04.04.2025 – È una storia stupenda, dove l’amore trionfa. Tra gli esuli c’era pure Cupido. Il dio del desiderio scagliò le sue freccine verso il cuore di Nini e quello di Bruna. Fu subito amore. La coppia di esuli istriani si innamorò e si sposò nella chiesetta del Centro raccolta profughi di Marina di Carrara, in provincia di Massa-Carrara. Era il 12 gennaio 1957. Il novizio era Antonio Callegaro, detto “Nini”, nato a Laurana il 18 novembre 1931. Andò sposo a Bruna Puzzer, nata a Piemonte d’Istria, frazione del comune istriano di Grisignana, il 10 luglio 1930.
Durante l’esodo Bruna Puzzer si era fermata a Trieste, nel 1949, per salutare alcune cugine, prima di essere destinata al Campo profughi di Servigliano che, al tempo, stava in provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche. I mobili della sua famiglia finirono a Venezia. Altra tappa ferroviaria per quei profughi, come la famiglia Puzzer, fu quella della stazione di Bologna, dove è noto il caso del cosiddetto treno della vergogna. Il convoglio fu preso a sassate da agitatori comunisti, altri lanciarono pomodori e sputarono sui connazionali in fuga dagli jugoslavi, mentre altri ancora rovesciarono sui binari il latte, destinato dalla Croce Rossa ai bambini istriani in grave stato di disidratazione. Come ha indicato Marino Micich, quei militanti facinorosi furono ben indottrinati dagli editoriali di Palmiro Togliatti, segretario del PCI (Micich M 2025).
Ritorniamo in Toscana. È un campo profughi quello di Marina di Carrara dove la religiosità era molto sentita, infatti la partecipazione alle processioni dentro il campo era massiccia, con chierichetti in testa, ad esempio nel 1955, come risulta dalle fotografie dell’Archivio dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” di Torino (Istoreto). L’esodo giuliano dalmata fu un’ondata di vaste proporzioni che, in un arco di tempo compreso tra l’immediato dopoguerra e fino oltre gli anni Cinquanta, vide oltre 300 mila profughi intraprendere la lunga via dell’esilio e dirigersi verso il continente americano, in Australia e, soprattutto, in Italia, dove furono allestiti oltre 160 Centri di raccolta profughi (Crp). “La creazione di queste strutture coinvolse anche la provincia di Massa Carrara, dotata di due campi, rispettivamente a Marina di Massa e a Marina di Carrara – come ha scritto Matteo Marchini – per la stesura di questa parte del lavoro, in particolare, insostituibili sono state le fonti archivistiche gentilmente concesse dalla Prefettura di Massa Carrara e dall’Associazione giuliano-dalmati provinciale. Importanti ai fini della ricostruzione delle vicende dell’esodo, inoltre, sono stati i giornali locali. Nella terza parte, infine, mi sono concentrato sull’esperienza vissuta dai profughi all’interno dei Crp di Massa e di Carrara, rievocando problemi e vicende a essa legate: dalle contestazioni dei movimenti anarchici locali, alle difficoltà dei capifamiglia nel trovare un’occupazione e un’abitazione, per proseguire con le leggi in favore degli esuli, e concludere con gli incontri tra il rappresentante degli industriali giuliano-dalmati e le autorità romane per favorire l’impianto di alcune fabbriche nel distretto apuano” (Marchini M 2019).

Si ricorda che ai due Campi profughi di Massa Carrara se ne devono aggiungere altri 15 sparsi in Toscana, per un’accoglienza complessiva di circa 15 mila individui; molti di loro sono transitati per il Centro smistamento profughi di Udine (Varutti E 2021 : 45, 120).
La vicenda dei teneri sposini Callegaro è raccontata dalle due figlie: Marina e Luisa Callegaro, che vivono in Veneto. Ecco le loro parole contenute in un affettuoso memoriale.
“Tutto comincia da nostro nonno paterno Callegaro Fortunato, nato a Stra (VE), che nei primi anni del 1900 con l’impresa edile Maguolo di Mira (VE) si trasferisce a Laurana (Fiume), dove costruiscono più di 180 ville da Laurana ad Abbazia. – hanno scritto Marina e Luisa Callegaro – Qui conosce la nonna Faraguna Maria, di Fianona (Chersano) e hanno 5 figli, ultimo nostro papà Callegaro Antonio, nato a Laurana il 18.11.1931.
La vita continua tranquilla fino allo scoppio della seconda guerra mondiale e il 4 maggio 1945 il marito di una sorella di papà (Anna), caporeparto alle acciaierie Skull viene arrestato mentre passeggia sul viale principale di Fiume e di lui non si sa più nulla (sembra sia stato fucilato e probabilmente infoibato). La zia fa ritorno a Laurana, dove la paura dei rastrellamenti, porta la famiglia a decidere di abbandonare tutto e fanno richiesta di lasciare l’Istria.
La richiesta viene accettata e vengono destinati al campo profughi di Gaeta dove arrivano nel 1950, mentre la zia Anna in quello di Marina di Carrara, dove lei fa richiesta di avvicinamento della famiglia e nel 1951 la famiglia si ricongiunge a Marina di Carrara.
La mamma Puzzer Bruna, nata a Piemonte d’Istria (Grisignana) il 10.07.1930, per lo stesso motivo lascia il paese e vengono destinati al campo profughi di Servigliano (Fermo), dove giungono nel 1949. A nostra mamma fu lasciato il cognome originale, ossia Puzzer; al padre e alla sorella prima della partenza fu cambiato in Purelli. Rimangono a Servigliano fino al 1953 e poi chiedono trasferimento al campo profughi di Marina di Carrara per aver condizioni di vita migliori.
Mamma comincia a lavorare nell’infermeria del campo dove conosce nostro papà che lavorava in porto come marinaio. Si fidanzano e si sposano nella chiesetta del campo il 12.01.1957 e partono per il Veneto, in quanto al papà aveva trovato lavoro il direttore dell’allora Montedison di Marghera (VE), l’ingegnere Giuseppe Taliercio (poi rapito e ucciso dalle Brigate Rosse, nel 1981) conosciuto a Marina di Carrara perché anche lui aveva sposato una esule Istriana (Gabriella).
Papà viene a mancare a Dolo (VE) il 20.10.2007. Anche mamma viene a mancare a Dolo (VE) il 09.10.2020”. Qui si ferma il Memoriale delle sorelle Marina e Luisa Callegaro.
Pare interessante aggiungere, in conclusione, che il Centro raccolta profughi di Marina di Carrara era attivo nel 1967, pur con varie stanze vuote, perché certi esuli avevano avuto le case a Migliorina (IM) e a La Spezia. Qualche suo ospite fu trasferito nel 1968 al Crp di Padriciano (TS).

Zio Rodolfo fucilato dai titini
Lo zio delle testimoni, arrestato dagli jugoslavi sul viale principale di Fiume, dopo la fine delle guerra, il 4 maggio 1945, era caporeparto alle acciaierie Skull e si chiamava Moncilli Rodolfo. La zia era Callegaro Elsa, ma tutti la chiamavano: “Anna”. Zio Rodolfo e zia Anna avevano due figli maschi. Di lui non si seppe più nulla. Così sono i racconti in famiglia, con parenti emigrati in Svizzera.
Il suo nominativo compare nell’elenco su: Le vittime di nazionalità italiana di Fiume e dintorni (1939-1947), compilato da storici italiani e croati nel 2002. È menzionato come: “Moncilli, o Mamcilli Rodolfo, figlio di Arpad e di Gioconda, nato a Fiume il 12 marzo 1911, di nazionalità italiana, sposato e residente a Fiume durante la guerra”. Risulta deceduto “a Fiume il 26 agosto 1945. Modalità della morte: fucilazione, a causa della condanna a morte da parte jugoslava”. Le fonti della notizia sono il Registro degli atti di morte di Fiume, in Archivio di Stato di Fiume e l’Elenco parziale dei caduti italiani a Fiume, stilato da Mihael Sobolevski, negli anni 1940-1947 (Ballarini A, Sobolevski M 2002 : 526).
Una vicenda di esodo analoga è quella raccontata dalle sorelle Maria Serenella ed Elettra Candiloro. I loro antenati erano emigrati a Fiume, per lavoro, alla fine dell’Ottocento trovando una vita felice nella città del Quarnero fino alla seconda guerra mondiale. Li colse l’invasione titina del 1945 e allora ci fu l’esilio dei genitori, che come capita alle genti dell’esodo d’Istria, Fiume e Dalmazia, li portò in varie parti d’Italia: Friuli, Sicilia e Toscana. Le Candiloro, con gli affetti e le famiglie, si fermarono a Piombino (LI).
Commenti dal web – Dopo aver letto l’articolo sugli sposi Callegaro, il signor Giuseppe Ritschl ha scritto in Facebook il 22.3.2025 nel Gruppo ANVGD Delegazione di Monfalcone: “Xe successo anche ai miei genitori. La mia mamma Tiblias Laura, nata a Fiume il 15 Maggio 1933 e mio papà Ritschl Luciano, nato a Pola il 26 Giugno 1930. Le due famiglie con provenienze e momenti diversi, prima al campo di Udine poi da lì, destinazione campo profughi Cibali (Catania). Lì i miei genitori si conobbero e si sposarono nel 1952”.
Fonte: Elio Varutti – 21/03/2025
