La Voce del Popolo – 050408 – Francobollo “ingegnoso”

Dopo vari ripensamenti e “mezze ritirate”, il francobollo raffigurante l’ex Liceo “Carlo Combi” di Capodistria è stato, finalmente, presentato ed è in circolazione. Come ben ricordiamo il medesimo – come quello precedente concernente Fiume – ha “surriscaldato” gli animi di taluni, e abbiamo nuovamente assistito ad inutili, quanto puerili, polemichette dal sapore anacronistico. Poiché alla guida della presidenza dell’Unione Europea vi è la Slovenia, qualcuno ha suggerito di procrastinare l’uscita del già ricordato francobollo, per evitare, questo si è capito, di tangere la sensibilità slovena. Francamente non riesco ad immaginare cosa possa suscitare un talloncino di carta, eccetto – questo sì – lo “spettro della storia”, che non tiene conto dei silenzi e delle macchinazioni volti ad obliterare il passato. In realtà le Poste italiane non hanno fatto nient’altro che dedicare un francobollo ad una istituzione scolastica di notevole importanza, sorta già nel XVII secolo, come Collegio dei Nobili. In un Paese come l’Italia che sovente ignora l’esistenza di una presenza italiana, che ha espresso una civiltà anche in territori che non rientrano nei suoi confini, tale iniziativa non può considerarsi che positiva, anche perché sempre più di frequente si nota perfino la dimenticanza dei toponimi italici. Malgrado in quell’“edificio” giustinopolitano si siano formati ingegni come Giuseppe Tartini, Gianrinaldo Carli, ossia personaggi di rilievo europeo, studiosi come Pietro Kandler e Antonio Madonizza, scienziati della statura di Domenico Lovisato, o uomini d’arme come Elio Italico Vittorio Zupelli, generale di brigata, ministro della guerra e successivamente senatore e vicepresidente del Senato, sia stato espressione culturale di notevole importanza, e fucina di patrioti (ahimè italiani!), determinati ambienti politici sloveni, evidentemente, avevano ritenuto inopportuno che nel Bel Paese si ricordasse siffatto Liceo. Lo stop, inoltre, può venir letto anche da un’angolazione diversa, cioè il francobollo cita Carlo Combi, erudito, professore, politico e patriota capodistriano, allontanato dall’Austria per le sue posizioni irredentistiche. Come è noto dalle nostre parti la parola “irredentismo” viene ancora colta come il “male” per antonomasia, e la “damnatio memoriae” applicata dall’intellighenzia jugoslava non è ancora venuta meno. Di conseguenza talune pagine “scomode” dei tempi andati si preferisce accantonarle a casa propria e al contempo si impedisce che anche gli altri le rammentino. Il francobollo non “rivendica le terre perdute” – questo è l’alibi degli accusatori – bensì è un’attenzione volta a valorizzare il retaggio storico-culturale di matrice italiana, e, di conseguenza, una presenza etnica, che l’Italia ufficiale, e sbadata, per troppo tempo ha dimenticato o, addirittura, celato!

Kristjan Knez