Abbiamo già avuto modo di affermare, proprio qui (nella rubrica “Dossier italiano” pubblicata dal “Novi List”, ndt), quanto sono limitate le nostre conoscenze relative alla vicina Italia, alla sua realtà politica, sociale e culturale. Da noi nessun istituto scientifico si occupa in modo sistematico di questioni italiane e di incontri (e scontri) delle politiche e delle culture. Altresì, al tema non è dedicato alcun progetto scientifico finanziato dalla Croazia nonostante la mancanza di simili ricerche e analisi si senta soprattutto in questo momento in cui la Croazia si prepara ad entrare nell’UE. Contrariamente, nelle aree di confine italiane tutta una serie di istituti e di organizzazioni si occupano delle nostre vicende. Il risultato di questo lavoro è ben visibile in numerosi libri, studi, pubblicazioni e testi di ricercatori italiani che si dedicano allo studio dei fenomeni della nostra società. Tra queste pubblicazioni va menzionata anche la nuovissima pubblicazione di Emilio Cocco, un giovane ricercatore collaboratore dell’Istituto di sociologia internazionale di Gorizia e docente universitario di Sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università di Teramo. Il suo volume intitolato “Mimetismo di frontiera. Nazionalità e cittadinanza in Istria” è stato pubblicato nei giorni scorsi dall’istituto goriziano e dall’istituto universitario internazionale per gli studi europei nella collana Quaderni di Futuribili. Cocco si occupa, in particolare, di sociologia dell’identità, di una disciplina sociologica che si è sviluppata rapidamente nell’ultimo decennio proprio grazie al fenomeno dello sviluppo delle identità di confine.
Regionalismo di frontiera
Volgendo lo sguardo verso l’Istria Cocco analizza il regionalismo di frontiera, i rapporti tra l’appartenenza locale e regionale e l’identità etnico-nazionale. Pertanto, al centro del suo interesse si colloca il fenomeno dell’“istrianità” con tutto il suo corollario fatto di storia, di cultura, di multipolarità etnica e di senso di appartenenza nazionale sul quale poggia il concetto di creazione dello Stato in Croazia. In Istria si è giunti ad un conflitto tra i concetti di cittadinanza e di nazionalismo moderni in conseguenza alla tendenza a creare lo stato croato muovendo da un principio etnico esclusivo che vedeva relegato in secondo piano il concetto moderno di cittadinanza.
Il libro di Cocco tratta quanto è avvenuto in Istria e in Croazia nel corso degli Anni ‘90 nell’ambito del conflitto tra regionalismo e nazionalismo. Il forte contrasto tra due principi, quello regionale e quello nazionalista, ha dato vita al concetto di “istrianità” inteso come identità di difesa, come alternativa al “tuđmanismo”, al nazionalismo aggressivo che si poneva come obiettivo principale una forte centralizzazione e la “deregionalizzazione” della Croazia. Pertanto, Cocco tratta un tema più che mai attuale: le politiche moderne dell’identità. È in questo ambito che fa la sua comparsa il fenomeno dell’identità territoriale che non rappresenta una peculiarità istriana bensì vede sue espressioni in tutto il territorio europeo. Dall’analisi delle pubblicazioni scientifiche dedicate a questo tema fatta da Cocco emerge che anche da noi sono state pubblicati studi in materia, al esempio quello di Branko Banovac di Fiume, ma che si tratta di un tema marginale rispetto a quelle che sono le principali preoccupazioni che coinvolgono gli autori croati.
Mosaico di identità
Per spiegare il conflitto tra “istrianità” e integralismo croato Cocco analizza sia il fenomeno del nazionalismo croato nello scorso decennio, sia quello dell’“istrianità”. Lo fa realizzando una serie di interviste con una ventina di sostenitori di quest’ultima appartenenti a diverse etnie. Gli interlocutori di Cocco sono Furio Radin, Giacomo Scotti, Maurizio Tremul, Loredana Bogliun in rappresentanza degli italiani dell’Istria e di Fiume, da parte croata ci sono Milan Rakovac, Franci Blašković, Dino Debeljuh, Emil Soldatić, Ivan Pauletta, Boris Banovac, Dušan Bilandžić e poi ci sono gli sloveni di Capodistria.
Dai colloqui con i protagonisti e gli interpreti del fenomeno dell’“istrianità” emergono sia la sua complessità, sia la sua modernità nel contesto dei movimenti e delle tendenze europee. La buona conoscenza della lingua, della cultura e della politica consentono a Cocco di elaborare meglio le idee originali e le polemiche divampate a suo tempo. Nella sua opera manca però uno spazio dedicato ai critici dell’“istrianità”, sia a quelli di parte croata sia da a quelli di parte italiana.
Sia il nazionalismo croato sia quello italiano guardano, infatti, all’“istrianità” attraverso lenti strumentali. Gli uni come a un fenomeno nemico che impedisce l’integralizzazione della Croazia e gli altri tentano di manipolare il fenomeno dell’“istrianità” allo scopo di dimostrare la non-croaticità dell’Istria.
Le dimensioni del territorio
Nella conclusione Cocco constata che la popolarità del fenomeno dell’“istrianità” è condizionata dal contesto di processi di state-builing (costruzione dello stato) croati sviluppatisi sotto la forte influenza del nazionalismo croato. Di conseguenza tale popolarità è indicativa della dimensione sociale della creazione delle società post-comuniste, e al contempo anche di un nuovo sistema sociale che scaturisce dall’allargamento dell’Unione europea e dalla moltiplicazione delle forme di collegamento in rete nell’ambito dell’UE e nel immediato circondario dell’UE. L’“istrianità” è per Cocco uno strumento attraverso il quale superare i confini nazionali e orientato a ridefinire gli equilibri tra nazionalità e la cittadinanza. In altre parole, il supporto che l’Istria esprime alla costruzione e allo sviluppo delle euroregioni rappresenta un fenomeno europeo per eccellenza che esprime al contempo in via istituzionale l’identità dell’“istrianità”. Inoltre, l’“istrianità” è anche uno specifico supporto alla creazione dell’Europa dal basso attraverso l’interazione delle regioni. In questo modo l’“istrianità” rappresenta una specie di ponte che unisce le diverse dimensioni del territorio: regionale, sovra-statale e internazionale. Al contempo, si tratta di un contributo allo sviluppo del concetto di cittadinanza democratica perché poggia sullo sviluppo della società civile e della sua autonomia rispetto alla società politica la cui espressione è l’omologazione integralistica del territorio statale. Potremmo dire che l’“istrianità” è un buon “brand” da esportare, ovvero un ponte attraverso il quale noi in Croazia potremmo integrarci meglio e più velocemente nell’UE e nella società europea moderna. Come ha ben notato Cocco.
Damir Grubiša
dal “Novi List”
