La Voce del Popolo – 131207 – Dipiazza: la mia città, cuore d’Europa

TRIESTE – È entusiasta Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste, e convinto fino in fondo che gli avvenimenti della prossima settimana legati alla cancellazione dei confini con la Slovenia – e con gli altri Paesi entrati nel 2005 nell’UE – porteranno a grandi cambiamenti, sostanzialmente positivi. Ci ha lavorato molto, spesso affrontando la collera di chi non condivide il suo ottimismo, ma ormai ci siamo.
“Se penso che Trieste da città sul confine orientale dell’Europa è destinata a diventare il cuore pulsante di questa realtà, allora mi convinco che tutto è possibile e la storia mi da ragione”.
In che modo?
“In un mondo che gira alla velocità della luce, siamo portati a dimenticare in fretta, ma io faccio spesso dei bilanci. Vedete, quando sono diventato sindaco, prima di Muggia poi di Trieste, non si andava neanche sui luoghi della memoria e sembrava una cosa lontanissima, ebbene oggi ci vanno tutti i sindaci del territorio, con grande serenità e rispetto, e ci sono voluti soltanto pochi anni. Devo dire che proprio questo processo è stato il primo passo verso quell’Europa dell’anima a cui tutti auspichiamo. Poi, in un secondo tempo, abbiamo iniziato a confrontarci con Lubiana, proprio in previsione di questo momento, ed ora, finalmente, ci siamo”.

Ritrovare la serenità

Che cosa rappresenta, secondo lei, la caduta dei confini su questa nostra terra?
“Rappresenta una pietra tombale posata sul Novecento, non definitivamente cementata per il fatto che la Croazia è in lista d’attesa, e noi sappiamo quanto le nostre genti d’Istria, Fiume e Dalmazia attendano che il territorio si ricompatti per ritrovare quella serenità che la storia ha tolto ad un intero popolo. Chiaro che non basta cancellare il confine per sedare tutte le problematiche che a Trieste sono piuttosto complicate, vale a dire i fantasmi della prima e della seconda guerra mondiale, i quaranta giorni di presenza titina, e così via. Dobbiamo ancora fare i conti fino in fondo con le quattro bandiere issate, in varie epoche, sul palazzo comunale: un retaggio pesante che però, ripeto, si stempera e si chiarisce nell’importanza del domani”.

Il dialogo con Lubiana e Zagabria

Che cosa si aspetta che succeda?
“Si sta già compiendo: da una parte abbiamo Venezia con la quale chiudiamo l’accordo per il porto il 12 di gennaio, dall’altra parte abbiamo Vienna, Lubiana e Zagabria i cui sindaci s’incontreranno a breve a Trieste: per la mia città credo si tratterà di qualcosa di molto importante. La presenza a Trieste del sindaco di Zagabria ci darà modo di ribadire che noi vogliamo, con forza, che la Croazia entri nell’UE anche per rispetto delle nostre genti in Istria, a Fiume e in Dalmazia e per gli esuli. Si tratta di ridefinire una zona nella quale ci si possa muovere in piena libertà. In questi giorni ho avuto modo di girare l’Europa e questa assenza di confini dona un raro senso di ebbrezza, si sente il respiro della libertà di un viaggiatore che sta attraversando la Germania e che, arrivato in Austria non trova alcuna sbarra a segnalarlo, sono altri, più alti i segnali che gli arrivano, dati dalla geografia, dalla natura e dall’architettura, dall’arte e dalla storia, bellissimo”.

Conoscere e conoscersi

Le cerimonie dei prossimi giorni vedranno Trieste ombelico del mondo…
“Sarà un grande momento per Trieste, nel senso che si parlerà molto della mia città, per tanto ci viene offerta un’occasione importante per far conoscere le nostre terre, la città ed anche i suoi drammi di cui la gente non sa nulla. Un modo per far cadere veramente i confini a trecentosessanta gradi. Il tutto con un atteggiamento positivo perché ricordare le tragedie non significa seminare odio, ma cercare di costruire laddove la storia ha diviso per troppo tempo”.

La capitale dell’area

Ma Trieste è pronta ad affrontare un simile compito, trovarsi al centro dell’Europa?
“Io sono ottimista e rispondo di sì. Del resto lo ha dimostrato in questo periodo. Abbiamo affrontato il bilinguismo, proprio in questi giorni c’è stata la concessione delle carte d’identità bilingui, il tutto senza polemiche. Oggi affrontiamo la caduta dei confini con una gioia che in città si sente, almeno io l’avverto nei contatti quotidiani con la gente perché crede che ci sarà uno sviluppo economico legato a questa opportunità. Questo non può che far piacere. In questo momento di forte negatività e di grandi preoccupazioni, basta guardare il telegiornale per averne conferma, ebbene io vedo la città che risponde in modo positivo perché ha capito che il nuovo corso della storia può portare qualcosa di buono per le future generazioni. Per Trieste, infatti, si prospetta un ruolo di capitale d’area e mi sembra che a forza di dirlo la città l’abbia finalmente recepito”.

«In Slovenia si vive benissimo»

Nonostante ciò molta gente teme che la cancellazione dei confini dia il via ad un’invasione…
“Di chi, di un milione e ottocentomila sloveni in una nazione di 56/57 milioni di abitanti, dobbiamo temere qualcosa? Con la globalizzazione e la competizione contano veramente i numeri, non ci raccontiamo favole. E allora cosa dovremmo dire di fronte al miliardo e 350 milioni di cinesi, o a un miliardo di indiani. E poi perché aspettare dicembre 2007, se la Slovenia voleva, poteva invaderci anche prima mandandoci tutta la sua manodopera disponibile. Ma diciamoci la verità, la gente sta bene a casa propria, doversene andare è un sacrificio che solo la disperazione può decretare. E oggi in Slovenia si vive benissimo”.
Le cerimonie della prossima settimana vengono organizzate da varie istituzioni, in quale clima?
“In città si sta collaborando splendidamente tra istituzioni, anche se non sono dello stesso segno politico e questo secondo me è molto positivo oltre a garantire la riuscita degli incontri. Pochissime sono state le polemiche sulle mete da raggiungere, anzi direi quasi nulle, comunque insignificanti. Così la Provincia prepara la manifestazione del 20 dicembre a Fernetti che sarà un incontro di popolo, sotto ad un tendone, ad aspettare insieme l’arrivo della mezzanotte che segnerà l’inizio per tutti noi di una nuova era. Alla Regione, invece, spetta il compito di preparare la manifestazione del 22 dicembre a Rabuiese con l’arrivo di Barroso e Frattini e la partecipazione di 27 ministri europei”.

Un invito all’ottimismo

Anche l’Università cerca di stare al passo coi tempi.
“Ha reagito al momento giusto ed ora è in grado, anche grazie al coinvolgimento del Rettore Peroni, personaggio straordinario che in un anno è riuscito a rilanciare questa realtà, di proporre nuovi scenari per il futuro, in stretta collaborazione con l’Area di Ricerca. Infatti, queste, nei prossimi anni avranno un ruolo straordinario nel rilancio della città”.
In attesa delle cerimonie del 20 e 22 dicembre, si sente di lanciare un appello?
“Ciò che voglio dire ai triestini e alla gente di queste terre è di essere ottimista, di continuare a lavorare insieme per l’obiettivo bello, epocale, che ci sta di fronte. Pensiamo ad una cosa sostanzialmente: eravamo una città al confine orientale, oggi siamo un’urbe nel cuore dell’Europa, è il momento di agguantare il futuro”.

Rosanna Turcinovich Giuricin