La Kersevan ci riprova

Dopo il crollo politico della sinistra radicale alle elezioni, la storiografa Alessandra Kersevan, indiscussa bandiera dei "negazionisti" e dei "giustificazionisti", torna tempestivamente in campo facendo uscire in questi giorni un nuovo libro sui campi di concentramento italiani della seconda guerra mondiale, con particolare riferimento a quelli situati nella ex-Jugoslavia e pubblicizzato da "il Piccolo" e "La Repubblica".

L'intento non è esplicito, ma appare evidente che stavolta l'obiettivo è il "giustificazionismo", ovvero quel rapporto causa-effetto che tende a giustificare le foibe come naturale reazione alle malefatte italiane.

Tale interpretazione è da tempo ampiamente smentita, finanche dalle tesi e dai documenti jugoslavi e post-jugoslavi.

Ma tent'è: se la sinistra radicale paga elettoralmente una stantia concezione della società civile, lasciamole almeno la libertà di sprecare un po' d'inchiostro: di qualcosa dovranno pur sopravvivere.