La Voce del Popolo – 210407 – Con la “brazzera” in Adriatica

LUSSINPICOLO – Notevole il successo riportato all'apertura dall'esposizione fotografica di alcuni disegni di brazzere dalmate, curata dall'autore Velimir Salamon , che collabora al progetto "Brazzera signora del mare", allestita alla Biblioteca Comunale di Lussinpiccolo. Intensa l'espressione della cultura marinara nel progetto curato dalla'Associazione "Il sogno del delfino" che nel suo programma "Salviamo i colori dell'Adriatico: bianco – il colore delle vele" ha lo scopo di arrivare a costruire, dopo vent'anni di studi, una nuova "Brazzera" secondo gli schemi di un tempo. Questa tipica imbarcazione adriatica verrà costruita lavorando sul primo modello della "Piccola Brac". Il progetto vede in primo piano l'autore della mostra, Velimir Salamon, che da vent'anni si dedica alle ricerche sulla falegnameria navale dell'Adriatico.

Fu impiegata anche
da veneti e austriaci

La "brazzera" è stata l'imbarcazione più diffusa lungo le coste dell'Adriatico, dal delta del Po alle Bocche di Cattaro. Dalla Dalmazia, fino a scendere in Grecia dov'è tuttora nota per la sua particolare attrezzatura con vela al terzo, denominata dai greci per l'appunto "at bratzera". Gli studiosi fanno risalire le origini di qesto natante al XVI secolo, mentre la zona di provenienza si può circoscrivere alle isole della Dalmazia. Un'ipotesi sull'origine del nome deriva dall'utilizzo quale barca per rematori: brazzera, brasera, bracijera, brecera, in quanto poteva avanzare a forza di braccia, quindi da braccio, brasso, braso o brazo, a seconda delle diverse località. L'altra ipotesi, invece è che tali termini possano derivare dal nome del'isola di Brazza, o Brač, quale luogo di origine.
Lo scafo, solitamente pontato, era ben carenato, con un alto bordo libero; la prua era alta e rotonda, mentre un ampio boccaporto di carico era ricavato dietro l'albero e il robusto timone scendeva oltre la chiglia (nelle sue forme rigonfie essa ricorda il più noto "trabaccolo", ma era più piccola nelle dimensioni e risultava quindi particolarmente adatta per i collegamenti tra le coste e le innumerevoli isole dalmate del Quarnero). Poteva procedere sia a vela che a remi, con la caratteristica voga in piedi alla veneziana. Per questo aveva due o tre forcole per parte, con alloggiamenti diversi nelle murate, per spostarle a seconda delle necessità. Raggiungeva lunghezze variabili tra i 10 e i 15 metri, mantenendo il caratteristico rapporto lunghezza/larghezza pari a circa 3 (tipico delle navi romane) ed aveva da 8 fino a 25 tonnellate si stazza. L'equipaggio era normalmente composto da quattro a sei uomini. Si presentava in forma leggermente diverse, ma soprattutto con l'armamento velico che differiva a seconda delle località di provenienza. Per la solidità di costruzione ed il buon comportamento in mare, la brazzera ha anche trovato impiego nelle marine militari, veneta ed austriaca, sia per il trasporto di materiale bellico, sia come cannoniera.

Diverse tipologie

Diverse sono le sue tipologie: la brazzera veneta, diffusa in alto Adriatico, era quella di dimensioni piu' piene e rotonde, sempre pontata, aveva un albero, spostato verso prua, armato con una vela al terzo, ed un lungo bompresso mobile munito di placcone. Sui masconi di prua portava i classici oculi, come sui trabaccoli. Le brazzere dalmate erano simili e con la stessa attrezzatura velica, lo scafo era però stellato e filante, con un'asta di prua molto alta e più dritta. La brazzera istriana si distinguerva dalle altre per l'armamento velico, per le linee filanti dello scafo e lo slancio in avanti della prua, ed era anche nota come brazzera di Pirano, dato che da qui aveva avuto origine, per poi diffondersi a Trieste e Pola. Aveva due o tre alberi, a sendo delle dimensioni dello scafo: il primo era subito dietro l'asta di prua, il secondo era a circa un terzo delo scafo, verso prua, ed entrambi erano attrezzati con vela latina. Se il centro velico risultava spostato in avanti, allora si poneva a poppa, su di un alberetto, una piccola vela (latina o al terzo) per dare forza al timone. La brazzera di Capodistria, armata con una grande vela latina e un bompresso mobile con polaccone, era caratterizzata da uno scafo molto capace, dalla prua alta, con l'asta prolungata ed intagliata, per la mura dell'antenna della vela. Era molto usata per il trasporto del sale.
In Istria e Dalmazia, ancora oggi esistono alcuni esemplari naviganti, per lo più impiegati come motobarca da pesca o per il trasporto di sabbia, ma ormai tutte prive di vela. Oggi molti esemplari sono trasformati in barche turistiche. Sempre sotto i riflettori, sono le autentiche brazzere tuttora in auge: la "Roditelj" e il "Nuovo trionfo", unità registrata a Vienna, quest'ultima più volte vista veleggiare nella Valle di Augusto a Lussinpiccolo.

Mariano L. Cherubini