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La mostra dei Cosulich sbarca a Genova (Il Piccolo 12 mar)

di GIOVANNI TOMASIN

«Genova e Trieste nell’immaginario sono sempre state percepite come realtà conflittuali: sono invece due città speculari, dotate di storie parallele che si intrecciano e confrontano. Ora hanno bisogno di scoprirsi a vicenda, perché è probabile che il futuro riservi loro un periodo di collaborazione piuttosto che di competizione».

Così Pierangelo Campodonico, curatore del «Galata – Museo del mare» di Genova sintetizza lo spirito con cui il capoluogo ligure si prepara ad accogliere la mostra «I Cosulich: una dinastia adriatica» allestita al Civico museo del mare di Trieste da ottobre 2008 allo scorso febbraio.

L’allestimento della mostra a Genova, ancora in fase di progettazione, avrà probabilmente inizio il 27 marzo per proseguire fino a fine settembre: «Le mostre sul mare in Italia sono poche e spesso dilettantistiche, in questo caso invece abbiamo trovato grande serietà – dice Campodonico –. Il nostro museo è lietissimo di ospitare una simile mostra proveniente proprio da Trieste».

Le vicende della famiglia Cosulich, spiega Campodonico, crearono un ponte tra il porto giuliano e la Liguria fin dalla prima metà del ventesimo secolo: «Alcuni membri della famiglia si trasferirono a Genova a metà degli anni ’30 e a partire dal dopoguerra vi aprirono una vera e propria filiale. Oggigiorno la nostra città ha assunto forte importanza all’interno dell’economia della famiglia: a sua volta per lo shipping genovese i Cosulich rappresentano una componente estremamente significativa, anche perché è una famiglia di lunghe tradizioni con un’ottima fama nel mondo del mare».

Secondo Campodonico la storia dei Cosulich, pur avendo profonde radici adriatiche e triestine, trova molti punti di contatto con le vicende che negli stessi anni si svolgevano a Genova: «Quando i Cosulich erano ancora a Lussino – racconta – in Liguria troviamo parallelamente famiglie di armatori in paesi della costa ligure come Camogli. L’armatoriato in Italia ha spesso origini che potremmo definire periferiche: nasce sulla costa e poi per l’evoluzione degli affari si sposta nei grandi centri portuali come Trieste e Genova». Un altro percorso parallelo è quello che portò molte famiglie di armatori a passare dalla vela al vapore tra ‘800 e ‘900, un punto di discrimine tanto per i Cosulich quanto per tutto l’armatoriato italiano: «Passando al vapore – afferma Campodonico – i Cosulich lasciarono indietro un’economia che li aveva contraddistinti all’inizio della loro attività, quella della vela e del cabotaggio: si tratta dello stesso processo che avvenne a Genova negli stessi anni».

Un ulteriore parallelismo è dato dall’intuizione dei Cosulich della necessità per l’Austria Ungheria di un porto che rispondesse alle esigenze imposte dai flussi migratori diretti oltreoceano: «La famiglia vide per prima che l’Impero era sconvolto dai movimenti di masse che lasciavano le loro case per imbarcarsi – conclude Campodonico -. Inizialmente questo traffico fu intercettato dai tedeschi, il grande merito dei Cosulich fu quello di indirizzarlo su Trieste, che divenne uno dei terminali mediterranei del flusso verso l’America. In quegli anni la navigazione italiana si attrezzava per conquistare quello stesso traffico».

«E’ la prima volta che Trieste esporta una sua mostra – afferma l’assessore alla cultura di Trieste Massimo Greco -: l’evento segna l’inizio di una collaborazione importante con una piazza fondamentale per la cultura del mare come Genova». Inaugurato nel 2004, Galata – Museo del mare è il più grande museo sul tema del Mediterraneo e ospita più di 150.000 visitatori all’anno.

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