La Kersevan a Roma sui carboni ardenti, Volk attacca l’ANVGD

La conferenza "negazionista" sulle foibe a Roma non è proprio andata come volevano gli organizzatori. I manifesti sparsi per Roma preludevano ad una grande partecipazione, che poi però si è concretizzata solo con una cinquantina di persone.

Un incidente tecnico ha poi impedito la proiezione di alcuni filmati che avrebbero dovuto fare da contorno. E qui "Lady Kersy" deve aver capito che le cose non sarebbero andate proprio tutte dritte.

Daniela Antoni dei Cobas di Trieste ha esordito con un durissimo attacco al Presidente Napolitano accusandolo di omissioni e reticenze, rincarando la dose affermando che Trieste non è mai stata italianissima come si vuol far credere e terminando il suo intervento gettando ombre sulle biografie degli infoibati ai cui congiunti è stato consegnato il riconoscimento lo scorso 10 febbraio.

Alessandra Kersevan ha poi sfoderato il suo miglior repertorio sminuendo completamente il problema foibe, ignorando tutta le realtà delle foibe istriane e addirittura assicurando con certezza che nelle foibe di Basovizza e Monrupino (le uniche in territorio italiano e dichiarate monumento nazionale dal Presidente Cossiga e dal Presidente Scalfaro) non vi è nessun cadavere. Quei (pochi) morti italiani di quegli anni sarebbero solo vittime di vendette private, perché non ci fu nessun ordine di pulizia etnica.

E' toccato poi a Sandi Volk parlare dell'esodo, esordendo in malo modo con una distinzione tra esuli e associazioni degli esuli. In questo secondo ambito, oltre all'Unione degli istriani, ha citato specificatamente l'ANVGD bollandola come covo di fascisti e citando vecchi documenti del dopoguerra in cui così veniva indicata, dimenticando che a quel tempo tutti gli esuli erano erroneamente considerati fascisti, associazioni comprese. Dopo una bella mannaia sull'opera di Padre Flaminio Rocchi, ha proposto la sua tesi secondo cui la maggior parte dei profughi fu fatta fermare a Trieste e nelle zone limitrofe, anche a costo di stenti nei campi, pur di "italianizzare" quella provincia contro la presenza autoctona (?) slovena.

A movimentare la serata ci ha pensato il presidente dell'XI Municipio di Roma, Andrea Catarci, che ha puntato l'indice contro alcune interpretazioni discutibili udite in conferenza, affermando che gli esuli hanno pagato per tutti e che comunque non si può negare che vi siano state almeno 4-5.000 vittime. A questo punto Lady Kersy è sbottata in maniera chiassosa, minacciando di andarsene se si fosse ancora osato dubitare delle cifre da lei proposte (qualche centinaio di vittime in tutto, di cui molti militari). Poco dopo Lady Kersy e Catarci si sono chiariti in maniera tutt'altro che amichevole all'esterno dell'aula, mentre la conferenza continuava nel tentativo di coprire le sue grida. Il presidente dell'XI Municipio ha poi abbandonato la sala senza rientrare nel dibattito. Ma i guai erano solo all'inizio.

Fabio Nobile del PDCI, ha avuto l'ardire di porre l'accento sul fatto che le foibe furono un errore e anche qui qualcuno ha visto uscire fumo dalle orecchie delle due relatrici ormai inviperite.

Ha tentato poi di prendere la parola Romana Sansa, esule, che fra mille difficoltà ed opposizioni è riuscita ad avere il microfono per qualche minuto, spiegando quanto era stato duro per lei nascondere per decenni la sua identità istriana per vergogna di non essere compresa o tacciata di fascita.

Quando poi qualcuno ha voluto proporre ridacchiando la tesi che in fondo in fondo fu il fascismo ad "inaugurare" l'uso delle foibe, alcuni presenti hanno protestato, provocando la reazione stizzita del Volk, che ha affibbiato alla categoria degli esuli l'epiteto di "prepotenti e intolleranti".

Ma la ciliegina sulla torta ce l'ha messa un esponente di RC, che ha sottolineato l'importanza di ammettere le colpe di un comunismo nazionalista che ha ucciso anche i partigiani rossi italiani. A questo punto il trio Antoni, Kersevan e Volk non ha retto più. In particolare Volk ha gridato che nessun partigiano italiano comunista fu ucciso, chiedendo i nomi di chi fossero le vittime. Il rappresentante di RC si è visto costretto ad abbandonare la conferenza per l'evidente impossibilità di continuare il suo richiamo a fare i conti con la storia, mentre Lady Kersy si esibiva in un battibecco degno di uno scarso equilibrio nervoso.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l'intervento dell'esule Alida Gasperini, che ha sottolineato la necessità della fuga dall'Istria, motivata da esempi di omicidi efferati come quelli di Norma Cossetto e Don Tarticchio. A Lady Kersy e alla Antoni sono usciti gli occhi dalle orbite, proponendo a gran voce la tesi che non vi è nessuna prova delle torture alle due vittime, che nessun documento cita le condizioni del loro ritrovamento, che Norma Cossetto non è stata né violentata né torturata, che le storie di questi due personaggi sono solo mitologia creata ad arte.

Di fronte a questi continue contestazioni, la Antoni ha voluto chiudere la serata lamentandosi laconicamente del vittimismo degli esuli.

Appare evidente dal nervosismo affiorante, quanto questi personaggi si sentano ormai messi all'angolo dalla Storia con la S maiuscola, e debbano sgomitare per riuscire a crearsi un uditorio.

Descrivono documenti che neagno tutto prendendoli per buoni, e dando automaticamente dell'inaffidabile a tutti gli altri. Inoltre, ciò che non è scritto vuol dire che non si è verificato ovvero: se nessun documento dà notizie precise, in quella foiba non c'è nessuno. Sappiamo bene quale clima si respirava in Istria e Dalmazia alla fine della guerra; è un po' troppo pretendere documenti che registrassero ogni pallottola.

Sull'ignoranza della realtà storica da parte dell'opinione pubblica, quindi, questi oscuri personaggi giocano con la storia dolorosa degli Esuli, ricostruendo una loro personale verità che, fin dalle fondamenta, pecca di un'ideologia portata come unico valore di riferimento. Quell'ideologia di cui sono pervasi, fatta di saccenza ed assenza di dialogo, che non consentirà mai loro di concepire un solo concetto che possa riconoscere all'Istria, a Fiume e alla Dalmazia quel credito storico che ancora vantano.