La cerimonia del Giorno del Ricordo 2026 alla Camera dei Deputati

10.02.2026 – «Già dopo l’8armistizio dell’8 settembre 1943 ci furono stragi nelle foibe, che ripresero a guerra finita, quando avvenne anche la strage di Vergarolla, spingendo migliaia di istriani fiumani e dalmati ad abbandonare la loro terra, vivendo la triste condizione di esuli nella loro patria»: senza troppi preamboli il Presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana ha aperto così gli interventi della cerimonia istituzionale del Giorno del Ricordo che si è svolta nell’emiciclo di Montecitorio alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per poi proseguire con un attacco nei confronti di chi ancora giustifica le stragi dei nostri connazionali («nessuna vertenza politica può giustificare trucidare le persone in quella maniera: dobbiamo fare fronte comune contro il giustificazionismo e restituire almeno in parte un senso di giustizia agli esuli») ed auspicare il rafforzamento della «memoria collettiva di un dramma che non può essere taciuto».

Il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha invece cominciato il suo intervento ricordando i meriti della Legge 92 del 30 marzo 2004 istitutiva del Giorno del Ricordo ed alla cui stesura anch’egli prese parte: «Fu una data spartiacque tra un prima caratterizzato dal silenzio di una parte politica, delle istituzioni e dei libri, e un dopo in cui finalmente commemorare le foibe, l’esodo e le vicende del confine orientale, ricordando quel che avvenne soprattutto a guerra finita, anche se esistono tuttora sacche giustificazioniste o riduzioniste». È stata inoltre rilevata la grande importanza dell’omaggio reso dal Presidente Mattarella assieme all’omologo sloveno Borut Pahor alla Foiba di Basovizza nel 2020, mentre l’allocuzione si è conclusa con un riferimento all’episodio del “treno della vergogna”, carico di esuli e cui i ferrovieri imbevuti di ideologia comunista impedirono il 18 febbraio 1947 di fermarsi alla stazione di Bologna per ricevere generi di conforto: «noi ricordiamo e ci vergogniamo per gli insulti rivolti agli esuli»

Dopo un intermezzo musicale a cura anche quest’anno dell’orchestra d’archi del Conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste, c’è stato l’emozionante intervento di Antonio Concina, Presidente onorario dell’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo, il quale ha parlato con il cuore in mano, portando la voce di uno degli ultimi esuli nati a Zara ancora italiana. Ha ricordato i feroci bombardamenti cui fu sottoposta («la Dresda dell’Adriatico») e per i quali meritò una Medaglia d’Oro al Valor Militare che deve però essere ancora apposta al gonfalone cittadino, nonché gli annegamenti con cui i titini eliminarono in Dalmazia gli oppositori al progetto di annessione alla Jugoslavia comunista, corrispettivo delle foibe nel resto dell’Adriatico orientale. Nell’80° anniversario della strage di Vergarolla, la prima e la più cruenta nella storia dell’Italia repubblicana, Tony Concina ha ribadito che «non ci può essere giustificazione per questi crimini, il più atroce dei quali è stato l’esilio di migliaia di famiglie di italiani dalle loro terre». Volgendo lo sguardo al presente, tuttavia, Concina ha lasciato filtrare ottimismo per la conservazione dell’identità italiana nell’Adriatico orientale, con riferimento all’attivismo delle Comunità degli Italiani, tra le quali si è da poco ricostituita quella di Zara.

Lo storico Gianni Oliva ha quindi ribadito quella che è una verità che molti ancora dimenticano: «istriani, fiumani e dalmati hanno pagato per tutta Italia la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, perché si sono trovati nel momento e nel posto sbagliato, ma quel posto era casa loro». Quindi un parallelismo che fa riflettere: lo storico torinese ha confrontato il vissuto di sua madre e di Norma Cossetto, entrambe classe 1920, cresciute nelle organizzazioni del regime e avviate agli studi da famiglie lungimiranti, ma il fatto di trovarsi in Istria e non in Piemonte dopo l’8 settembre, ha significato per la Cossetto morire in una foiba dopo atroci violenze. Tra i precedenti che hanno consentito di affrontare serenamente queste pagine di storia nazionale e di ottenere il rispetto per le reciproche memorie, Oliva ha quindi ricordato il confronto Fini-Violante promosso dall’Università degli Studi di Trieste nel 1998, mentre l’esperienza di Nova Gorica e Gorizia che sono state insieme Capitale europea della cultura nel 2025 rappresenta il nuovo clima della frontiera adriatica.

Abdon Pamich è un celebre marciatore, che vinse la medaglia di bronzo nei 50 km alle Olimpiadi di Roma 1960 e d’oro a Tokyo 1964, ma la sua storia di esule fiumano è  adesso al centro di una fiction che gli ha dedicato la Rai traendo spunto dal suo libro autobiografico Memorie di un marciatore (Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 2016). Il trailer che è stato trasmesso in aula è stato commovente, anche perché in precedenza Pamich stesso è intervenuto ricordando che per lui «ogni 10 febbraio riapre la ferita che mi si è aperta quando ho lasciato Fiume, scappando a piedi con mio fratello di notte».

La lettura di un brano tratto dal libro di Mario Ravalico Francesco Bonifacio. Vita e martirio di un uomo di Dio (ARES, Milano 2025) ha illustrato la fine del Beato Bonifacio, martirizzato in odium fidei l’11 settembre 1946 da miliziani comunisti jugoslavi, i quali furono portati all’esasperazione dalla mitezza del giovane sacerdote, che continuava a perdonarli e a pregare per loro mentre lo trascinavano verso l’esecuzione.

Intervenendo in veste di Vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani ha ricordato l’impegno del Governo Berlusconi per addivenire alla legge che istituì il 10 febbraio: «in quell’occasione abbiamo gettato il seme del perdono e della riconciliazione. Oggi ricordiamo ed ogni riconciliazione può nascere solamente dal ricordo ». Rammentando che, partendo dall’episodio dei bambini morti nel bombardamento della scuola di Gorla, è stata istituita la Giornata dei bambini vittime della guerra, il titolare della Farnesina ha evidenziato quanti giovanissimi siano stati uccisi nelle foibe: un nome su tutti, oltre a Norma Cossetto, è quello della rovignese Alice Abbà, alla quale è stato recentemente intitolato un parco nei pressi di Roma. Ribadita la gratitudine a Ciampi per la Medaglia d’oro al Merito civile alla memoria conferita alla Cossetto, Tajani ha fatto riferimento all’importanza di Go!2025 per proiettare ancor di più la frontiera adriatica in Europa, coerentemente con l’impegno italiano per l’integrazione europea dei Balcani occidentali.

A conclusione della cerimonia, trasmessa in diretta da RAI 1, sono state premiate le classi vincitrici l’edizione 2025/’26 del concorso scolastico Giorno del Ricordo promosso dal Tavolo di lavoro Ministero dell’Istruzione e del Merito – Associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati: una conferma di quanto questi temi siano sempre più frequentati pure in ambito scolastico.

Lorenzo Salimbeni

La cerimonia può essere rivista sulla web TV della Camera dei Deputati:

https://webtv.camera.it/evento/30308

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