La Corte slovena: sì ai nomi italiani (Il Piccolo 20 set)

CAPODISTRIA Le associazioni delle minoranze nazionali italiana e ungherese possono darsi il nome che vogliono, senza dover adottare sempre una denominazione slovena e la sua traduzione nella propria lingua. La Corte costituzionale della Repubblica di Slovenia ha infatti accolto il ricorso del deputato italiano Roberto Battelli ed ha dichiarato «non in armonia con la Costituzione» l’articolo 10 della Legge sulle associazioni, norma che impone la denominazione in sloveno delle associazioni delle minoranze, tollerandone soltanto la traduzione in italiano o in ungherese. I giudici hanno preso la loro decisione all’unanimità.

Nella lunga argomentazione della delibera, la Corte ha stabilito che la lingua della minoranza nei territori nazionalmente misti, e dunque l’italiano nei tre comuni costieri di Capodistria, Isola e Pirano, è parificata alla lingua slovena nell’uso pubblico. In particolare, secondo i giudici, in questi territori la lingua minoritaria non può essere considerata lingua straniera nè può essere trattata come traduzione dallo sloveno. La norma contestata da Battelli, pertanto, deve essere cambiata. La Corte ha concesso al legislatore un anno di tempo per modificare la Legge. Si può farlo in vari modi – si sottolinea nella argomentazione dei giudici – ma il risultato deve essere sempre una misura di «discriminazione positiva».

Un altro segnale positivo della Corte costituzionale è arrivato anche per lo stesso diritto delle minoranze di costituire proprie associazioni. Le minoranze nazionali – hanno ribadito i giudici, sempre in riferimento al ricorso di Battelli – hanno diritto alle proprie associazioni. In passato questo principio è stato spesso osteggiato e l'esempio più eclatante sono state le difficoltà che la Comunità nazionale italiana ha avuto per poter registrare l'Unione italiana in Slovenia. «Con questa sentenza – ha commentato soddisfatto il deputato italiano nel Parlamento sloveno – viene acquisito un elemento essenziale per l’affermazione dei diritti linguistici delle minoranze nazionali e si apre la strada per la stesura di una legge attuativa di questi stessi diritti, così come sono contemplati dalla Costituzione». Per la minoranza italiana in Slovenia è una vittoria importante. Se la Corte costituzionale avesse deliberato diversamente e se l’articolo 10 della Legge sulle associazioni fosse rimasto in vigore così come è stato scritto, l’italiano sarebbe stato anche formalmente relegato a lingua straniera, nonostante la Costituzione preveda la parità dell'italiano e dello sloveno nelle zone nazionalmente miste. È un risultato importante anche per Battelli: un risultato che premia il suo pluriennale impegno a favore della salvaguardia e della promozione dei diritti della minoranza italiana proprio in chiusura della campagna elettorale che lo vede nuovamente in corsa per il seggio specifico riservato alla Comunità nazionale italiana nel Parlamento sloveno.