La “beffa” degli indennizzi per i beni abbandonati dagli esuli

09.06.2026 – Mercoledì 10 giugno alle ore 17:00 il consueto incontro settimanale presso la sede del Comitato provinciale di Milano dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (via Duccio di Boninsegna, 21-23 – zona “Pagano” e “Buonarroti” – Metropolitana 1 Rossa) sarà dedicato a

LA “BEFFA” DEGLI INDENNIZZI PER I BENI ABBANDONATI

«Parleremo di una delle pagine più dolorose e vergognose della nostra storia, gli “indennizzi per i beni abbandonati” dagli esuli istriani, fiumani e dalmati – anticipa il Presidente dell’ANVGD Milano, Claudio Giraldi – Va sottolineato che, con i beni degli esuli, lo Stato italiano, quindi l’Italia intera, ha pagato le riparazioni di guerra alla Jugoslavia, con l’impegno che, in un secondo tempo, il governo italiano avrebbe restituito quanto preso in prestito nel momento del bisogno. Questo impegno si è trasformato invece in un calvario di pratiche burocratiche, di attese snervanti, di ricorsi e controricorsi, per ottenere alla fine rimborsi “irrisori”, che non hanno mai coperto il reale valore del patrimonio immobiliare e mobiliare perso. Con l’aggravante che il percorso del risarcimento è stato segnato da svalutazioni, accordi internazionali contestati e battaglie legali concluse con un nulla di fatto».

Con la dissoluzione della Jugoslavia tra il 1991 e il 1992, nacquero nuovi Stati sovrani come Croazia e Slovenia, nei cui territori si trovava la gran parte dei beni abbandonati dagli esuli. Era logico aspettarsi che quella fase rappresentasse un’occasione favorevole per riaprire la questione patrimoniale, poiché i nuovi Stati cercavano il riconoscimento internazionale, l’integrazione europea e relazioni diplomatiche stabili con l’Italia.

«Purtroppo però, e siamo nel maggio del’96, con il governo di Romano Prodi e con, sottosegretario agli esteri, Piero Fassino, la questione non fu minimamente presa in considerazione – conclude Giraldi – Anzi il buon Fassino appena nominato, si precipitò a Lubiana per dichiarare ufficialmente che non c’era nessuna, nessunissima pretesa dell’Italia in tema di restituzione dei beni e che, per quanto riguardava il governo di Roma, l’ingresso della Slovenia in Europa non avrebbe posto ostacoli di sorta. Un atto, quello di Fassino, che nei confronti degli esuli italiani (ma forse dell’Italia tutta) aveva il sapore amaro del tradimento più vergognoso. Fatto sta che dopo quelle dichiarazioni le porte per Bruxelles si spalancarono, per la Slovenia, e la questione dei diritti degli esuli sparì dalle agende diplomatiche. E gli esuli sono ancora in attesa».

toscanapola

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