La Voce del Popolo – 160407 – Del Ponte, accordo con Belgrado

ZAGABRIA – Un accordo “senza elementi legali” che è servito a Belgrado per “coprire le prove del coinvolgimento della Jugoslavia nei conflitti in Bosnia Erzegovina e Croazia”. È questa l’accusa che lancia Sir Geoffrey Nice, PM all’Aja nel processo contro Slobodan Milošević, nei confronti di Carla Del Ponte in una lettera aperta pubblicata del quotidiano zagabrese “Jutarnji list” nell’edizione di ieri. In pratica è la reazione all’articolo dello scorso lunedì dal “New York Times” nel quale veniva evidenziato che nel processo di fronte alla Corte Internazionale di giustizia (ICJ) la Serbia non ha fornito prove-chiave sul suo ruolo nella guerra in Bosnia dal 1992 al 1995. Con il beneplacito del TPI dell’Aja, sarebbe stata omessa all’ICJ (fa capo alle Nazioni Unite) una parte delle trascrizioni delle riunioni del Consiglio supremo della difesa. “L’accordo fra Carla Del Ponte e Belgrado non ha alcuna base legale – sottolinea Nice –. È stato un accordo inutile che è servito a nascondere all’ICJ, ma anche alla propria opinione pubblica, prove fondamentali sul coinvolgimento della Jugoslavia nella guerra in Croazia e Bosnia. D’altra parte – ha puntualizzato Nice – le autorità attuali di Belgrado non hanno avuto nulla da ridire affinché gli stessi materiali, in una riunione off limit per la stampa, vengano usati contro Slobodan Milošević”. L’accusa secondo Nice “non solo non ha ottenuto niente da questo ‘deal’, ma ha anche dato vita ad un precedente pericoloso. Dopo questo caso, infatti, Belgrado ha cominciato ad usare con successo lo stesso modus operandi per altri materiali del genere, con il placet personale della Del Ponte”.
“La decisione sul benestare per l’adozione di misure di sicurezza – dice ancora Nice – è arrivato proprio dalla signora Del Ponte. Lo ha comunicato in una lettera del maggio 2003 al ministro degli esteri dell’epoca Goran Svilanović e si riferiva ad una parte ‘ragionevole’ della collezione dei documenti del Consiglio supremo della difesa. Nessuno, però, dell’accusa ha mai preso in visione questi documenti”.
Aggiungendo di aver più volte avvertito la Del Ponte di non avere un atteggiamento di favoritismo nei confronti della Serbia, Nice rileva che era sua intenzione “usare i documenti nelle sedute pubbliche del processo” e per questo ritiene che “non sia un caso che proprio all’epoca Belgrado abbia cercato di trovare un accordo con la Del Ponte per tentare in questa maniera di rafforzare le proprie posizioni nel processo che aveva di fronte”.
Il “New York Times” ha riportato che “nella primavera del 2003, durante il processo a Slobodan Milošević, all’indirizzo del TPI arrivarono centinaia di documenti riportanti la scritta ‘Difesa, segreto di stato, top secret’. L’intero incartamento riguardava la trascrizioni delle riunioni di guerra fra i vertici politici jugoslavi e quelli militari e da queste si poteva comprendere in maniera netta il ruolo della Serbia nella guerra in Bosnia”.
“La Serbia – ha scritto ancora il “NYT” – è riuscita ad avere dal TPI un benestare affinché parte di queste trascrizioni resti inacessibile all’opinione pubblica. Richiamandosi a ‘interessi di sicurezza nazionale’, i legali che rappresentano Belgrado hanno eliminato diverse pagine che, da chi ha avuto modo di vederle, sarebbero risultate incriminanti per la Serbia. Giudici e rappresentanti di accusa e difesa hanno potuto prendere in visione il materiale censurato, ma lo stesso non è stato utilizzabile fra i documenti pubblici del tribunale”.
In seguito la Corte Internazionale di giustizia nella sentenza ha stabilito che i serbi di Bosnia nel caso di Srebrenica (8.000 morti) sono responsabili di genocidio, ma mancano le prove sul coinvolgimento diretto della Serbia. Si parla di “ordini” e “supervisione attiva”… La sentenza ha suscitato una forte perplessità perché il rapporto di subordinazione tra forze paramilitari dei serbi di Bosnia e l’esercito jugoslavo è stato dimostrato ampiamente nei documenti del TPI dell’Aja. A sei anni di distanza dalla Bosnia, anche la Croazia ha denunciato la Serbia alla Corte Internazionale di giustizia per infrazione alla Convenzione sul genocidio.