nelle altre parti della regione, per tutta l'epoca moderna, è testimoniata dall'archivio familiare su cui si basa l'analisi.
In verità, ad Albona i manufatti storico-architettonici non sono solamente quelli degli Scampicchio. Tanti altri testimoniano particolarità espressive e tipologiche quanto mai rilevanti e indicative che anche sotto il profilo storico-urbano profilano il centro storico di Albona quale uno dei microcosmi più specifici e caratteristici della regione istriana e dell'intero bacino nord – adriatico – quarnerino.
Quasi al termine della sua allocuzione, Marino Budicin ricorderà ancora che questi Atti che dal lontano 1970 continuano il loro discorso culturale e scientifico, riconfermano pure oggi, grazie anche al contributo degli altri saggi da lui tralasciati perché non pertinenti ad Albona, ma che a seguito verranno illustrati dalla professoressa Donata Degrassi, dell'Università degli Studi di Trieste, di aver inteso l'interpretazione del passato come uno strumento essenziale per la comprensione non solo dello sviluppo storico, ma anche quale modo specifico di indicare il remoto radicamento della nostra civiltà. Leggendoli, si propongono al lettore e agli studiosi dei contenuti, delle entità e realtà storico – sociali sfaccettati e variegati, in Istria, un bacino fiumano-quarnerino e una costa dalmata dagli innumerevoli microcosmi.

Le chiese di Gallesano

Donata Degrassi cita ancora il catalogo completo delle chiese esistenti o crollate nel territorio di Gallesano, argomento trattato da Corrado Ghiraldo di Gallesano, il tema: Tessitori della Carnia. Contributo per la storia della tessitura in Istria, di Denis Visintin di Buie, un testo che è la continuazione di una ricerca dedicata all'emigrazione in Istria dei tessitori carnici. Di Giovanni Radossi ancora Due brevi manoscritti dell'eredità di Antonio Ive. Due documenti di carattere glottologico, scritti di pugno dello stesso Ive, insigne glottologo rovignese, concernenti "tradizioni marinaresche rovignesi" e una circostanziata relazione riguardante un suo collaboratore, appunti circoscritti alla "Borgata di San Vincenti", che riportano modi di dire e particolari vocaboli della parlata del luogo.
Ripresi pure alcuni argomenti di carattere archeologico: Ceramica tardomedievale e rinascimentale dal mare di Rovigno,di Vittorio Piccoli e Le pipe di argilla del Museo civico di Segna, di Blaženka Ljubović. Il primo di riferimento al casuale ritrovamento di frammenti ceramici sul fondo marino prospicente Rovigno, indicazione sul tipo di traffici marittimi e dei collegamenti culturali con l' area veneto-padana e marchigiana, l'altro riguardante sedici esemplari di pipe, dalla cui analisi si evince possanno appartenere sia al tipo "occidentale"che a quello "mediterraneo". Non si è però a conoscenza del loro luogo di ritrovamento e della data di collocazione nel Museo di Segna.

La «Divina Commedia» del CRS

La cerimonia di presentazione del volume Atti XXXVI, si è conclusa poi con l'intervento del direttore del Centro di ricerche storiche di Rovigno, che ha fatto dono a Daniela Mohorović, presidente della Comunità degli Italiani di Albona, che ha condotto la serata il primo esemplare della recente ristampa della "Divina Commedia " illustrata da Nicolò Tommaseo. Il secondo esemplare invece è andato all'Associazione "Dante Alighieri" di Albona, ritirato dal suo presidente Tullio Vorano. Una ristampa avvenuta, come citato da Radossi grazie il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, l'impegno dell'Unione Italiana, l'Università Popolare di Trieste, il Centro di ricerche storiche di Rovigno.
Copia dell'Opera, come detto, verrà inviata a tutte le CI, alle scuole alle Società "Dante Alighieri", eltre istituzioni CNI.
Ricordato pure l'impegno di UI – UPT e FVG di ricollocare sul suo antico piedestallo a Sebenico, da dove era stata tolta dopo la Seconda guerra mondiale, la figura di Nicolò Tommaseo, un linguista di larga fama, appartenente al mondo romanzo-latino ma con in famiglia radici pure slave. (eb)